Sono forse fra i pochi che non si lamentano di questa clausura forzata, perché da tempo desideravo un periodo di calma e di concentrazione. Lo scorso anno è stato frenetico, ogni giorno in giro, a Padova, a Rovigo, a Ferrara, o in uffici vari a Adria. Ho speso migliaia di euro in benzina, in ticket per i parcheggi o in caffè per reggere lo stress.
Ora ho ripreso in mano i libri che avevo accantonato sperando in un periodo di stasi. E’ una stasi un po’ esagerata, ma non mi dispiace poi molto, perché, legittimato dal blocco generale, posso dedicarmi al lavoro di ricerca storica, e, come un esploratore sedentario, mi avventuro in luoghi ignoti. L’unico serio limite è dato dall’impossibilità di consultare biblioteche e archivi. Mi accontento dei miei libri o di quello che trovo on line.
Una prima pista di ricerca sono le Famiglie patrizie veneziane a Adria. Adria ha sempre coltivato un rapporto speciale con Venezia dal 1500 in poi. Ho scoperto proprio in questi giorni che anche Venezia, dopo la conquista napoleonica del 1797, aveva chiesto che Adria rimanesse nella sua provincia, ma non le fu concesso. Nella nostra città si sono insediate molte famiglie veneziane, di cui però, in molti casi si è perso il ricordo. Di alcune è rimasto il toponimo: Emo, Valier, Basadonna, Pesaro, Garzoni. Altre sono arrivate fino a noi: i Zorzi e gli Zen. Ma tutti i casati avevano possedimenti e case, le Ca’:  Albrizzi, Minio, Morosini, Venier. Ad esempio i Querini  possedevano del terreno in Amolara e a Mazzorno, che si può dire sia stata fondata da loro, i Grimani parte delle Valli di Adria, i Tiepolo a Bottrighe, i Grassi a Valliera, i Badoer a Mazzorno. Inoltre il Comune di Adria ha sede nel Palazzo dei Labia. E poi c’erano i nobili nominati podestà, come Giacomo Corner, o vescovi, come Giovanni Francesco Mora. E forse altri ancora da riscoprire. Attraverso le famiglie veneziane si potrebbe accennare sia alle famiglie borghesi o ebree che sono subentrate nelle loro proprietà, sia riconoscere qualche loro casa padronale o località che nel frattempo ha cambiato nome.
Un altro lavoro, già iniziato, riguarda i sindaci che si sono succeduti a Adria dall’Unità d’Italia fino ad oggi. Ci sono sindaci importanti che hanno segnato la storia di Adria, basti pensare a Sante Tugnolo, sindaco durante l’alluvione del 1951, tra i più giovani d’Italia, a Mario Badio, uno dei primi a essere sostenuto da un’alleanza di Centro-sinistra, a Cavallari che ha governato in accoppiata con Elios Andreini vice sindaco . Per non parlare degli altri sindaci del secondo dopoguerra: Cesare Zen, Ballotta, Cester. O di quelli del dopo Risorgimento, Alfonso Turri, Ferrante Zen, i vari Salvagnini. Di alcuni, che sono stati dirigenti della Fondazione Bocchi, ho già pronte delle schede, fornitemi da un amico. In Wikipedia sono elencati quelli del dopoguerra, ma si potrebbe, come succede in altri comuni, fare un’iscrizione in municipio con i nomi, o fare una pubblicazione.
Avrei un testo già pronto, però è da alleggerire. Si tratta di un diario che ho scritto sul mio ultimo anno di scuola da dirigente scolastico: “Diario di un preside per caso” il titolo. Ne ho fatto qualche copia per gli amici, ma per darlo alle stampe devo rifarlo. L’ho scritto di getto, proprio al momento, ed è appesantito da troppi riferimenti scolastici e da pedanti riflessioni pedagogiche. Vi ho raccontato le mie soddisfazioni ma anche i momenti di panico, come quando ho scoperto un filmato compromettente su Youtube girato da uno studente seminudo nella mia scuola o il giorno in cui, per una lite tra un docente e un alunno, è stata chiamata dal ragazzo la Squadra mobile della Questura.
Mentre all’ultimo lavoro ci devo pensare io, per le due ricerche storiche non mi dispiacerebbe se a qualcuno piacesse l’idea e fosse disponibile ad un lavoro comune. Da solo non completerò il lavoro ora, soprattutto se si torna a breve, come tutti speriamo, alla vita normale, perché sto lavorando a un libro di cui non posso parlare perché è un lavoro collettivo. Posso solo dire che anch’esso è una ricerca di storia locale.

Antonio Giolo ha svolto attività come Docente e Dirigente Scolastico in diversi istituti. È stato Segretario regionale del Veneto del Tribunale per i diritti del malato – Movimento Federativo Democratico, Componente dell’Osservatorio sulla famiglia e del comitato direttivo della Consulta della Cultura del Comune di Adria dove ha ricoperto anche l’incarico di Consigliere Comunale e di Assessore ai Servizi Sociali e all’Ambiente. Ha fatto parte della Commissione “De Toni” del Ministero della Pubblica Istruzione per il riordino dell’Istruzione Tecnica e Professionale ed è autore di diverse pubblicazioni. Dal 2009 è Presidente della Fondazione Scolastica “Carlo Bocchi” di Adria. Dal 2017 è Consigliere Generale della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Con Apogeo Editore coordina la collana della Fondazione Carlo Bocchi, i cui titoli più recenti sono Nelle retrovie del fronte e Alla pace per strade diverse.

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