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The Old Man… e qualche titolo per i giorni di festa

È appena uscito e volevo tanto vederlo. The Old Man & the Gun con Robert Redford è bello con qualche piccola sbavatura di regia e sceneggiatura. Vale la pena accomodarsi per godere senza remore del volto, della mimica e della presenza scenica di Redford. È un grande attore e se scorro con la memoria i film della sua vita c’è da piangere e ridere di gioia. Qui veste i panni di Forrest Tucker, un ladro che rapina le banche con il sorriso sulle labbra. Una storia vera che ha ispirato la sceneggiatura, basata su un articolo di David Grann apparso sul quotidiano The New Yorker nel 2003.

Lo scenario è l’intera America, perché Forrest è un viaggiatore. Si muove tra gli stati come un piazzista con la sua automobile, ma non vende prodotti, sceglie città e banche e, dopo un’attenta osservazione, entra, sorridente si avvicina all’impiegato o chiede del direttore, mostra con discrezione una pistola e domanda cortesemente di riempire la sua valigetta di banconote. Non sono mai grandi furti, ma sono calibrati, discreti e forse per questo vanno tutti a buon fine.

Il frammento di storia che il regista ci racconta è tra 1979 e il 1982. Forrest Tucker ha più di settant’anni e svolge il suo lavoro minuzioso da quando era adolescente. Ha annotato nel suo taccuino mentale sedici evasioni, tra cui giovanissimo dal riformatorio e poi da San Quintino, una delle prigioni americane più dure e famose.

Nel suo girovagare non è solo. Ora che è attempato ha due complici, coetanei, che gli fanno da spalla efficacissima. E sono anche due straordinari attori che fanno da contrappunto delizioso a Redford, Danny Glover e Tom Waits, il grande cantante.

C’è anche l’antagonista, il poliziotto John Hunt – interpretato da Casey Affleck – che fa di Forrest la sua missione, con stile, senza accanimento e con una tale ammirazione da sentirsi sollevato quando a catturarlo non è lui. E c’è una donna, un incontro casuale durante uno dei tanti spostamenti in auto. In questa vita spericolata che ormai, alla sua età, procede sicura ma al rallentatore, Forrest incontra Jewel, l’incantevole Sissy Spacek. Jewel è una signora con meravigliosi segni di vita addosso e quando si incontrano vibrano di tenerezza e passione come fossero adolescenti. Lei diventa il porto al quale approdare. Lo so, un ruolo fin troppo scontato ma per nulla improbabile. Sono bellissime le conversazioni tra i due, gli sguardi che si dedicano e i desideri che fanno capolino silenziosi tra i gesti.

C’è una miscela davvero densa di dinamismo e staticità che la narrazione tiene insieme ed è, secondo me, la forza del racconto. Ne risulta una specie di deriva, come se, al di là della vera storia di Forrest Tucker, il film fosse la rappresentazione di un modo di vivere. E non ha a che fare con l’età dei personaggi, tutti attempati, consumati, temprati. Il poliziotto Hunt non lo è, eppure è parte di quel modo di stare al mondo, scivolando su qualcosa di impervio, vorticoso, a tratti fermo e inevitabile.

Rimprovero al testo il finale. Anche se capisco la necessità di raccontare come andò a finire, avrei lasciato questo compimento a una didascalia, fatta per appagare la curiosità di tutti. Ma avrei sospeso lo sguardo su un avvincente divenire, così come Forrest Tucker ha vissuto.

Per chi ha tempo e desiderio di cinema, oltre a The Old Man & the Gun, c’è qualche altro titolo in uscita in questi giorni che forse vale la pena cercare.

Prima di tutto Cold War del regista polacco Pawel Pawlikowski. Il film ha vinto il premio per la migliore regia al Festival di Cannes 2018 ed è stato scelto per rappresentare la Polonia agli Oscar 2019 nella categoria miglior film straniero. Una storia d’amore immersa nello scenario feroce della guerra fredda, raccontata in bianco e nero, ancora una volta una scelta di stile e vero e proprio personaggio del film. I chiaroscuri diventano memoria, quella del regista.

Poi c’è Capri-Revolution di Mario Martone, candidato al Leone d’oro a Venezia quest’anno, alla Mostra del Cinema ha vinto il premio Siae. Un regista impegnativo, ma anche trasognato, con uno stile mai scontato, a volte faticoso ma davvero profondo. Suoi sono Morte di un matematico napoletano (1992), L’amore molesto (1995), Noi credevamo (2010) e Il giovane favoloso (2014).

Segnalo, infine, Ben is Back con Julia Roberts e Lucas Hedges, attore molto giovane ma davvero dotato; negli ultimi due anni lo abbiamo visto con grande efficacia in Manchester by the Sea, Lady Bird e Tre manifesti a Ebbing, Missouri. Ben is Back è stato presentato all’ultima Festa del Cinema di Roma.

Forse nessuno dei film nominati ha la leggerezza adeguata a questi giorni di festa, ma al cinema c’è anche quella e nelle forme più disparate: dal cine-panettone Boldi-De Sica Amici come prima alla favola Il ritorno di Mary Poppins, dalla commedia francese 7 uomini a mollo al fantasy autobot Bumblebee.

Annotazioni: The Old Man & the Gun era in concorso alla Festa del Cinema di Roma 2018 ed è candidato ai Golden Globe 2019. Robert Redford è tra i produttori del film. Già da un po’ l’attore ha dichiarato di non voler più recitare e sembrava che il film presentato fuori concorso a Venezia nel 2017 Le nostre anime di notte con Jane Fonda, fosse la sua uscita di scena. Ma poi ha detto che non gli piaceva l’idea di concludere la carriera d’attore con un film triste e malinconico. Comunque sia, gliene sono grata. Chi ha voglia di fare un tuffo nel suo volto si immerga in: A piedi nudi nel parco (1967), La stangata (1973), Il grande Gatsby (1974), I tre giorni del Condor (1975), Tutti gli uomini del presidente (1976). E poi in tutti gli altri…

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