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Quando la strada è la meta della vacanza

Mi sono concesso una fuga a Lucca, nel weekend. Come altre occasioni in cui siamo scesi da quelle parti, abbiamo scelto di fare buona parte del tragitto fuori dall’autostrada, arrivando in Toscana attraverso le strade statali che attraversano l’Appennino.

Dal punto di vista pratico, ovviamente, può sembrare un inutile complicarsi la vita, dato che aumenta considerevolmente la durata del viaggio.

Il punto è proprio questo: se considerare il viaggio verso la meta delle vacanze come ormai viene considerato, ossia una rottura di coglioni da bruciare a 140 chilometri orari, nella quasi completa indifferenza verso ciò che scorre vorticosamente fuori dal finestrino. O se considerare il tragitto percorso come parte della vacanza.

In questo caso, scegliere di raggiungere il territorio lucchese attraverso una statale vale il tempo speso ben più della frenetica corsa sulla Milano-Firenze e la Firenze-Mare.

Da Bologna si arriva fino a Sasso Marconi, da lì seguendo la comoda statale Porrettana attraverso i comuni di Marzabotto e Vergato, per arrivare fino a Porretta Terme.

Poco dopo la graziosa cittadina termale, anziché proseguire verso Pistoia, ci si butta nel tratto più impervio e affascinante, una strada provinciale che risale il corso del fiume Reno praticamente fino alle sorgenti. E’ un tratto di strada spettacolare, completamente immerso nel verde, che dà il meglio di sè nel periodo autunnale, quando i boschi tutt’intorno si tingono di giallo, rosso e arancione.

Arrivati nel grazioso paese di Pracchia, si sconfina dal territorio emiliano alla Toscana e si prosegue, svoltando per una strada regionale, fino ad arrivare al comune di San Marcello Pistoiese, una bella cittadina letteralmente arrampicata in cima ad una montagna, in cui vale la pena fermarsi per fare due passi.

La strada prosegue poi sulla statale che da Modena, attraverso l’Abetone, conduce alla Toscana. Si scende, ovviamente, verso Bagni di Lucca, attraversando altri incantevoli paesini, come Popiglio, con la sua bella chiesa romanica (e il vicino ponte di Castruccio Castracani).

Da Bagni di Lucca, infine, si scende lungo il fiume Serchio, senza perdersi lo spettacolo del “ponte del diavolo” di Borgo a Mozzano, per arrivare in mezzoretta all’imponente cinta muraria di Lucca, dove il viaggio ha termine.

E’ un cambiamento non da poco, infine, fermarsi per una sosta in un ristorante o semplicemente in un parco pubblico di Porretta Terme o di San Marcello Pistoiese, anziché accalcarsi in autogrill a Roncobilaccio.

Costeggiando a ritroso la gola in cui scorre il Reno e scendendo poi verso un’altra vallata, pare davvero di muoversi in terre antiche. Si avverte la reale distanza compiuta, spostandosi tra luoghi distanti geograficamente e culturalmente come possono essere il Veneto e la Toscana. Si percepisce di stare attraversando i confini e, allo stesso tempo, di come il passaggio tra due “mondi” non sia altro che uno stemperarsi graduale da un mondo dentro l’altro.

E’ un viaggio magico, che asseconda il desiderio di prendersela comoda e gustare il tempo speso. 

P.s. tranquilli, questo non è l’incipit di un’ennesima rubrica fighetta con i consigli di viaggio. 

One Response to Quando la strada è la meta della vacanza

  1. sono totalmente d’accordo con te sul valore del viaggio… Il viaggio è la meta.

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