Un emendamento alla nuova legge di stabilità propone l’istituzione del Parco interregionale del Delta del Po, cancellando di fatto il progetto di unificare i due parchi in un’unica realtà di respiro nazionale.

L’hanno denunciato in questi giorni la Lipu e il Wwf, puntando il dito sul testo presentato da due senatori del Partito Democratico, Massimo Caleo e Stefano Vaccari, che riguarda proprio il futuro del Delta del Po: non un parco nazionale, come auspicano da tempo le associazioni, ma una realtà interregionale, per tenere insieme l’ente parco parco veneto e quello emiliano.

“Cosa c’entra l’abrogazione della previsione del Parco Nazionale Delta del Po con la Legge di Stabilità? – commenta il Wwf in una nota – Assolutamente nulla. Eppure l’emendamento prevede proprio questo, rispolverando la vecchia tradizione di usare le finanziarie come veicoli per far passare di tutto”. In questo caso, l’istituzione del nuovo parco avverrebbe ai sensi della legge 131 del 2003 sulla “armonizzazione delle normative regionali”, anziché della Legge quadro sui parchi (n. 394/1991). 

Dunque non un’area tutelata secondo le regole di un parco nazionale, ma secondo altre regole, definite dalle due regioni interessate. La differenza tra un parco nazionale e una realtà interregionale non è di pura forma, spiega il Wwf. Il Delta del Po è un tesoro di biodiversità, flagellato dal bracconaggio e dalla pesca di frode, ma dai parchi regionali sono escluse molte delle aree tutelate dall’Europa per importanza naturalistica: del parco emiliano-romagnolo, ad esempio, fanno parte solo 7 dei 20 siti di importanza comunitaria (Sic) o Zone di protezione speciale (Zps) e del parco veneto solo 5 degli 8 siti della Rete Natura 2000, con l’esclusione ad esempio di aree pregiate come il Vallone di Loreo, le Dune di Rosolino e Volto, il Bosco di Nordio.

Inoltre, la realizzazione della nuova realtà interregionale dovrebbe avvenire obbligatoriamente con l’intesa delle regioni che finanzierebbero il parco. Considerato il fallimento di qualsiasi accordo tra Veneto ed Emilia Romagna in questo senso, c’è da stare freschi. E l’emendamento prevede la cancellazione del comma della Legge quadro, secondo il quale, in caso di mancato accordo, si preveda l’istituzione di un parco nazionale.

Proprio la Legge quadro sui parchi nazionali è stata oggetto, nei mesi scorsi, di una proposta di riforma, criticata da molte associazioni ambientalisti, ma anche dal mondo della cultura e della scienza. Con l’emendamento, suggeriscono le associazioni, si cerca probabilmente di far rientrare dalla finestra le proposte sbattute fuori dalla porta.

Addio parco nazionale del Delta del Po, insomma. Per la Lipu, l’emendamento otterrebbe un solo risultato: “uccidere un parco fingendo di istituirlo”. Non c’è da dargli torto, a ripercorrere le travagliate vicende dell’ente parco del nostro territorio, tra ritardi, commissariamenti e un piano di tutela mai decollato, sempre nel mirino delle associazioni di cacciatori, degli agricoltori e di altri portatori di interessi contrari. L’impressione è che il Delta del Po polesano in questi venti anni dalla nascita dell’ente sia stato tutto, tranne un parco.

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