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Un metro e rotti più bassi

Con la siccità di questa primavera sono riaffiorate tante cose dai fiumi in magra, tra cui tracce e ricordi del passato. Il Canalbianco ad Adria è anch’esso molto in secca, in parte artificialmente: infatti è in corso il consolidamento di una sponda, e l’acqua del ramo cittadino è tenuta più bassa del solito di oltre un metro.

Con la messa in secca sono riemerse le vecchie banchine per l’attracco delle barche. Ultimamente si vedeva solo una rampa di scale che spariva nell’acqua, ora sotto sono riapparsi anche tutto il molo e, ancora più in basso, un secondo ordine di scale.

A metà aprile, quando la messa in secca era più marcata di adesso, sono sceso dalla strada e per la prima volta mi sono fatto una passeggiata lungo il molo. Poi sono sceso ancora, giù da una delle rampe solitamente sommerse, fino all’acqua.

Non ci ero mai stato, giù di sedici gradini; e non solo io. L’ultima volta che degli esseri umani hanno sceso così tanto quelle scale dev’essere stato intorno agli anni ’40. Poi il basso Polesine è rapidamente sprofondato. I motivi principali sono le pesanti estrazioni di metano a metà ‘900 e, in parte, l’attività di bonifica (la sostanza organica del terreno, asciugandosi, si riduce di volume). Da allora, con la subsidenza, quel molo è scomparso sotto il Canalbianco.

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Ad aprile, con l’acqua momentaneamente più bassa, la vista era simile a quella delle foto storiche. Nelle scorse settimane molte persone si sono fermate a vedere il vecchio porto-canale di Adria, in una fotografia vivente del passato.

Però non va dimenticato che i cambiamenti veloci come la recente subsidenza (o anche uno stesso prosciugamento) hanno delle conseguenze. Ogni sistema reagisce cercando di adattarsi, ma a volte non fa in tempo, e così non funziona più come prima. Certo, nei millenni il mare è stato sia molto più alto che molto più basso di com’è adesso, ma tutti i suoi cambiamenti sono stati graduali. Qui, invece, è stato nel giro di un solo decennio che siamo finiti un metro e rotti più bassi.

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