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Sicuramente

Che lo Stato, nei fatti, non sia in grado di garantire la sicurezza dei cittadini è una realtà incontestabile. I prefetti e una discreta percentuale di politici si sforzano di convincerci del contrario: producono statistiche addomesticate e organizzano i dati in modo da giustificare il loro operato e il loro stipendio. Fanno leva sul numero degli omicidi, un dato che in realtà rappresenta solo la punta dell’iceberg: probabilmente le morti violente non sono moltissime, ma questo non significa certo che si viva tranquilli. Una parte del paese è affidata alla gestione della criminalità organizzata, grazie anche ad un partito politico che ha legittimato la mafia l’ha inserita organicamente nelle istituzioni.  Anche quando non uccide, la mafia impone comunque ricatti, pizzo, caporalato, guadagna con la malasanità, controlla gli appalti pubblici, il traffico di stupefacenti, la prostituzione ed il gioco d’azzardo. Occasionalmente non disdegna la contraffazione di marchi prestigiosi, l’adulterazione degli alimenti o il condizionamento di eventi sportivi collegati alle scommesse. Di quanta sicurezza e di quanti diritti godano i cittadini sottoposti a questo gioco lascio giudicare a voi. Una parte non meno rilevante del paese è a rischio sismico o idrogeologico, a causa dell’incapacità e/o della disonestà dello stato e delle amministrazioni locali. In pratica questo significa vedersi negata la sicurezza di vivere e/o di mantenere la propria casa ed i propri beni, a meno di non possedere doti paranormali e prevedere con largo anticipo terremoti e inondazioni. Posiamo proseguire e parlare della violenza e delle molestie sulle donne e sui bambini, che hanno proporzioni allarmanti: ma come vediamo chi ci ha governato e chi ci governa pensa che basti dipingere le panchine di rosso e coniare qualche slogan idiota per risolvere il problema. Infine ci sono i reati contro il patrimonio, chi viene derubato o rapinato (generalmente) sopravvive, ma questo non significa che non subisca una violenza grave, intollerabile sotto il profilo morale e spesso disastrosa sotto quello economico. A questo punto, fatta una semplice analisi onesta e libera da pregiudizi, vien da chiedersi quanto stupidi, o disonesti se agiscono in malafede, siano i “garantisti” di professione, quelli che si scandalizzano e pontificano di fronte ad episodi come quello del gommista che spara al ladro. E’ senza dubbio un fatto grave che sarà la magistratura a valutare, ma chiunque sia in grado di ragionare dovrebbe stupirsi del contrario, e cioè che in quadro come il nostro gli episodi di autodifesa siano percentualmente così pochi. Quando lo stato NON fa il suo dovere, cioè non tutela i cittadini, lascia una zona d’ombra in cui si infiltra la criminalità, rappresentata dalle mafie o dalla delinquenza comune. Entrambe, per motivi diversi, sono certe della pressoché automatica impunità. I ladri e i rapinatori non vanno in galera e tanto meno ci vanno i mafiosi (non in percentuali significative) e non possiamo dire che questo crei sicurezza. Ma i cittadini debbono accettare questa situazione, non possono criticare e tantomeno ribellarsi, sono obbligati pagare comunque le tasse anche se un furto, una rapina, un terremoto o un’inondazione li ha rovinati, e fanno meglio a tenere la bocca chiusa, altrimenti troveranno il sapiente di turno che li taccerà di fascismo o, nel caso migliore, di qualunquismo. Del resto, che in Italia ci sia sicurezza e non serva difendersi da se, lo provano le centinaia di personaggi della politica e dell’amministrazione statale, che han pensato bene di farsi assegnare la scorta. Pagata dai qualunquisti ignoranti. 

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One Response to Sicuramente

  1. Manlio Padovan ha detto:

    Egregio dottor Bellettato, non vorrei che il suo intervento fosse nato da impulso di denuncia di una sensazione che certo esiste, ma della quale è anche responsabile un clima generale di sfiducia. Lo scrivo perché ho notato alcuni errori di scrittura che si possono giustificare solo con leggerezza dovuta a una certa eccitazione o fretta.
    A me pare che la distruzione, vera e propria distruzione del paese con relativa svendita del suo popolo, attuata da incalliti e spregiudicati delinquenti politici, già ci siamo detti chi sono, sia la causa della situazione di disagio che ogni giorno viviamo. Basti pensare alla situazione di tragedia sociale che il capitalismo ha generato. Basti pensare allo stato comatoso in cui vive la scuola, alla diatriba tuttora in vita se si deve insegnare la Costituzione e la cittadinanza, se sia il caso di introdurre la educazione sessuale, il significato della relazione sentimentale ed un minimo di psicologia: e qui sta il problema della violenza sulle donne, se si debba imporre a scuola la presenza di simboli di pura ideologia in luoghi che dovrebbero unire gli uomini e non dividerli e nulla c’entra la tradizone alla quale taluni si appellano. Se non sia il caso di dare alla stampa, la puttana del potere, la lezione che merita: a 3 di esse ho inviato al lettera che alla fine riporto.
    Per esempio a Padova qualche anno fa ebbi occasione di leggere un manifesto di un corso sulla gelosia. Possibile che l’argomento non possa trovare a suola spazio opportuno? Possibile che non si capisca che non sono la meccanica e l’elettrotecnica che possono farci crescere? Ricordo che in una scuola elementare del Friuli, mi pare di Udine, anni fa gli insegnanti indirizzarono gli allievi alla filosofia di Socrate e di Platone. Certo ci vuole chi lo sappia fare; ma se non ci diamo da fare per cominciare saremo sempre allo stesso punto.
    Non voglio tediarla, ma mi pare che potrà apprezzare l’ultima mia presa di posizione verso la puttana di cui dicevo.
    La ringrazio per l’attenzione.
    Manlio Padovan

