MENU

Quando per il Polesine passava la “via dell’ambra”

C’è stato un tempo, circa quattromila anni fa, in cui un piccolo villaggio nei pressi dell’odierna Grignano era il crocevia di scambi tra il nord Europa e la Grecia micenea.

Le nuove indagini archeologiche, condotte dal 15 al 22 ottobre 2018, nelle campagne a sud di Grignano Polesine, hanno confermato il ruolo centrale di Campestrin nel commercio dell’ambra in epoca antica. 

Il sito, vicino alla frazione rodigina di Grignano Polesine è allo stato attuale il più antico sito di lavorazione dell’ambra baltica in ambito mediterraneo, sorto tra il tredicesimo e il dodicesimo secolo avanti Cristo ad una decina di chilometri da Frattesina, sito coevo, di grande importanza archeologica. 

I primi scavi a Campestrin furono realizzati tra il 2008 e il 2011 dalla Soprintendenza archeologia del Veneto e dal Museo di Rovigo. Dal 2012 a Campestrin è attiva una ricerca sull’ambra, prevalentemente di tipo baltico, rinvenuta in quantità considerevoli nel villaggio, che documenta l’intero ciclo di lavorazione di diversi tipi di vaghi ornamentali, tra cui i cosiddetti “vaghi tipo Tirinto”.

Gli scavi più recenti, invece, sono parte di un progetto per acquisire nuovi dati sull’estensione e l’organizzazione di questo villaggio della tarda età del Bronzo. Il progetto è stato proposto da Ursula Thun Hohensten dell’Università degli Studi di Ferrara e da Paolo Bellintani del Centro Polesano di Studi Storici Archeologici ed Etnografici di Rovigo (Cpssae) e si avvale di metodi di indagine poco invasivi, quali l’osservazione con drone, ricerche di superficie, carotaggi e rilievi stratigrafici da sezioni esposte nelle scoline e nei fossati. Le ricerche appena concluse sono state effettuate nei poderi di Francesco Merlo e Sante Canazza, ossia circa 300 metri più a sud dell’area interessata dagli scavi di qualche anno fa.

Come per Frattesina, anche Campestrin conferma il ruolo centrale dell’area medio-polesana lungo la cosiddetta “via dell’ambra”, complessa rete di scambi che portava l’“oro del Nord” fino alle corti dei principi della Grecia micenea nel corso del II millennio a.C., di cui resta traccia anche nei poemi omerici.

La comunità di Campestrin si era insediata in prossimità di un ramo del Grande Fiume, il Po di Adria, lungo la sponda occidentale, sviluppandosi in breve tempo nel corso del dodicesimo secolo a.C.

Questa prima fase del progetto ha visto coinvolti laureati e studenti della laurea magistrale in Quaternario, Preistoria e Archeologia (Daphne Bertaggia, Eleonora Gargani, Andrea Panebianco, Giulia Rigolin, Filippo Zangrossi) e l’assegnista di ricerca, Marco Bertolini, del dipartimento di studi umanistici di dell’Università di Ferrara. Con loro i volontari del Cpssae, tra cui Federico Gioga, e diversi specialisti come Michele Baldo (telerilevamento e rilievo stratigrafico), Claudio Balista e Cristiano Nicosia (geoarcheologi).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *