“Dai romantici a Segantini. Storie di lune e poi di sguardi e montagne” è la mostra di capolavori dalla Fondazione Oskar Reinhart, allestita al Centro San Gaetano a Padova, dal 29 gennaio al 5 giugno 2022.

Promossa dal comune di Padova e da Linea d’ombra, è il primo capitolo di un ampio progetto espositivo, concepito da Marco Goldin con il titolo complessivo di “Geografie dell’Europa. La trama della pittura tra Ottocento e Novecento”.

La collezione della Fondazione Oskar Reinhart

La mostra si basa sulla collezione della Fondazione Oskar Reinhart, parte della rete del Kunst Museum di Winterthur, uno dei poli artistici di maggior interesse della Confederazione elvetica.

“Poco rivolto all’arte dell’impressionismo francese, contrariamente ai maggiori collezionisti svizzeri del suo stesso tempo, Oskar Reinhart aveva nei libri e nelle teorie di Julius Meier-Graefe il suo punto di riferimento” annota Marco Goldin.

“La grande mostra berlinese del 1906, che lo stesso Meier-Graefe, assieme a Lichtwark e Von Tschudi, dedicò alla riscoperta dell’arte tedesca del diciannovesimo secolo, rimase per lui sempre un esempio e da lì nacque il suo collezionismo. Fu quella esposizione a rivelare alla pubblica attenzione il romanticismo tedesco. Ma soprattutto riportò in auge la figura inarrivabile di Caspar David Friedrich, caduto nell’oblio dopo la morte avvenuta prima della metà del secolo. La collezione Reinhart include cinque dipinti meravigliosi di Friedrich, tutti presenti a Padova. Tra essi spicca il capolavoro “Le bianche scogliere di Rügen”, uno degli emblemi del romanticismo”.

Un racconto nuovo e pieno di fascino

75 opere dalla Fondazione Oskar Reinhart di cui 74 inedite in Italia, sono presenti ora a Padova. A partire proprio dal romanticismo in Germania, con i suoi esponenti maggiori da Friedrich a Runge a Dahl, sono visibili in sei sezioni tematiche, cronologicamente separate, che consentono al visitatore di essere partecipe dell’arte svizzera e tedesca dell’Ottocento.

La mostra è un racconto nuovo e pieno di fascino, attraverso opere di grande bellezza, entro una pittura che dalla strepitosa modernità dei paesaggi di fine Settecento in Svizzera di Caspar Wolf, che quasi anticipa Turner, arriverà fino a Segantini. In mezzo, una vera e propria avventura della forma e del colore, con paesaggi e ritratti altrettanto significativi, procedendo poi dal romanticismo, ai vari realismi sia tedeschi sia svizzeri, con sezioni monografiche, dedicate a Böcklin e Hodler, fino all’impressionismo tedesco e alle novità francesizzanti, del colore di pittori svizzeri come Cuno Amiet e Giovanni Giacometti, il papà del grande scultore Alberto.

Tra Hodler e Segantini nasce la devozione emozionata per la montagna che è insieme spalto fisico e categoria dello spirito. La mostra ne dà una ampia e appassionata testimonianza, innalzando così alla natura un vero e proprio inno. “L’Ottocento è il secolo della natura”. Quella natura che attraverso grandi immagini fotografiche, farà anche da sfondo alle opere, così inserite in un vero e proprio contesto naturale. Un caleidoscopio vivente.

Le sezioni della mostra

Di acque, prati e montagne. Il paesaggio in Svizzera da Wolf a Calame tra Settecento e Ottocento

La prima sezione della mostra ripercorre la storia della pittura di paesaggio in Svizzera dall’ultimo quarto del Settecento, con l’opera nuovissima di Caspar Wolf dedicata alla montagna, fino agli anni sessanta dell’Ottocento. La parte francese è legata principalmente all’esempio di Corot, come in Alexandre Calame e Barthélemy Menn, mentre quella tedesca, dipendente da Courbet, la troviamo in Robert Zünd, Rudolf Koller e Frank Buchser.
In seguito Wolf dipinse le sue montagne e soprattutto i ghiacciai, spingendosi in zone fino a quel momento non percorse e la sua pittura diventa così testimonianza. Questo accade nei quadri come “Il ghiacciaio di Grindelwald”.

L’Italia, la mitologia e il viaggio. Böcklin, Pan e l’amore per il Bel Paese

La terza sezione della mostra ha al suo centro l’opera di un pittore, Arnold Böcklin Campione di un simbolismo piuttosto eccentrico, l’artista di Basilea, sulla scia delle teorie di Burckhardt e soprattutto Nietzsche, che proprio nell’università di quella città insegnarono. L’elemento musicale torna nel sensibilissimo dipinto “Bambini che intagliano zufoli”, a simboleggiare l’origine della musica, che nasce direttamente nella natura. Molti dei quadri più importanti di Böcklin sono stati realizzati in più versioni ed è questo il caso di Tritone e Nereide; assieme a “Pan e al suo seguito”, mentre l’altro grande tema preferito dal pittore per quanto riguarda la mitologia erano le creature del mare.

Lo sguardo e il mistero del silenzio. Ritratti e realtà in Svizzera da Anker a Hodler

La quarta sezione della mostra include, nell’ambito del ritratto e della figura, i due pittori più popolari in Svizzera nel secondo Ottocento, Albert Anker e Ferdinand Hodler. Anker ha dipinto moltissime scene di vita quotidiana, diventate occasioni per un diario sentimentale che con frequenza si volge al racconto della vita dei bambini, come nel meraviglioso ritratto nel 1874 della figlia “Louise” a Parigi o in “L’asilo”, uno dei suoi quadri di maggior successo, con gruppi di figure nell’intimità domestica.
I ritratti e le figure di Ferdinand Hodler, dipinti negli stessi anni di quelli di Anker, hanno da un lato un’ascendenza ugualmente francese che origina da Courbet, ma anche l’amore verso il naturalismo acuminato di Holbein.

Il racconto della vita. Dal realismo all’impressionismo tra Austria e Germania

La quinta sezione della mostra indugia specialmente sulla situazione del realismo in Germania nella seconda metà dell’Ottocento, fino alle prove di alcuni pittori, da Liebermann a Slevogt a Corinth, nell’ambito impressionista. Tutto questo preceduto da un pittore austriaco molto interessante, Ferdinand Georg Waldmüller, il quale assai precocemente offre della natura una visione fresca e libera per il suo tempo, pregna di luci che amava cogliere soprattutto nelle ore del mezzogiorno, unita alla pittura del tedesco Adolph Menzel, che ha saputo dare prove di straordinaria sensibilità di luci ed atmosfera.

La valle incantata. Tra occhi, villaggi e montagne nella Svizzera che cambia colore da Segantini a Giacometti

La sesta sezione della mostra mette in scena il passaggio, nella pittura svizzera tra Otto e Novecento, verso la descrizione di un colore che cambia e si fa modernissimo. È questo il caso soprattutto di Giovanni Segantini e Ferdinand Hodler, esponenti, seppure in maniera diversa, della grande famiglia del simbolismo internazionale. Ma a esiti di indubbia modernità, tra Van Gogh e Gauguin, giungono anche Cuno Amiet e Giovanni Giacometti, praticamente coetanei, essendo nati entrambi nel marzo 1868. Essi sono parte fondamentale della poesia in immagini della montagna svizzera, avendo come spazio dell’anima i luoghi attorno al passo del Maloja. Vi sfugge soltanto Hodler, quasi sempre centrato sull’Oberland bernese.

Il Maloja, sopra Saint-Moritz, al di là della bellezza dell’ambiente, deve il suo prestigio all’avere ospitato il pittore Giovanni Segantini, negli ultimi cinque anni della sua vita. Segantini abitò uno chalet e vi affiancò un atelier di propria concezione, dove nel1893 dipinse “Paesaggio alpino con donna all’abbeveratoio”, mettendo la figura al centro della vita.

L’altra vasta tela con cui si chiude la mostra, “Sguardo sull’infinito” del 1916, ci porta a Ferdinand Hodler, ad uno dei suoi temi più famosi, cioè il parallelismo dei corpi, realizzato in più versioni. Un’idea complessa che sembra quasi sintetizzare, al pari delle tante montagne da lui dipinte in quegli anni, il guardare alla conclusione della vita, come a una sfuggente realtà persa ormai nell’infinito.

La mostra a Padova

La mostra è visitabile al Centro San Gaetano a Padova, via Altinate, 71 dal 29 gennaio al 5 giugno 2022; per l’ingresso nel Centro San Gaetano, è obbligatorio il green pass rafforzato e l’uso della mascherina FFP2.
ORARIO MOSTRA

Per informazioni: dal lunedì al venerdì: ore 9-13.30 – 14.30-18 – tel. 0422 429999 – biglietto@lineadombra.it

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