Si è aperta il 15 gennaio 20017 all’Accademia dei Concordi a Rovigo la stagione concertistica 2017 dell’Associazione musicale “Francesco Venezze”, che ha visto come protagonisti il Quintetto Bislacco.

Membri del quintetto Walter Zagato al violino, Duilio Galfetti violino e chitarra, Gustavo Fioravanti viola, Marco Radaelli violoncello, Federico Marchesano contrabbasso, musicisti provenienti da orchestre differenti (Teatro Regio di Torino, Teatro alla Scala Milano, Orchestra della Svizzera Italiana, Filarmonica della Scala, Orchestra Rai di Torino), dove hanno suonato un repertorio classico. Da alcuni anni, con la pubblicazione del loro primo cd “Jokes” con la casa discografica Stradivarius, il gruppo ha decisamente modificato il suo stile musicale passando ad un genere più vivace, cercando di avvicinare i giovani ai grandi autori operistici o sinfonici e non, suonati in un modo molto colorito.

Il quintetto era venuto nel 2010 a Lendinara, nell’ambito della rassegna “Tra Ville e Giardini”, ed è stato invitato a molti Festival, compreso quello di Stresa dello stesso anno, dove è stato riconosciuto come miglior evento dal pubblico e dalla critica. Nel 2017 il quintetto suonerà insieme all’orchestra di Bellinzona, che lo seguirà in digressioni, arrangiamenti, assemblaggio delle parti e di tutto di più.

Il concerto a Rovigo è iniziato con “Tuoni e Fulmini” di Strauss in modo tradizionale, poi si è passati al concerto per due violini di J.S. Bach con un’alternanza di musica lenta appassionata alla corsa sfrenata di una musica country: è un piacere del cuore e dello spirito sentire la musica classica resa cosi lieve, ma non in modo dissacrante. E si passa dal revival settecentesco ad “Orange Blossom Special”, un saloon western dove arrivava il treno che portava i ricchi a vedere i fiori d’arancio.

Il programma è continuato con il sound americano di George Gershwin con “The man I love”, in cui il violinista ha simulato con la voce l’uso della sordina della tromba, come se fosse Marco Tamburini, per poi passare alla sinfonia del Barbiere di Siviglia, con grande uso del pizzicato, mescolato con la Carmen.

Alla domanda dei musicisti rivolta al pubblico: “Siete stanchi? …Noi si!”

Il concerto è proseguito con Charlie Parker, in cui il contrabbasso ha fatto la parte da leone, e poi con un urlo viene interrotto e si passa a Nuages di Django Reinhardt, un jazz francese parigino, per andare in Argentina con “La Partida”, la partenza, un pizzicato lento ma ballabile, che diventa un appassionato veloce. Con l’Aria sopra la “Bergamasca” del violinista Mario Ucellini, una danza alternata a…” Susanna non piangere per me” e dissacrando si passa a due tanghi di Astor Piazzolla.

quintetto bislacco accademia

Nonostante il divertimento totale, in sala c’è qualche faccia schifata, perché abituata ad una visione della musica classica estremamente rigida e rigorosa. Perchè non dare spazio ad una interpretazione diversa, che possa fare conoscere di più la musica ed allargare gli orizzonti? Come nel brano finale dell’ ouverture del Flauto Magico, alternato ad Only you, con ripresa degli accordi della parte massonica per “Torna a casa tua” e “Riderà” di Little Tony”.

E per concludere un bis con una psuedo partitura della biblioteca di Rio de Janeiro, dove è stata trovata una parte originale della partitura del concerto per violino di Bach, modificata come se fosse una musica da ballo sud americana tipo “La Cucaracha” con percussione manuale sullo strumento per una danza irlandese, ed alla fine “facciamo una cantata perchè siamo stanchi di suonare”, con un coro a cappella come una villanella… un successo clamoroso, applausi fragorosi, volti sorridenti in persone di tutte le età, tranne le due persone che seccate, se ne sono già andate, ma le ho viste solo io.

Dopo la prima sassaiola del marzo 2004 e la pioggia di ortaggi e frutta avariata in un concerto successivo, il motto del Quintetto Bislacco è: “Accorrete numerosi se l’incasso lo permette (cioè mai): Soddisfatti o rimborsati!”.

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