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Un cielo pieno di stelle minori: intervista a Mattia Signorini

Nel nuovo numero di REM, Paola Piccolo e Annarosa Granata intervistano lo scrittore rodigino Mattia Signorini, autore de “Stelle minori”, il suo ultimo romanzo, pubblicato da Feltrinelli. 

Quando hai deciso di scrivere questa storia? Da dove nasce l’idea?
Due anni fa, dopo aver accantonato due storie di cui non ero convinto, ho scritto di getto il primo capitolo di “Stelle minori”. Nasce da un’urgenza che pulsa in ognuno di noi, il bisogno di indagare l’idea di verità anche se la verità oggettiva è irraggiungibile. Noi stessi, quando raccontiamo la nostra vita, la ricostruiamo dai ricordi. Come dice Zeno, il protagonista, i ricordi non sono altro che alcuni dei pezzi di stoffa che compongono l’intero vestito.

Quanto c’è di biografico e quanto di fantasia?
Quando inizio a scrivere un romanzo esploro mondi che ancora non conosco. Metto in fila domande di cui non ho la risposta. Il mio vissuto entra sicuramente nelle pagine, ma lo fa in modo inconscio, nel racconto delle urgenze, degli stati emotivi, ma non nella storia. Un personaggio, quando nasce, vive di vita propria. (…)

Viste le numerose citazioni di libri e autori presenti in “Stelle Minori”, quali sono libri che ti hanno segnato come persona? Quali come scrittore?
Ho iniziato a scrivere seriamente quando alle superiori ho letto “Jack Frusciante” è uscito dal gruppo. Lì erano citati “Due di Due” di Andrea De Carlo e “Altri Libertini” di Pier Vittorio Tondelli. Soprattutto quest’ultimo nella mia adolescenza è stato fondamentale: mi ha mostrato come fosse possibile creare un’epica narrativa delle piccole cose. Ma i libri che hanno segnato il me adulto sono “Il Maestro e Margherita” di Bulgakov e “Cent’anni di solitudine” di Marquez.

Tu sei andato via, ma poi hai deciso di ritornare nella tua città d’origine: sei stato spinto dalla voglia di riscattarla?
Sono ritornato a Rovigo perché la provincia, con i suoi meccanismi sotterranei, continuava a chiamarmi ogni volta che mi fermavo anche solo per uno o due giorni. Poi, vivendoci, è capitato di dare vita a progetti come “Rovigoracconta” (www.rovigoracconta.it) e la scuola “Palomar” (www.scuolapalomar.it), gocce in un mare che è la comunità. La comunità della mia città e del Polesine è fatta di tante persone che si danno da fare ogni giorno per portare bellezza.

Quali sono secondo te le potenzialità di Rovigo e del Polesine?
È un meraviglioso territorio di confine. È la nostra Camargue, potrebbe diventare un punto di riferimento in Italia per il turismo slow, ma c’è ancora molto da costruire a livello comunicativo e di servizi. Non siamo ancora in grado di avere una visione di ampio respiro. Nonostante tutto amo questa terra, anche per le sue contraddizioni.  

L’intervista completa è nel numero di REM attualmente in edicola e in libreria. Si può acquistare on line a questo link

La foto di Mattia Signorini è di Andrea Verzola

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2 Responses to Un cielo pieno di stelle minori: intervista a Mattia Signorini

  1. antonella Giuriola ha detto:

    Mi piace il vostro giornale e trovo che la scelta degli argomenti trattati negli articoli tratteggi una nuova immagine del nostro territorio e non solo.
    Un piccolo suggerimento: inserite la data di pubblicazione anche alla fine di ogni articolo. E’ utile ritrovare un riferimento temporale soprattutto quando si vanno a leggere i contributi precedenti.

    • Redazione Redazione ha detto:

      Grazie, Antonella, per l’apprezzamento, ma soprattutto per il suggerimento. In effetti sarebbe utile, ne teniamo conto per i prossimi articoli.

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