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Sono quello che sento

Vuoi essere maschio o femmina? – rispondi Lara, è una domanda semplice, vuoi essere maschio o femmina?

Siamo quello che  sentiamo dentro. Niente ha più importanza, niente dà forma alla nostra identità più di questo.

Lara ha quasi sedici anni, vive con il padre e il fratello di sei, nella vita vuole danzare e essere donna. È nata maschio in un corpo che lotta per essere femmina.

Girl è l’opera prima, davvero riuscita, del ventisettenne regista belga Lukas Dhont. In concorso a Cannes nella sezione Un certain regard, ha vinto la Caméra d’Or come migliore opera prima e il premio per la migliore interpretazione maschile a Victor Polster, Lara. Soprattutto questo film ha il pregio di trattare una dimensione umana delicata, e per molti controversa, con naturalezza. Una naturalezza che dovrebbe stare nello sguardo di tutti e invece è qualcosa di raro.

Lara non è solo una persona che vuole cambiare sesso, è anche adolescente. Si trova quindi in una fase della vita che è forse il passaggio più delicato dell’esistenza. Quel momento lungo, estenuante e periglioso in cui l’essere umano dà una direzione alla propria identità e per farlo attraversa cunicoli, bui anfratti, nebbie impenetrabili. E ha paura, molta paura. Lara è un’adolescente ed è un ragazzo che vuole essere una ragazza.

Il suo corpo è dolce e delicato, il viso rotondo e sfuggente come quello dei bambini che non lo sono più ma solo da poco. In più Lara ha una passione assoluta per la danza classica e si allena duramente per entrare a far parte della scuola più prestigiosa del paese. In tutto questo, sostenuta dal padre, ha avviato il lungo e doloroso percorso per fare la transizione da maschio a femmina.

Girl è un film duro, morbido e duro. Il regista ci riempie felicemente di tutto l’ardore di Lara. Dunque avvertiamo la freschezza del suo essere, il suo sentire umano semplice autentico e sentiamo la fretta di crescere e di trasformarsi. Perché, non smetto di dirlo, ha sedici anni e a quell’età non aspetti, non sai aspettare. Così Lara cadenza la sua vita tra i duri allenamenti alla scuola di danza, le sedute in ospedale per la cura ormonale e i colloqui per affrontare il cambiamento. E intanto la sua adolescenza preme, le accarezza la pelle e la spinge verso Lewis in una palpitazione di corpo e cuore. La seguiamo in tutto questo e riconosciamo la sua impazienza che sale e diventa incontenibile.

Ogni passo è raccontato con la scorrevolezza e l’impeto di un torrente di montagna. La regia di Dhont scavalca rocce, pendii, si incunea in grotte e poi zampilla fuori con una pienezza che avvince. La macchina da presa segue Lara e la disegna sui nostri occhi come un essere che tiene in sé tutto. Ma tutto non ci sta. Ce ne accorgiamo proprio quando la compagna di danza le chiede: vuoi essere maschio o femmina?… è una domanda semplice. Sì, è semplice e maledettamente complicata. Perché per essere donna e ballerina e felice Lara vuole cancellare i segni della sua mascolinità. In attesa di arrivare all’intervento che le darà definitivamente un corpo femminile, ad ogni allenamento stringe quei segni più che può. Sotto la calzamaglia chiude il suo pene nel cerotto fino a farlo scomparire e il peso della leggerezza sulle punte lo ritroviamo nei piedi laceri e sanguinanti ogni volta che toglie le scarpine. Gli ormoni le danno affanno, ma di continuo misura il seno allo specchio per vedere se cresce.

Quanto il suo tormento la laceri sta in tutte quelle piaghe, ma sta anche nei silenzi, nella reticenza a rispondere al padre che la sollecita ed è sfinito ma vuole capirla. E in fondo il mondo nel quale Lara è più a suo agio è proprio quello convulso della sua adolescenza. Essere tra i suoi pari è difficile ma gratificante, anche quando le compagne di danza la spingono a mostrarsi per intero: ci vedi nude tutti i giorni, mostraci anche tu il corpo. Una sfida quasi intollerabile e una scoperta, quella di sé in mezzo agli altri.

Poetiche, sinuose e ruvide le sequenze del corpo nudo di Lara allo specchio, intenta a cercare la sua femminilità. Questo soffermarsi dello sguardo, il desiderio di essere quello che sente, perfino l’ansia di raggiungerlo, tutto  è messo davanti ai nostri occhi con naturalezza e meraviglia.

Se Girl è un film scomodo lo è solo perché il nostro sguardo sul mondo è scomodo.

Annotazioni: spero che Girl sia il primo di una serie di film per Lukas Dhont, tellurico come un vulcano e leggero come una farfalla. Victor Polster, il giovane attore nei panni di Lara, è un ballerino e in questa sua prova d’esordio come attore lascia tutti senza fiato, bravissimo. Spero che anche per lui questa sia la prima di tante prove nel cinema.

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