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Qual è lo stato di salute delle biblioteche in Polesine?

A Rovigo si torna a parlare nuovamente dell’Accademia dei Concordi. Ma la situazione della biblioteca rodigina non è che la punta dell’icerberg di un sistema che appare sempre più in affanno, per una somma di più fattori.

Nel capoluogo, nei giorni scorsi il Comune ha ribadito di non poter garantire il finanziamento alla storica biblioteca rodigina in tempi certi e ha invitato nuovamente a tagliare le spese (leggi: il personale). Già la querelle attorno alla biblioteca rodigina e al suo personale è indicativa della scarsa considerazione verso questo settore (il personale dell’Accademia è il minimo indispensabile per questo tipo di servizio, ma viene considerato esorbitante). 

Ma se il caso dell’Accademia gode di una doverosa attenzione mediatica, nell’ombra ci sono molte situazioni di difficoltà – o di crisi conclamata – nei piccoli comuni, che stanno portando in alcuni casi alla chiusura delle biblioteche. Il discorso è vastissimo, ma vale la pena abbozzare qualche spunto.

Ad esempio, cosa accadrà alle biblioteche dei comuni dell’Eridano, l’aggregazione che comprende Bosaro, Crespino, Guarda Veneta e Polesella, che si appresta a sciogliersi a fine anno? Con la morte del progetto Eridano, è cessato anche l’appalto alla cooperativa che gestiva le quattro biblioteche. Che fine faranno? Al momento, ciascuna seguirà una sorte diversa. A Crespino se ne occuperà un dipendente del Comune. A Polesella e Bosaro non è ancora chiaro. A Guarda Veneta a chiudere la biblioteca hanno pensato i vandali, che un anno fa hanno fatto irruzione di notte, devastandola. Riaprirà? 

Basta poi un giro sul sito del Sistema bibliotecario provinciale per deprimersi, di fronte a biblioteche aperte a volte solo il pomeriggio, a volte a giorni alterni, a volte persino un solo pomeriggio a settimana, per due o tre ore appena.

Poi ci sono, va detto, varie biblioteche che tirano avanti e anche qualcuna che funziona bene. Perché gli esempi virtuosi ci sono. Senza voler stilare pagelle, ma saltando assolutamente di palo in frasca e sicuramente dimenticando più di qualcuno, vengono in mente Occhiobello, ad esempio, o anche Porto Viro. O Villadose, dove la biblioteca appare in buona forma, acquista periodicamente nuovi volumi ed è punto di riferimento per molte richieste, non necessariamente di bibliofili.

Proprio quest’ultimo ingrediente è parte della ricetta di successo di queste biblioteche, come confermano diversi operatori: essere un punto di riferimento per la città, non un covo per topi di biblioteca, ma un servizio per i cittadini, rispondendo talvolta anche ad esigenze non strettamente legate ai libri.

Poi c’è l’altro, enorme problema: la chiusura della Provincia, che ha colpito di riflesso il Sistema Bibliotecario Provinciale, cuore e sistema circolatorio delle biblioteche polesane. Per dirne una, senza Sistema Bibliotecario Provinciale, chi si occupa della catalogazione dei libri? Le biblioteche della provincia che hanno un operatore in grado di farlo si contano sulle dita di una mano o poco più. Finora ci ha pensato proprio il Sistema provinciale, alleggerendo i piccoli comuni dal dotarsi di una figura di questo genere. 

Perché anche di questo si sta parlando: il bibliotecario è una professione complessa, che va ben oltre il semplice “dare via dei libri” e che ha competenze specifiche. Non tutti i comuni possono permetterselo. Infatti molti affidano il servizio ad operatori con più mansioni. Il risultato, però, è un servizio di qualità inevitabilmente inferiore (senza nulla togliere alla passione e all’impegno dell’operatore, sia chiaro). 

Non tutte le biblioteche, poi, riescono a rifornirsi costantemente di nuovi titoli, elemento fondamentale per invogliare gli utenti a tornare. Anche a questo serve il Servizio bibliotecario provinciale: mettendo in rete le diverse biblioteche, ciò che manca da una parte può essere messo a disposizione da un’altra.

A monte c’è la politica, a più livelli. L’impressione è che i sindaci siano presi spesso da altre urgenze, che poi sono in parte urgenze grosse (mancano i soldi), in parte le piccole lamentele quotidiane dei cittadini (le buche, il mancato ritiro dell’immondizia), in parte i temi che vanno forte sui giornali (l’accoglienza dei migranti o gli accattoni per strada, in genere problemi esigui, elevati a catastrofe perché producono titoli migliori).

Nei piccoli, come nei grandi comuni, il problema principale è quello delle risorse e delle priorità a cui destinarle. Il caso dell’Accademia dei Concordi non è l’unico esempio: in molti comuni si tagliano le ore, si chiudono gli appalti per la gestione, si ricorre ai volontari, si riduce il budget alla mera gestione del servizio, senza prevedere risorse per attività o iniziative extra. Cioè si fa tutto il contrario di ciò che occorrerebbe fare per dare slancio ad un servizio: investire nella qualità.

Il risultato è prevedibile: la condanna a morte di un servizio, destinato a scadere progressivamente, perdendo utenza, fino a giustificarne la chiusura. A voler essere gratuitamente cattivi, più che un pasticcio sembra una vera e propria strategia.

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