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Terre ai margini di Venezia

Venezia è la città più bella del mondo. Sorta da una palude riempita di fango e trasformata in baluardo difensivo, troneggia sfrontata e impudica davanti alla piattezza dei territori circostanti, impervi e malsani, irta e turrita di guglie dorate e campanili marmorei, di cupole bizantine adorne di affreschi rinascimentali.

Venezia sfida il mare antistante con fierezza inaudita, dopo averlo dominato in lungo e in largo per mille anni, modificando con pervicacia quanto era in suo potere lungo le coste. Al massimo del suo splendore, il Mare Nostrum era cosa sua, soprattutto lungo le vie commerciali d’oriente, e ve ne sono mirabili tracce ancora oggi. Ma a fare da contraltare allo splendore della città, erano le terre che contribuirono in maniera determinante al suo sviluppo, la Carnia e il Polesine. L’una forniva il legname, l’altro era un indispensabile granaio.

Proprio qui risiede la bella idea di, accostare queste due terre nel lavoro di due fotografi che di queste terre, fondamentali nel sostenere la crescita della città lagunare, hanno ritratto gli angoli più celebri, accanto a quelli più nascosti, esaltandone gli aspetti sconosciuti, le luci uniche e estremamente riconoscibili, che caratterizzano questi angoli di mondo ai margini dell’impero.
Tony Gnan e Carlo Chiopris propongono quindi questa bellissima mostra fotografica, non nascondendo l’ambizione di illustrare questi due territori dell’antica Repubblica di Venezia, ancorché poco conosciuti nello scenario nazionale, pur essendo colmi di salienze storiche e culturali.

Loro comune denominatore è la marginalità geografica che li rende speculari all’interno della Repubblica, pur nella loro profonda diversità: da una parte la pianura che giunge sino al Delta del Po, dall’altra la montagna, quella più interna”; di questo sono convinti, a ragione, gli autori e l’ideatori.
“Ed è anche di marginalità sociale ed economica, non solo geografica, che qui si tratta; è noto lo sfruttamento delle risorse di questi due ambiti territoriali da parte della Dominante: granaglie e pesca dal Polesine, legno dalla Carnia, un utilizzo che non lasciava alcun valore aggiunto in loco” continuano in una nota gli autori.

Altro aspetto che incuriosisce è la capacità degli autori di “estrarre” il genius loci, di queste terre, portandone in superficie l’anima, ma non per rinfocolare nostalgie rurali e paesane del passato, ma dare coscienza della diversità e ricchezza culturale e territoriale che la Carnia ed il Polesine posseggono.

Questa coscienza è necessaria a definire politiche locali che valorizzino tale “alterità” contro la sempre più evidente e diffusa omogeneizzazione sociale dell’attuale congiuntura storica; peraltro è necessaria anche per far conoscere due mondi un po’ appartati ma, proprio per questo, da sviluppare sotto il profilo turistico, attraverso la valorizzazione del loro patrimonio storico, paesaggistico e naturale.

La mostra si terrà nei locali della Fondazione Franceschetti – Di Cola, in via Cavallotti 13, ad Adria, dal 1 al 9 settembre 2018, aperta tutti i giorni dalle 17,00 alle 19,30 e sarà patrocinata dal Comune di Adria e dalla Provincia di Rovigo, con la collaborazione della Fondazione stessa, di Legambiente Delta del Po e della Pro-Loco di Adria, che la inserirà nel calendario delle manifestazioni del settembre adriese.

A conclusione della mostra, domenica 9 settembre alle 17.30, uno degli autori, Carlo Chiopris con Mara Naia proporranno alcune “Riflessioni e spunti critici sui temi proposti dalla mostra”.
Infine,vale la pena ricordare che l’esperienza sarà riproposta nella Carnia,come una sorta di gemellaggio fra le due terre.

Danilo Trombin

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