Un insolito e particolare programma è stato proposto dall’Orchestra di Padova e del Veneto, diretta da Marco Angius, martedì 9 maggio al Teatro Sociale di Rovigo (ore 21.00) e mercoledì 10 maggio all’Auditorium Pollini di Padova (ore 21.00) con la voce di Cristina Zavalloni. Soprano, figura poliedrica di musicista di formazione jazzistica, che ha intrapreso lo studio del belcanto e della composizione a diciotto anni nel Conservatorio di Bologna, sua città natale, Cristina ha qui cantato il repertorio barocco nell’Incoronazione di Poppea, nel Combattimento di Tancredi e Clorinda, passando poi alla musica contemporanea con prime esecuzioni di Carlo Boccadoro, Luca Mosca, Emanuele Casale, Michael Nyman,in seguito predilige il jazz collaborando anche con la “ Brass Bang “ di Paolo Fresu, Gianluca Petrella, Marcus Rojas, Steven Bernstein, poi Stefano Bollani, la Radar Band, Uri Caine ed il suo quartetto Special Dish.

Si potrebbe parlare di contaminazione ma, senza insistere tanto sui confini, sempre artificiali ed opinabili, fra i diversi generi musicali, basta dire che il concerto si è lasciato attraversare da molta musica del mondo, suggerendo i contesti più diversi e insieme proponendo la loro mescolanza in un unico immaginario poetico del presente, imbevuto di nostalgia, di malinconia, di uno struggente rimpianto, dolce e drammatico allo stesso tempo.

Pioniere di quest’operazione di attraversamento è il compositore Salvatore Sciarrino, che con la musica degli altri tempi e degli altri luoghi da sempre coltiva un rapporto di dialogo, anzi di intimità strettissima. Il concerto, infatti, si è aperto con una sua composizione in prima esecuzione assoluta, Come se un amico per soprano e orchestra. Elaborazione originale di uno dei poco noti Trois nouvelles études di Frédéric Chopin con aggiunta di un testo di Sciarrino, questa composizione è soprattutto una celebrazione dell’amicizia quale unica atmosfera in cui può respirare il pensiero: un’amicizia che in forma intangibile, ma profondamente vissuta, lega Sciarrino agli gli autori della storia, e in modo particolare a Chopin.

Ma è anche una meditazione dolorosa che lamenta la lontananza delle persone care, la solitudine del viandante non accolto, il tramonto della cultura e la crescita dell’intolleranza: e infatti il testo parla del mondo visto da chi dorme per strada, a livello del terreno, in “un mondo di bottiglie e di scarpe, non facce non visi”.

Una rappresentazione dei margini è anche, in qualche modo, Porgy and Bess, l’opera di Gershwin di cui l’Orchestra ha eseguito la suite approntata dallo stesso compositore nel 1936, Catfish Row. Ma è soprattutto un universo sonoro, tanto carico che quasi stordisce: la trama dell’opera, ambientata in una periferia in cui vive una comunità di afroamericani, dà infatti a Gershwin l’occasione di mescolare elementi tratti dalle work songs, dal blues, dallo spiritual, dagli inni e dalle fanfare, insieme a suoni extramusicali come campane e colpi di martello. Il risultato, nella forma condensata della suite, è uno spazio pieno di suono, spesso scuro, sempre densissimo, che ricorda un po’ Mahler e un po’ Stravinsky, salvo a volte aprirsi alla pura sensualità della melodia – è quello che succede quando arriva il tema di Summertime, nato in quest’opera e diventato in seguito uno dei più frequentati standard del jazz.

Dev’essere stato proprio questo piacere della melodia a dare l’impulso all’indagine che ha portato Sciarrino a rielaborare per orchestra, con o senza voce, alcune fra le più note canzoni degli anni ’20, ’30 e ’40 nel ciclo Nove canzoni del XX secolo, che chiuderà il concerto. Da Second hand rose del 1921 fino a Dream, di Johnny Mercer, del 1943, i brani scelti da Sciarrino sono una selezione delle melodie più raffinate del periodo più fiorente del musicale del canto jazz, molte delle quali, divenute degli standard, vivono ancora in innumerevoli versioni successive, ma sempre fuori dall’ambito colto; e di certo l’attenzione prestata loro da uno dei maggiori compositori di musica contemporanea ne illuminerà angoli e ne ha rivelato colori e sfumature, che ancora non erano stati portati alla nostra percezione, donando emozioni forti in questo repertorio poco amato perchè poco conosciuto.

Alla fine la sorpresa della presenza sul palco dell’autore Salvatore Sciarrino, nato nel 1947 a Palermo, compositore autodidatta già a 12 anni, ed in seguito Maestro in una squisita rivoluzione musicale, per un diverso modo di ascoltare, un’emozionante presa di coscienza e di sè e della realtà, in quanto al centro viene posto non più l’autore o la partitura, bensì l’ascoltatore.
Grande maestria del direttore d’orchestra Marco Angius, specialista nell’interpretazione della musica contemporanea, che ha ben condotto l’Orchestra di Padova e del Veneto, tra cui suonavano anche giovanissimi musicisti.

Cristina Zavalloni ha saputo dare egregiamente voce alle composizioni di Salvatore Sciarrino, trasmettendo un pathos emotivo ricco di vibrazioni liriche, passando a sonorità più basse con grande abilità e con una gestualità ed una postura corporea molto sensuale, pur nella sua esile figura longilinea, contrastata da due larghe spalle, oserei dire da nuotatrice; il tutto con una armonia stupenda.

Per bis la canzone Second hand Rose, di Grant Clarke e James F. Hanley, di cui la soprano racconta che la protagonista è una ragazza figlia di un rigattiere, che aveva tutto usato, i cappelli, le scarpe, i vestiti, compreso l’uomo che lei adorava, perchè era già sposato; nell’arrangiamento per voce ed orchestra del Maestro Sciarrino. Un concerto meraviglioso e chi è rimasto a casa a guardare la partita si è davvero perso una esperienza musicale unica, in prima esecuzione assoluta.

Il Concerto è realizzato con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Il ricavato è stato interamente devoluto in beneficenza all’Associazione Parkinson di Rovigo, Presidente Libera Santato, e all’Associazione Progetto Insieme di Noventa Padovana (PD). Info: www.opvorchestra.it

Cristina Zavalloni
Cristina Zavalloni

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