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Una sera di cent’anni fa alla Scala

Le più coinvolgenti tra le tante scoperte che il lavoro di ricerca su Tullio Serafin regala sono senza dubbio quelle in cui la sua vicenda personale si intreccia agli avvenimenti storici, a momenti che hanno cambiato la vita di milioni di persone, tanto importanti da caratterizzare un’epoca.

Oggi l’Italia celebra la festa della Vittoria, si ricordano i cento anni dall’armistizio di Villa Giusti, che sancì per gli Italiani la fine della Grande guerra. Anche Serafin, allora direttore principale alla Scala, si trovò a vivere gli anni dolorosi e tragici della guerra e al primo conflitto mondiale, in particolare al suo epilogo, si riferisce un episodio che egli stesso racconta nelle sue memorie. A quel particolare avvenimento, narrato anche in altre fonti, ho dedicato ampio spazio nella seconda edizione del mio saggio sul maestro (Tullio Serafin, il custode del bel canto), in uscita a novembre con l’editore Armelin Musica. Vista la ricorrenza così importante, ne anticipo qui alcuni momenti, utili a capire quale potesse essere il clima in cui l’Italia visse quei giorni così cruciali per il proprio futuro.

Dopo la Battaglia del Solstizio, nell’estate del ’18, La Scala pensò di organizzare una stagione, della quale venne offerta a Serafin la direzione artistica. Il maestro accettò l’incarico e, insieme ad alcuni componenti del cast, si occupò della raccolta fondi, facendo appello alla generosità delle famiglie facoltose milanesi. La stagione si poté realizzare, le opere in programma comprendevano anche Mefistofele diretta da Arturo Toscanini per commemorare Arrigo Boito, morto nel giugno, Aida diretta da Edoardo Mascheroni e la première della Nave di Italo Montemezzi su libretto ridotto da Tito Ricordi da un testo di Gabriele D’Annunzio.

Come da programma, La nave venne messa in scena la sera del 3 novembre 1918, a dirigerla c’era Tullio Serafin e il cast comprendeva anche sua moglie Elena Rakowska. Serafin nelle sue memorie racconta che, dopo il primo atto, mentre si accingeva, già pronto sul podio, a dare inizio al secondo, le luci si accesero e da dietro il sipario si affacciò Tito Ricordi che disse a gran voce: «Le truppe italiane sono entrate a Trento!».

Non mi si chieda di descrivere ciò che accadde in teatro – queste le parole di Serafin – attaccai la Marcia Reale; ma chi l’intese, in quel fragore d’applausi, in quelle urla di gioia?

Il maestro diresse poi il secondo atto e dopo l’intervallo, come previsto, tornò sul podio per iniziare il terzo.

La scena si ripeté – prosegue il direttore veneto – ancora le luci, ancora lo scostar del sipario, e ancora Tito Ricordi alla ribalta, per dire: «Gli Italiani sono sbarcati a Trieste!». Fu una frenesia fantastica, con la gente che s’abbracciava, sventolava i fazzoletti, rideva e piangeva.

Serafin definisce quel 3 novembre 1918 alla Scala una “sera di gioia tremenda” per lui, per gli artisti, per le maestranze e tutti i presenti in teatro, ma anche per l’Italia intera, la quale vedeva finalmente dissolversi l’incubo della guerra. A un secolo di distanza, l’emozione che traspare dalle sue parole rimane viva, egli sembra quasi invitarci a non rimanere indifferenti, a lasciarci coinvolgere da quella “bufera d’esultanza” che investì all’improvviso La Scala, una sera di cent’anni fa.

Nicla Sguotti – 4 novembre 2018

In copertina: Disegno di Guido Marussig per il terzo episodio della Nave – Milano, Teatro Alla Scala, 3 novembre 1918 (www.planethugill.com).

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