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SI VOTA?

Il PD è un partito che si autodefinisce di sinistra e si atteggia ad arrogante monopolista della cultura progressista. Nella realtà è un “mostre” che accetta e legittima senza problemi fatti e comportamenti che con qualsiasi ideologia di sinistra sono assolutamente inconciliabili. L’eclissi del marxismo, comunque lo si intenda, è completa, il funerale si è svolto in forma privata, adesso il riferimento è Junker.

Oggi in quel partito soggetti come Calenda o Romano, ex lacchè di Montezemolo con addirittura un passato in Confindustria (!), rivestono ruoli di rilievo… Come accade sempre quando si abdica agli ideali ma non lo si può dichiarare, la forma finisce per sostituire la sostanza. Ormai i paladini progressisti si guardano bene dall’affrontare concretamente quei problemi che spesso sono alla radice di quello che denunciano fittiziamente: l’importante è proporre una narrazione che dia l’illusione della tutela dei diritti, diritti comunque selezionati in modo da avere un certo appeal, quasi costituissero le 50 sfumature del politically correct. Il grande equivoco, l’inganno, è semplice, eppure gli elettori anestetizzati da decenni di propaganda che nemmeno il Minculpop avrebbe saputo organizzare, non se ne rendono conto. Questa sinistra (ma si può ancora definirla tale?) ha accettato incondizionatamente il capitalismo, quello peggiore, quello della globalizzazione disumana, delle multinazionali onnipotenti, del denaro che non dorme mai e condiziona le nostre vite secondo il balletto osceno dell’andamento dei listini di New York, di Francoforte, di Hong Kong. Nessuno che si chieda se è giusto, se è moralmente accettabile che le sanzioni di Trump alla Cina impoveriscano senza appello un pensionato di Arezzo che ha la sola colpa di aver investito la liquidazione in obbligazioni, magari dietro consiglio della banca (Etruria?). E cosa rispondono ineffabili questi progressisti a chi glielo fa notare? Dicono: “è così, non si può fare nulla, il mondo va così, ti devi adeguare”: un atteggiamento fideistico che rende i “progressisti” di oggi identici a coloro che in passato sostenevano l’ineluttabilità della schiavitù o della pena di morte: quanto ci sia di sinistra in tutto questo, francamente mi sfugge. Assistiamo sgomenti ai professionisti dell’accoglienza e del buonismo d’accatto che si stracciano le vesti per i migranti che rischiano la vita sui barconi, ma che si guardano bene dal denunciare la causa vera del fenomeno, il motivo per cui questi disperati fuggono: il colonialismo economico delle multinazionali e la politica guerrafondaia dell’occidente, attuati entrambi con la benedizione dell’ONU.

Non è un caso che personaggi come Laura Boldrini provengano dal mondo della “cooperazione ufficiale”, quella galassia di organizzazioni che spendono somme enormi per la loro organizzazione interna ma riservano quote marginali dei finanziamenti che ricevono all’attività che dovrebbero svolgere istituzionalmente. Basta limitarsi a riflettere su quanto denaro abbiano trangugiato in oltre mezzo secolo e quali risultati concreti abbiano prodotto per comprendere questo meccanismo perverso: il resto, le giustificazioni, l’autoreferenzialità sono retorica di terz’ordine. Così, mentre “non si riesce” a trovare una soluzione per i conflitti del medio oriente, l’ENI continua a distruggere allegramente la foce del Niger e a distribuire tangenti per facilitare la propria benemerita attività. E come se le migrazioni e le morti fossero un trascurabile effetto collaterale di queste attività, Laura Boldrini non denuncia questi fenomeni, non si cura delle cause che sono l’origine vera delle morti nel mediterraneo, ne mai se ne è curata, impegnata com’è a polemizzare sulla legittimità del chador, a fingere il miserabile duello con Salvini e a difendere l’oscena euroburocrazia che ci rende schiavi. Se c’è una cosa certa è che questa “sinistra” ha definitivamente archiviato qualsiasi ipotesi di costruire una società migliore, gli va benissimo quella che c’è, poco importa se essa è radicalmente antidemocratica, controllata dall’aristocrazia finanziaria. Si elegge a segretario un personaggio che si faceva finanziare la campagna elettorale da Buzzi… “pecunia non olet ” ma un po’ di puzza di marcio io la sento: non sarebbe stato opportuno che il Montalbano 2.0 si facesse da parte?
Si resuscitano i protagonisti peggiori della seconda repubblica, ci si allea con il Cavaliere evasore, corruttore e artefice del patto con la mafia, in fondo anche la “mafia non olet” se serve a conservare il potere.
Basta fabbriche (tanto si delocalizza), basta Statuto dei Lavoratori, basta difesa dei salari, basta povery.
Meglio i salotti, meglio la buvette, meglio le poltrone delle municipalizzate. Questo PD sta alla sinistra come i preti pedofili stanno alla chiesa cattolica: gli effetti sono devastanti. Eppure c’è chi legittima entrambi.

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