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Se fosse accaduto

Le storie di solito si  raccontano attraverso i fatti.

Ma un piccolo pezzo di quella che riguarda il cinema, la fotografia e il Delta del Po si può raccontare anche attraverso eventi che invece, per i motivi più disparati, hanno preso pieghe diverse o non sono mai accaduti.

Come i tre esempi che seguono.

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Michelangelo Antonioni inizia a girare il cortometraggio “Gente del Po” nel 1942 e poi interrompe il lavoro a causa delle vicissitudini belliche. Alla fine della guerra, nel 1946, il regista ferrarese riprende l’attività ma deve recuperare il materiale girato nel frattempo trafugato e finito a Venezia.

Purtroppo Antonioni riuscirà a ritrovare solo parte del lavoro: la  pellicola andata irrimediabilmente perduta, probabilmente a causa di un vero e proprio sabotaggio, riguardava le scene di una piena che nel Delta estremo raggiungeva i casoni di canna palustre.

All’interno gli abitanti erano costretti e ad appendere lenzuola sul soffitto per attutire la forza dell’acqua e a mettere in salvo i bambini sopra i tavoli.

Come ultima scena del cortometraggio rimarrà pertanto quella, molto nota, del temporale sullo scanno.

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A metà degli anni cinquanta l’editore Einaudi aveva affidato a Cesare Zavattini la cura di un progetto di fotolibri che avrebbe dovuto interessare alcune aree significative del nostro Paese. L’idea era quella di coinvolgere anche alcuni grandi protagonisti del mondo del cinema: Luchino Visconti avrebbe dovuto occuparsi di Milano, Roberto Rossellini di Roma, Vittorio De Sica di Napoli.

Della  valle del Po, invece, del fiume e delle sue foci, avrebbe dovuto occuparsene proprio Zavattini insieme a Renzo Renzi. Renzi, scrittore e critico cinematografico emiliano, fra i fondatori della cineteca di Bologna, aveva già firmato “Quando il Po è dolce”, un documentario sulle condizioni del Delta Padano che aveva avuto qualche problema con la censura e a cui avevano collaborato due giovanissimi giornalisti che rispondevano ai nomi di Enzo Biagi e Sergio Zavoli.

Ma “Un Paese”, lo straordinario progetto fotografico su Luzzara di Zavattini e Paul Strand commercialmente  non aveva raggiunto i risultati sperati inducendo Einaudi a rinunciare all’iniziativa sui fotolibri.

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Proprio Renzo Renzi e Cesare Zavattini, insieme a Roberto Rossellini e Gian Antonio Cibotto, stavolta verso la fine degli anni cinquanta, faranno diversi sopralluoghi sul Delta del Po per assistere il regista romano (la cui mamma era nata a Contarina) nel suo progetto di tornare in Polesine a girare un film.

Dell’opera che Rossellini aveva in mente di girare c’era già un’ipotesi di titolo, “Italia mia”, ma purtroppo non venne mai realizzata. Come ricorda Cibotto, il film sarebbe dovuto partire probabilmente con immagini della zona di Cà Pisani, sul Po di Maistra, non molto distante dal luogo dove era stata girata la famosa scena iniziale di “Paisà”, sul ramo principale del fiume fra Tolle e Cà Zuliani.

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