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Ronald_Reagan

RONALD RENZI

Ci hanno fatto credere che il liberismo fosse contro l’ingerenza dello stato nell’economia, che fosse l’alternativa al dirigismo inefficiente della nomenklatura statalista, dei boiardi di stato. Stando ai fatti è vero il contrario: il neoliberismo che stiamo sperimentando ha assolutamente bisogno dello stato o meglio ancora di una struttura come l’Unione Europea per costruirsi un ambito legislativo favorevole al capitale finanziario ed alle multinazionali, che permetta la moltiplicazione esponenziale dei profitti speculativi e consenta con le logiche di extraterritorialità di evadere il fisco dietro un paravento formale di legittimità. Nasce da qui la fortuna politica dell’alcolista Junker che da primo ministro lussemburghese prono alla finanza è stato elevato a furor di consigli di amministrazione alla carica di gran ciambellano dell’Unione: assicurerà favori a Unilever, General Mills & C. in cambio di un lauto stipendio e di un frigobar senza limiti. E’ quanto sostiene tra gli altri il filosofo Sandro Vero, denunciando il ruolo che i finti progressisti hanno giocato in questo processo: «Senza la complicità della sinistra, e non solo quella socialdemocratica, il neoliberismo non avrebbe raggiunto un tale grado di penetrazione, di pervasione, di perversione». Le dottrine ultraliberiste, dei primi anni ’80, quelle di Margaret Thatcher e Ronald Reagan per capirci, «si sono perfezionate – si potrebbe dire compiute – con la “third way” di Blair, che ha cantato le lodi del mercatismo fino a farne il principio ispiratore di un’intera stagione di contro-riforme che ha smantellato una parte consistente della cultura del welfare, dei diritti del lavoro, della solidarietà sociale». Anche nel nostro povero paese la sinistra si è venduta (a prezzi di saldo, meno degli evangelici 30 denari!) «alle ragioni del management esistenziale, più ancora che aziendale», riproponendo una «arrogante bugia», quella di «raccontarsi come portatrice di un valore – l’organizzazione della società da parte dello Stato – in netto contrasto con la strategia della spoliazione statale attribuita alla destra». In realtà la sinistra non ha difeso nulla, tranne la versione distorta di se stessa che conosciamo oggi (con tutti i privilegi per la Nomenklatura 2.0) e la destra ansiosa di scendere a patti con la pseudosinistra (vedi la santa allenaza nata dal Nazareno ed in via di riproposizione per le prossime politiche) ha accettato che lo stato venisse strumentalizzato in funzione dell’orrendo incrocio mafia-politica-business che governa il paese.

Non è casuale che Sivio Berlusconi venga condannato a qualche ora di servizi sociali per un evasione miliardaria, che il padre della Boschi venga miracolosamente assolto per la bancarotta ma debba pagare una multa (?), che soggetti come Angelino Alfano (trovate voi la definizione!) siano cruciali per vincere le elezioni in Sicilia. I fatti sono testimoni scomodi, restano lì a dimostrazione di ciò che accade… basta volerli collegare.

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