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Tullio Serafin, una vita raccontata da parole e immagini

Si è chiuso in bellezza l’ultimo incontro nell’atelier di Miranda Greggio per il maggio rodigino con il libro di Nicla Sguotti “Cinque lire per un biglietto, Tullio Serafin, la musica e l’incanto.

Il volume è cosi intitolato perché il maestro ha speso quella cifra per assistere alla Scala a Milano alla rappresentazione del “Falstaff”, ultima opera di Verdi, quando il compositore era ancora vivente, mettendosi in coda davanti al teatro come fanno oggi i teenagers per i concerti di musica rock negli stadio.

Questo libretto pensato per l’infanzia e le nuove generazioni permette di rendere familiare la vita di Tullio Serafin grande direttore d’orchestra del Novecento, con una scrittura scorrevole, non didascalica, con delle suggestioni nascoste, accompagnata dall’ironia delle illustrazioni di Piero Sandano, in questo incontro magico tra i due.

Tullio Serafin ha studiato al Conservatorio di Milano, mantenendosi ed acquistando un violino a formato intero dopo aver tenuto un concerto nel teatro che ora porta il suo nome, iniziando così una carriera che l’ha condotto in giro per il mondo con tenacia, nonostante le due guerre mondiali, conoscendo Strauss, D’Annunzio fino all’incontro con Mussolini a Roma nel 1942 per la direzione del teatro dell’Opera che il maestro accetta solo alla condizione di mantenere la sua autonomia.

Infatti riuscì a rappresentare l’opera “Wozzeck” di Alban Berg, considerata musica degenerata ed osteggiata da Hitler, ben orchestrata dal punto di vista musicale e suonata per la prima volta dopo un colloquio privato con Mussolini per ottenere l’autorizzazione scritta per presentare l’opera.

Il maestro ha diretto nel 1913 la prima rappresentazione all’Arena di Verona, dove pare lui abbia detto “qui si gioca a bocce” e dopo il lancio di una moneta si lasciò convincere dal tintinnio prodotto quando toccò il suolo e dall’eco prodotto.

Accusato di essere un collaborazionista impose le proprie scelte anche per maestranze ebree e fu molto seguito anche a New York; inoltre fu lo scopritore di Maria Callas, giovane promessa della lirica, che si affinò con la sua sapiente guida fino a diventare una star internazionale.

Nel 1962 ci fu nella sua casa ai Parioli l’audizione del giovane Pavarotti, nel ruolo del duca di Mantova in Rigoletto e dopo aver fatto portare due bottiglie di acqua che il cantante bevette completamente, ed ascoltando l’aria della “Donna è mobile” il maestro finalmente si convinse delle capacità del tenore esordiente e gli disse: “La faccia così a Palermo”.

L’autrice ha spiegato che esiste un carteggio di Tullio Serafin che la famiglia ha lasciato all’omonima associazione con lettere di Strauss, D’Annunzio, Malipiero, da cui emergono i famosi 18 tagli in Strauss, dove il compositore si affida alla maestria del direttore d’orchestra.

L’illustratore invece ha raccontato come ora si possano ottenere tante informazioni con internet come la studio di Mussolini con la sua scrivania e le lampade dell’epoca e questo aiuti in una attenta riproduzione grafica del contesto di cui di cui si sta parlando.

Questo libro ci parla di un uomo che non amava apparire, che non era glamour come Toscanini e sua figlia Wally, ma viveva nell’ombra, lasciando parlare solo la sua musica.

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