Ai bambini di Maria Pia Morelli non interessa parlare agli adulti. È come se li dessero già per persi. A loro importa rivolgersi direttamente agli altri bambini e stringere alleanze. Le sagome dei corpi e degli oggetti sono appese a una matita infantile e al vago dell’acquerello. Senza compiacere nessuna estetica adulta, si presentano per quello che sono nella realtà dei loro sogni da svegli. E mettono incomodi gli adulti, quando li guardano. Cos’avranno mai da dirsi allora tra loro?

I bambini di cui parliamo sono i protagonisti di Agata allegra Mucci, la collana di storie scritte e illustrate da Maria Pia Morelli. Romagnola di nascita, veneta di adozione, ha iniziato la saga di Agata allegra nel 2018. È arrivata a scrivere e a disegnare otto volumi, prima per Peruzzi Editore e poi per le edizioni Biblos. «Slow book», li definisce lei, per dire che sono storie gentili e necessarie:

«Sono bambini tenaci, intraprendenti e coraggiosi: abbiamo bisogno di farci trascinare da loro, da tutto il loro sguardo sul mondo per cambiare il mondo».

Maria Pia Morelli ha un background ricco e curioso: inizia come marketing manager, diventa una imprenditrice di successo (nel settore delle ceramiche) e per più di sette anni dirige l’Istituto Internazionale sugli studi e la ricerca di Antonio Canova e il neoclassicismo.

La scrittura la abitava già. È suo, ad esempio, il romanzo uscito l’anno scorso per le edizioni Cairo, Cronaca di una passione argentina. Ma è Agata, la protagonista della sua storia, ad averla trascinata nella narrazione che contempla scrittura e illustrazione.

«In ognuno dei libri c’è un’avventura – racconta – L’amicizia, la ribellione verso le ingiustizie, l’alimentazione sana, il rispetto per l’ambiente, il coraggio di osare. Perché c’è bisogno di una nuova generazione consapevole dei propri sogni».

L’autrice ha attinto a piene mani alla sua vita, osservando da vicino ogni giorno i “suoi” bambini: il figlio Massimiliano prima, e poi Agata (eccola), nata da un successivo matrimonio del marito e poi Allegra, una bimba cinese adottata da uno zio di Agata. Un piccolo clan familiare, con una propria singolare e ricca geometria, di cui fanno parte anche molti degli animali raccontati nelle storie illustrate. Da quei bambini passa l’audacia di rispettare qualunque essere vivente, umano e non umano, di capovolgere quello che agli adulti sembra ineluttabile o impossibile, di sfidare le regole della paura. Non poca cosa, hanno sulle spalle. Ma forse sono gli unici a poterlo fare. Il successo è arrivato fin da subito. Tradotte in inglese, le storie di Agata e Allegra sono arrivate anche ai nipoti della regina Elisabetta e così da Kensington Palace sono pervenuti i ringraziamenti regali.

Come se la forma del libro non bastasse, «per avvicinare altri bambini in un altro modo», le illustrazioni ora sono diventate una mostra itinerante in tutta Italia che l’autrice ha chiamato Leggi, sogna, viaggia. Prima tappa al Museo Civico di Bassano del Grappa (Vi) dove sono visibili fino al 30 settembre. Poi a Cittadella, come omaggio agli 800 anni dalla fondazione della città, con una storia scritta appositamente dove compare anche il personaggio di Lucciolo, un drone che porta i bambini a scoprire il mondo della musica. A Vicenza debutterà una trama con Agata e Tiepolo. A Lecce resterà per tre mesi dentro al Castello Carlo V. E così via, in giro per l’Italia, per tutto il prossimo anno.

«Il mio sogno nel cassetto è farne una trasposizione cinematografica, un film di animazione magari. Ma dai sogni bisogna cominciare: e quello più grande è di creare in Veneto un grande hub dedicato ai più piccoli».

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