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Prendo il volo, ma ritorno

Un bel film, ben fatto. Una storia di ordinaria crescita raccontata con stile, pulizia nel testo nelle immagini e nel montaggio. Insomma, una prova svolta con precisione e cura. Come un tema dove spiccano contenuto, forma e calligrafia.

Lady Bird della giovane regista Greta Gerwig funziona e tuttavia lascia negli occhi il gusto un po’ troppo intenso del compito fatto bene ma che non straripa neanche un po’ oltre le righe ordinate del foglio.

C’è sempre qualcosa di molto personale nelle sensazioni che una storia fa balenare in noi. E ci sono film ai quali non è proprio il caso di trovare difetti, non ne hanno, eppure non scatenano, non avvolgono del tutto, non tracimano dal foglio, dagli occhi.

Sono sicura che per una con questo sguardo sul film, ci sono dieci persone che invece hanno sentito un impeto che le ha trascinate lontano, una spinta forte oltre il bordo ordinato delle cose.

Sono un tantino dispiaciuta. La prima sensazione è stata: bello ma ci devo pensare un po’. Poi mi sono chiesta: a cosa devo pensare, cosa non mi convince?

Christine ha deciso che il suo nome è Lady Bird. Vuole essere chiamata così. Frequenta l’ultimo anno di liceo e deve scegliere in quale college studierà. Vive con la famiglia a Sacramento che considera il Midwest della California. Ha una madre infermiera che fa i doppi turni, un padre in crisi che viene licenziato per politiche di contenimento aziendale e un fratello maggiore adottato. È iscritta ad una scuola cattolica perché in quella pubblica capita che accoltellino qualcuno sotto i tuoi occhi.

Lady Bird esclude di voler frequentare un college cattolico e tanto meno lì a Sacramento, dove si sente in trappola. Vuole andare a New York.

È inquieta, ribelle, sensibile, a tratti meschina e bugiarda, impaziente, con due ali che le stanno spuntando brutalmente ma che non trovano spazio. Insomma, è un’adolescente che vuole crescere e diventare donna. È confusa come tutti i ragazzi e le ragazze della sua età, ma è determinata. Il conflitto maggiore è con la madre apprensiva sempre addosso. In verità stanno una addosso all’altra, pronte a cogliersi in inciampo. Il padre invece è la sponda tranquilla che la capisce, anzi, capisce e ama entrambe.

Il film scorre tra queste due linee d’orizzonte: Sacramento e la vita com’è da una parte, raggiungere il luogo in cui le ali possano aprirsi per spiccare il volo dall’altra. Nel mezzo Christine “Lady Bird” cresce. Si innamora, resta delusa, ha un’amica del cuore, la tradisce, si mette di traverso alla direttrice della scuola, ai voti scarsi in matematica, agli esperti che tengono lezioni contro l’aborto e inneggiano al valore di una vita, ad essere una brava ragazza che riconosce e apprezza i sacrifici della famiglia per farla studiare. Pensa a quello che facciamo per te… Lady Bird se lo sente ripetere di continuo.

Mi è venuto in mente un film bellissimo del 1967, Indovina chi viene a cena? di Stanley Kramer. In una scena raccolta e intensa John, medico brillante, nero e deciso a sposare la ragazza bianca che ama, ha un duro confronto con suo padre che sostanzialmente gli dice: stai al tuo posto e ringrazia per i sacrifici che ho fatto per te.

Ecco, il dettaglio che mi colpisce e da Lady Bird mi porta lì è il momento in cui Sidney Poitier dice a suo padre: io sono esattamente come tu mi hai fatto e non ti devo niente. Hai lavorato, faticato e sudato ma hai fatto solo il tuo dovere. Non ti porterò come un fardello, levati dal mio groppone.

I figli li vorremmo belli, autonomi, realizzati. E siamo disposti al sacrificio perché arrivino dove vogliono. Ma poi il nostro sudore deve avere un peso se non corrispondono al bello che fa per noi. Mi soffermo su questo perché Lady Bird è una bellissima parabola generazionale nella quale adolescenti e adulti trovano una sponda ariosa.

Il fatto è che da qualche parte sbanda. Forse nell’indugiare troppo in dettagli ridondanti. Oppure nel voler essere parabola fino in fondo e a tutti costi, costringendoci d’un colpo a precipitare nella morale: alla fine, prima o poi, riconosci casa tua.

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