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RENT-A-COLOUR

I colori sono strumenti comodi per una lettura superficiale della realtà. Ma ciò che è superficiale, per definizione, non ci consente di capire la vera essenza delle cose.

Ne sanno qualcosa i gatti neri o le vedove costrette ad indossare un colore che non costituisce certo la prova di un dolore sincero, ma qualcuno ha stabilito così. Il fenomeno ha radici antiche: “i rossi” erano i comunisti, guardati con sospetto e spesso con disprezzo dai contadini veneti, in buona parte baciapile democristiani nonostante facessero parte del proletariato a tutti gli effetti. I “musi gialli” erano i perfidi nemici dei soldati americani nella rappresentazione holliwoodiana della guerra, mentre i “musi rossi” erano i selvaggi che si opponevano all’epopea del West.

Le semplificazioni sono sempre pericolose e sono in realtà la radice stessa del populismo perché tentano di dare una lettura facile e rassicurante di fenomeni complessi. Negli ultimi anni le dinamiche sociali sono diventate estremamente rapide e molto violente, tanto a livello individuale quanto sul piano collettivo: ci si sposa (e separa) più volte, si cambia lavoro, si cambia città, si cambia idea, si cambiano opinioni politiche, si emigra. La società e la cultura patriarcali, statiche e austere, non favoriscono l’economia neocapitalista che ha bisogno di cambiamenti che generano consumo. Per massimizzare i profitti si estremizza il cambiamento: si deportano milioni di persone in un continente che gradualmente diventerà un gigantesco campo di lavoro, “Work makes free”. Nell’attesa si prepara il substrato culturale per agevolare il fenomeno: tutto deve essere breve, l’approfondimento è “tempo perso”, il perfetto cittadino/consumatore consumatore è poco critico e pronto a recepire tutto quello che gli viene proposto.

La manipolazione culturale e la propaganda sono così raffinate da suggerirci anche come e quando ci dobbiamo ribellare. E’ come se il direttore di un carcere riuscisse a pilotare in modo occulto le rivolte e persino le brevi evasioni da concedere ai detenuti che di conseguenza non cercherebbero di ribellarsi o di fuggire in modo autonomo, perché qualcuno (il direttore e i secondini) fa in modo che trovino la rivolta “già pronta”. E’ quello che è accaduto con la manifestazione delle “magliette rosse”, milioni di persone che polemizzano sul nulla. Da una parte quelli convinti che una maglietta di un certo colore sia fondamentale per sensibilizzare (chi? Non certo quelli che sono responsabili e causano l’emigrazione) e quelli che invece pensano che l’importante sia “chiudere i porti”.

Basterebbe leggere “Furore” di John Steinbeck, tra l’altro una lettura molto gradevole, per capire che poche cose sono stupide come pensare che indossare una maglietta serva ad affrontare un problema come la sperequazione causata dal neoliberismo. Aderire alla proposta di un guru che stabilisce per noi da che parte stanno i buoni e da quale i cattivi è inquietante ed è pericoloso: per molti aspetti è propedeutico a svolte autoritarie. Basterebbe leggere…

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