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“Privilegiati del Pensiero”: Stefano W.Pasquini

E’ una bella sfida quella di cercare di fare un abbozzo di ritratto dell’artista Stefano W. Pasquini. Lo conosco da anni e lo ho apprezzato tantissimo quando ho avuto occasione di lavorci assieme per professionalità, puntualità, ordine e gusto. Ma mi risulta difficilissimo introdurre la sua arte sia per la quantità che per la varietà del materiale a disposizione, che ne dimostrano il background ricchissimo. Senza contare che oltre ad applicarla, l’arte la insegna, la diffonde e la pubblica.
Fabio Cavallucci, nel testo che consiglio di leggere dal sito dell’artista è stata la mia guida alla scoperta delle sfaccettature del lavoro artistico di Stefano W. La definisce “Arte orizzontale” e da qui prende spunto la prima domanda di questa impegnativa intervista.

Stefano W. Pasquini, US1802 (Hammer belly log), 2018, mixed media

Stefano W. Pasquini, US1802 (Hammer belly log), 2018, mixed media

Leggendo e scorrendo le oltre 60 pagine del tuo curriculum professionale, la prima impressione è stata quella di una “bulimia artistica” in linea con l’overdose di forme d’arte contemporanea che negli ultimi decenni ci sommergono. Sei Maestro di Pittura e i quadri sono il tuo primo biglietto da visita, ma si capisce quanto la tua cassetta degli attrezzi sia ben fornita. Quantità, idea/finalità vincono sull’estetica?

Pensi che i nostri tempi non necessitino più di eleganza e gusto o semplicemente non ne trovi nella realtà? Sono elementi che ti annoiano o che non risvegliano a sufficienza l’attenzione? Non parlo per forza del bello, ma di equilibrio, di minimalismo, di armonia. Sembra quasi che le tue opere (e faccio un’eccezione per i quadri) sfidino il ” potevo farlo anche io” di chi non ha la voglia di indagare oltre. Si tratta di denuncia, di constatazione, di sfida o di selezione del pubblico?
Niente e tutto di tutto questo. Le mie opere riflettono il caos della nostra contemporaneità, non tentano di risolverlo. La bellezza è negli occhi di chi guarda, e alle volte troviamo la bellezza nella foglia di un carciofo che marcisce dentro lo scatolone di un discount. Lo potevi fare anche tu, lo possono fare tutti. E farlo ci aiuta immensamente.

Stefano W. Pasquini, UC1729 (Gallery mob helm), 2017, collage

Stefano W. Pasquini, UC1729 (Gallery mob helm), 2017, collage

Ogni volta che abbiamo avuto modo di parlare di arte ho sempre apprezzato la sua obiettività e i toni bassi, ma le sue opere gridano e denunciano. “Arte democratica” sia nel farla che nel coinvolgere lo spettatore nel processo. Sono esemplificativi i progetti “Open Studio” e tra i progetti immateriali la “Facebook Biennale” (rinnovata anche per il 2018), una Biennale a cui tutti possono partecipare. “Dove poi, una volta lanciato l’annuncio, il problema consiste nel capire che cosa realmente sarà, per riconoscere infine che l’adesione è già la mostra, il gruppo raccolto su internet senza alcuna selezione. Da questo e altri progetti si intuisce quanto l’artista sia debitore del potere espansivo, virale, delle nuove tecnologie, quasi fino a scomparire come artefice per lasciare al lavoro una sua propria vita, un’autonoma capacità di definizione e di espansione” (dal testo sopracitato di Fabio Cavallucci). 

 

Arte democratica implica che tutti siamo artisti in fondo o che l’arte deve essere possibile per tutti?
Ritengo che tutti abbiamo una potenzialità creativa che ci permette di avere una gratificazione ed un livello di pensiero più alto, più felice.

Stefano W. Pasquini, US1704, 2017, mixed media

Stefano W. Pasquini, US1704, 2017, mixed media

Sei sicuramente un divulgatore di cultura, l’esperienza dello Studio Cloud 4, la tua trasmissione radiofonica Coxo Spaziale, la rivista (forse opera in evoluzione) Obsolete Shit, le numerose curatele. Se fossi Ministro della cultura quale sarebbe la prima riforma che proporresti per far conoscere meglio l’arte contemporanea e diffondere le potenzialità di crescita intellettuale per i cittadini che la frequentano? E se fossi Ministro dell’Istruzione cosa cambieresti nelle Accademie italiane? Chiaro che virtualmente hai le risorse a disposizione.
Se fossi Ministro dell’Istruzione certamente cercherei di prendere a modello quei paesi in cui la cultura conta ancora qualcosa, come ad esempio la Polonia. Le accademie polacche sono a rigorosissimo numero chiuso, completamente gratuite, e le classi di 25 studenti. In Italia i corsi hanno spesso più di cento studenti, di cui una buona percentuale è lì per non essere d’intralcio ai genitori. Il problema è complesso e non può essere risolto con due leggi. E’ un problema che nasce dal fulcro stesso del paese, che è da ristrutturare partendo dalle sue fondamenta. Se fossi Ministro della Cultura intanto comincerei con l’istituire quell'”arm’s lenght” di cui parla spesso Fabio Cavallucci, ovvero la distanza (reale, non fittizia) tra la politica e la cultura istituzionale. Non è possibile che sia la politica a scegliere i ruoli dei dirigenti delle maggiori istituzioni culturali del paese, perchè non ne ha le competenze. Franceschini ha annunciato un “Italian Council” sulle orme del British Council, ma per ora è stato solo un annuncio…

Stefano W. Pasquini, UP1703 (JOY), 2017, acrilico su tela

Stefano W. Pasquini, UP1703 (JOY), 2017, acrilico su tela

E’ cambiato il tuo rapporto con il mercato dell’arte da quanto sei docente? Ritieni che l’artista che vive di gallerie e collezionisti possa rischiare di diventare l’artigiano di sè stesso?
Innanzitutto non è cambiato il mio rapporto col mercato da quando sono docente. Purtroppo in questo paese non è facile vivere d’arte: non lo è per gli artisti, nè per i curatori, nè per i galleristi. L’artista che riesce a vivere esclusivamente del suo lavoro non è necessariamente un artigiano, bensì qualcuno che ha trovato il giusto equilibrio tra il volere del suo pubblico e il suo impeto creativo, per cui merita tutto il rispetto possibile.

Ogni tanto qualcuno mi dice che la pittura ha già detto tutto, ma io la difendo senza esitazioni. Il tuo personale tratto è inconfondibile, il movimento e la velocità dei tuoi ritratti, la sicurezza con cui usi colori sfrontati… sono quadri che spesso ci guardano dritti negli occhi con aria di sfida e in alcuni casi con tenerezza. In dialogo diretto con lo spettatore una comunicazione silenziosa. Se fossi un insegnante di pittura come presenteresti i quadri dell’artista Pasquini ai tuoi studenti?
Per falsa modestia non li presenterei! Il mio amore per la pittura naviga all’interno della contraddizione dell’essere un artista oggi. Una ricerca pittorica figurativa come la mia ha senso solo all’interno delle dinamiche invertite del nostro tempo, in cui si può fare tutto e il contrario di tutto, perchè lo sviluppo della nostra ricerca è involuto verso una strada senza uscita, in cui l’artista non ha più una funzione sociale nè alcuna utilità. Artisti, poeti, filosofi, al giorno d’oggi sono dei reietti sociali che lottano contro i mulini a vento, mulini che non servono a nessuno a meno che non entrino nella sfera dell’intrattenimento. Del resto il mondo sta cambiando vorticosamente, e l’unica cosa che possiamo fare è cercare di aguzzare le antenne per captare e raccontare questo cambiamento, con i poveri mezzi che abbiamo, coscienti di essere comunque dei privilegiati del pensiero, a cui la scintilla di una nuova idea può cambiare l’umore per settimane.

Infine devo fare una confessione: non ho mai partecipato a un suo vernissage e l’occasione finalmente è stata il pretesto per questa intervista a lungo rimandata.

Sabato 20 gennaio alle 18 presso MLB Gallery inaugura la mostra “My Gem or Lab Hell” con Mustafa Sabbagh.

Stefano W. Pasquini

Nulla diremo della mostra di cui mi riservo di scrivere la mia intima impressione la settimana prossima, anche incontrando gli altri protagonisti. Le domande che gli ho posto hanno lo scopo di un carpire all’intellettuale e all’insegnante il suo “senso dell’arte”. Confesso che le risposte mi hanno sorpreso ed arricchito e mi riportano alla forza e delicatezza di un opera di Maria Lai che ricama “L’arte deve diventare cibo da offrire a una mensa comune”.

stefano w pasquini Ph Stefano StagniStefano W. Pasquini
Artista, curatore e scrittore, Stefano W. Pasquini (Bologna, 1969) ha esposto in sedi prestigiose quali, tra le altre, l’ICA di Londra, la National Portrait Gallery (Londra), Art in General (New York), Mambo (Bologna), Newhouse Center for Contemporary Art di Staten Island (New York) e al MACRO di Roma.
Oltre ad aver pubblicato oltre 500 articoli di arte contemporanea per riviste quali New York Arts, Collezioni Edge, Sport & Street, Luxos ed altri, è autore di
Accidental//Coincidental, Newhouse, New York, 2008, co-autore (con Maria Teresa Roberto) di Incorporeo Albertina Press, Torino, 2015, editore del magazine Obsolete Shit e direttore del podcast Why the Fuck not Ppodcast. Dal 2013 è curatore della galleria Studio Cloud 4 e conduce con Fedra Boscaro “Coxo Spaziale”, un programma di arte e cultura su Radio Città Fujiko. Insegna Tecniche Grafiche Speciali all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino.

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