Il Comune di Ferrara e la Fondazione Ferrara Arte, in collaborazione con il Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, rendono omaggio a 180 anni di fotografia, con una significativa esposizione allestita dal 11 febbraio al 2 maggio 2021 a Ferrara, negli spazi del Padiglione d’Arte Contemporanea.

La mostra nata da una idea di Vittorio Sgarbi ed Italo Zannier si concentra sull’emblematica figura di Italo Zannier, intellettuale, fotografo e docente, primo titolare di una cattedra di Storia della fotografia in Italia, indagando due aspetti della sua poliedrica persona, cioè quello dello studioso appassionato, e del “fotografo innocente”, come lui stesso ama definirsi.

Fotografo e accademico

Italo Zannier (Spilimbergo, 1932), dopo gli studi di architettura e di pittura, si è dedicato alla fotografia dal 1952, ed è stato pioniere della storia della fotografia in Italia. Tra i fondatori del Gruppo friulano per una nuova fotografia (1955), interessato a ricerche sociologiche e ambientali, ha lavorato dapprima in Friuli (1952-65) e successivamente in tutto il territorio nazionale, dedicandosi in particolare alle coste e ai monti grazie a un’importante committenza da parte dell’ENI (1967-76).

Impegnato nell’insegnamento universitario dal 1960, ha collaborato con diverse riviste («L’architettura. Cronaca e storia», «Camera», «Foto magazine», «Popular photography») e ha curato Fotologia, Studi di storia della fotografia e Fotostorica, Gli archivi della fotografia. È membro, tra l’altro, della Société européenne pour l’histoire de la photographie; ha collaborato a diverse esposizioni internazionali (La fotografia, in Paesaggio mediterraneo, Siviglia, Expo, 1992; la sezione di fotografia in The Italian Metamorphosis, New York, Guggenheim Museum, 1994, e Wolfsburg, Kunstmuseum, 1995; L’io e il suo doppio. Cent’anni di ritratto fotografico in Italia, Venezia, Biennale, 1995) ed è autore di numerosissimi saggi di storia e tecnica della fotografia.

180 anni di scatti

La mostra concepita in un doppio binario documentale ed artistico, con allestimenti curati da Giulio Zannier e da Pietro Di Natale, permette al visitatore di approfondire la storia della fotografia e di interrogarsi sull’identità stessa del mezzo che, malgrado la sua dilagante presenza, resta ancora ambigua e per certi versi enigmatica.

L’entusiasmo e la curiosità di Zannier si riflettono nella raccolta di circa 100 preziosi volumi provenienti dalla sua collezione, che permettono di ripercorrere l’evoluzione della fotografia dalle origini ad oggi, esposti nella prima sezione della mostra situata al piano terra, in cui troviamo il Gran quadro della storia di Roma antica (1816) dell’incisore Bartolomeo Pinelli; i volumi contemporanei a Daguerre (1839-1849) sul viaggio in Oriente di Horace Vernet scritti da Goupil Fesquet; il catalogo dell’Esposizione di Londra del 1951; I Mille di Garibaldi; i Paesaggi italici nella Divina Commedia; More men of Mark in fototipia di Alvin Langdon Coburn; lo Stieglitz Memorial Portfolio (1947); i fotolibri di Andy Warhol e William Klein; Minamata di William Eugene Smith; fino al recentissimo e monumentale volume Roma, Un impero alle radici dell’Europa di Luca Campigotto.

La seconda sezione intitolata Italo Zannier “fotografo innocente”, allestita nelle sale al piano superiore del Padiglione d’Arte Contemporanea, documenta dal 1952 ad oggi, la sua attività artistica con circa 100 fotografie esposte con semplici cornici  di legno chiaro, senza passepartout o vetro, che spaziano dall’approccio neorealista degli anni Cinquanta, con un impianto cromatico in bianco e nero, nelle foto di interni delle case e del lavoro contadino, fino alle sperimentazioni più recenti con strumenti digitali: un nucleo di immagini che costituisce un’esplicita dichiarazione di poetica e un’indicazione ideologica.

Completano il percorso un video in cui Zannier  si racconta e  quattro interviste a critici della fotografia e dell’arte, Vittorio Sgarbi, Angelo Maggi, Massimo Donà e Michele Smargiassi, autori presenti nel catalogo di mostra.

Immagini fatte a macchina

Le sezioni espositive fotografiche sono:

Italo Zannier con il suo immancabile cappello rosso granata, ha vivacemente parlato della sua esposizione: “Considero questa come la più bella mostra che mi abbia riguardato. La fotografia è l’immagine fatta a macchina, è il passaggio dal fatto a mano al fatto a macchina, per cui per capire quello che sta dietro a una foto, suggerisco di leggere tanto e di documentarsi. Noi invecchiamo, la fotografia ringiovanisce, grazie a tecniche e strumenti nuovi. Sapere la storia vuol dire capire gli stimoli che hanno portato all’evoluzione, e serve per andare avanti. Non esiste un rigoroso bianco e nero, ma una rigorosa immagine che è l’idea della realtà”; quindi si può pensare al colore, come Zannier ha fatto con la sua recente produzione solo a colori, usando una compatta Sony.

In un’epoca in cui i mezzi di informazione sono globalizzati e pervasivi, il lessico fotografico che è alla loro base necessita di una nuova significazione per comprendere l’immagine oltre la sua immediata apparenza, tenendo presente il percorso storico e la necessità dell’approfondimento, e questo Zannier l’ha sempre fatto; infatti la sua inesausta attività e il suo pensiero critico hanno formato intere generazioni di fotografi e studiosi.

La mostra è visitabile dal lunedì al venerdì, dalle ore 11 alle 17.30 al PAC Corso Porta Mare, 5 a Ferrara. La prenotazione è fortemente consigliata

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