    Eccellentissimo giornalume,
    nel marzo/aprile del 2010 ci fu una polemica tra me e la Voce di Rovigo sorta dalla circostanza che quel quotidiano pubblicò una nota di certo giornalaio Giovanni Boschetti critica verso una mia lettera che inviai come referente locale dell’UAAR –Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti- che, però, non fu pubblicata e venne così a mancare al lettore la possibilità del raffronto tra i due testi per rendersi conto di cosa effettivamente stesse leggendo e della coerenza della critica: roba che nemmeno le puttane fanno, perché ben si sa che le puttane lavorano col proprio corpo non col corpo di qualcun altro.
    Una mia precisa presa di posizione non sortì effetto alcuno.
    Da allora non acquisto più quel giornalucolo e mi rifiuto financo di dargli solo una occhiata la bar.

    Nell’ottobre del 2017 il manifesto pubblicò un lungo articolo per elogiare e propagandare il libro del papa gesuita Terra Casa Lavoro: non accettò una mia lettera che criticava in modo civile e storicamente ineccepibile quella presa di posizione, ma pubblicò due lettere ad essa favorevoli.
    Da allora con il manifesto mi comporto esattamente come con il giornalucolo di cui sopra.

    Oggi leggo su il Gazzettino la lettera del direttore che, a dimostrazione di non essere il direttore di tutti i lettori come in modo falso promise il giorno che assunse l’incarico, in risposta ad un lettore appoggia apertamente la questione dei presepi nelle scuole: che è ciò che legittimamente può fare ma che è posizione che deve essere accompagnata, onestà professionale vuole, dal mettere al corrente i lettori di quelle lettere che verso quella questione si sono dimostrate critiche e ciò non è stato fatto.
    Quindi anche con il Gazzettino da domani 30 novembre mi comporterò esattamente come mi comporto con la Voce di Rovigo e con il manifesto. Tanto le notizie che dà il gazzettino sono praticamente le stesse che ho dalla radio. E in più mi risparmio le stupidaggini di quello che cominciò a distruggere il paese svendendo l’industria di Stato e tanto mona da voler parlare col cadavere di Moro sul tavolino a tre gambe; e pure mi risparmio le seriosità dell’amico che trasse fuori di galera Berlusconi con la depenalizzazione del falso in bilancio, sì fu proprio una voluta depenalizzazione, mentre l’unica cosa che spaventava il berlusca era proprio la galera per il timore, come disse lui stesso, di finire come Cecchi Gori…così i ricchi sono sempre salvi e continuano ad imbrogliare, tanto pagano una multa!

    Io la censura non la sopporto; trovo che è da disonesti, da ipocriti, da delinquenti sociali ricorrere alla censura anziché alla critica razionale, soprattutto per un quotidiano.
    Probabilmente è vero come afferma un presunto giornalista che il giornale non lo ha mai censurato, ma per il semplice fatto che lui scrive ciò che il giornale vuole che scriva: ed è tanto vero ciò che una mia lettera che chiedeva il suo intervento su questioni localissime e di reale democrazia mai ha avuto seguito e forse la mia lettera gli è stata tenuta nascosta. Cioè: lui si crede un giornalista, ma è più propriamente un tirapiedi. Questa è la stampa? La puttana del potere.

    Dalle letture dei libri ho imparato come ci sia qualcosa di più di ciò che ci sta attorno, ma dalla vita come ciò che ci sta attorno sia metro fondamentale per capire il di più.
Povero Polesine di Rovigo, in mano agli impostori! Con i borghesi disonesti che si ritrova e con le fonti di informazione servili oltre ogni limite, con una popolazione sempre trascurata sul piano della formazione: “l’idiotismo della vita di campagna” ha scritto Marx, cosa può pretendere se non di essere sfruttato a beneficio degli estranei ladri? 
Ecco perché una credenza religiosa così diffusa.
    Il problema non sono i Bergamin e Saccardin e Spinellin…il problema è culturale.
Le religioni sopravvivono perché c’è qualcuno che si prende la briga di mantenere nell’ignoranza il popolo; altro che la fede! Chi si prende la briga di tenere nell’ignoranza il popolo non può operare che con evidente ipocrisia ed imperdonabile disonestà; altro che la fede! E di certo diffamare l’avversario senza portare prove delle proprie affermazioni o negando la posizione dell’avversario è un’azione disonesta.
    Quanto sopra è ora vero al di là di ogni dubbio. 
L’ignoranza si approfondisce col distrarre i lettori, pubblicando tartufeschi dibattiti, riflessioni o pareri teoteleofilosoficofagiuologici nei quali sguazzano i notabili benpensanti che si puntellano gesuiticamente a vicenda e che conseguono l’unico esito di allontanare la razionalità dai fatti, contingenti e non, affinché non alligni il senso critico.
    Non so se ho scritto tutto; ma basta così e naturalmente non vi saluto con stima ma con profondo disprezzo.
    Manlio Padovan

    Manlio Padovan Papozze RO

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