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Ricordando Sergio, dopo un anno senza di lui

Un anno dalla scomparsa di Sergio Garbato. Il tempo è volato e mi ritrovo in una chiesa ad una commemorazione funebre che Sergio, da non credente, non avrebbe voluto. Però la Fondazione Banca del Monte di Rovigo, in collaborazione con il Conservatorio Francesco Venezze, ha scelto di ricordarlo con una messa cantata nel Tempio della Beata Vergine del Soccorso, detto La Rotonda.

E se parliamo di musica Sergio la faceva da padrone: non c’era brano o spartito che lui non conoscesse perché ti parlava ad esempio di Francois Couperin, poi passava alla letteratura francese, al teatro ad essi correlati per arrivare alla pittura di Courbet e Corot con una fluidità lessicale straordinaria.

Chi lo ascoltava si perdeva nei meandri della sua spiegazione, mentre lui rimaneva logico, aveva una sua coerenza di pensiero e procedeva spedito nella sua affabulazione culturale.

Come non ascoltarlo magicamente rapiti, con lo stupore dei bambini, ed essere stimolati ad approfondire le tematiche proposte, che spaziavano dal teatro, dall’opera, dalla letteratura e drammaturgia, dalla musica partendo dal gregoriano per arrivare a quella dodecafonica e contemporanea, poi la pittura, la scultura con altre espressioni artistiche, ed ultimamente anche la fotografia.

Il Coro Melos diretto da Roberto Spremulli, che Sergio ben conosceva ed aveva apprezzato, ha cantato durante la cerimonia religiosa “l’Alleluia di Andrea Gabrieli, il Cantate Dominus di Georg Friedrich Handel, l’Ave Maria della compositrice contemporanea rodigina Bianca Maria Furgeri, Ave Verum Corpus di Wolfgang Amadeus Mozart, Jesu, dulcis memoria, ed Exultate justi di Ludovico da Viadana”, con accompagnamento all’organo del direttore del Conservatorio Venezze, maestro Giuseppe Fagnocchi.

Alla fine della messa il Trio d’Archi del Conservatorio di Rovigo, formato da Valentina Borgato ed Elena Spremulli, violini, e Marina Pavani al violoncello ha suonato un brano di musica barocca; inoltre il coro Melos ha proposto una meditazione musicale con le “Parole del Salmo XXXI di Bianca Maria Furgeri e la serenata Abendlied di Josef Rheinberger”.

Avevo imparato a conoscere Sergio per la nostra comune presenza al giornale, a capire cosa gli e non gli piacesse, con la sua voce sempre gentile ed il suo modo appassionato ma sempre educato di porsi; Sergio Garbato conosceva personalmente la compositrice Bianca Maria Furgeri e tutte le parti musicali che sono state cantate e suonate, e se fossero state altre, dopo alcune note, avrebbe subito detto: “Senti la dolcezza del violoncello o la potenza di queste voci”.

Quando ero con lui al caffè Cogheto e si parlava della città di Rovigo in lento degrado verso una morte culturale, e negli ultimi tempi a casa sua, per trovare una strategia come giornale e per promuovere maggiormente la fotografia, non mi stancavo mai di sentire la sua voce anche quando si era fatta flebile, come un discepolo attento che ascolta il suo Maestro, ed il tempo trascorreva veloce.

Poi quel tempo per Sergio si è bruscamente fermato, mentre la vita del mondo ha continuato a fare il suo corso. Ora accade che lui è dentro di me e senza essere presuntuosa, anzi con grande rispetto ed affetto, quando partecipo alla vernice di una mostra, ascolto un curatore o un concerto, leggo un libro o rileggo più volte un pezzo prima di inviarlo al giornale mi dico “Si va bene, può andare, è una buona mostra”, o mi permetto di fare osservazioni costruttive, perché Lui mi ha insegnato a poterle fare e so ciò che gli piacerebbe e quello che garbatamente non avrebbe sostenuto, come una presenza preziosa alle mie spalle, un paladino e protettore della Cultura ed un Maestro di Vita.

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