Da bambino Francesco Casoni andava in montagna: tutti i bambini delle loro vacanze montane ricordano dei ruscelli, dei ciclamini, delle passeggiate nei boschi. Lui no: a Francesco vengono in mente gli spinaci, gli spatzel, i pizzoccheri, la cannella. E tutto questo per dimostrarci che…

Ho trascorso gran parte delle mie vacanze dell’infanzia, in estate o in inverno, in montagna, specialmente in Trentino. Nella mia sciocca e ingenua immaginazione, le montagne sono tuttora immutabili luoghi di tradizioni arcaiche, che affondano le loro radici in ere remotissime.

E non bastano i puzzolenti suv ammassati sulle tortuose strade della val di Fassa o le comitive di turisti caciaroni in coda sui sentieri del Catinaccio a Ferragosto, manco fossimo a Riccione, a scacciare la sensazione di essere in un posto magico e fuori dal tempo.

Naturalmente lo stesso discorso vale per la cucina, benché basti poco a rendersi conto che non può esserci nulla di arcaico in piatti a base di patate, tuberi originari dell’America centrale e meridionale, o di polenta.

Possiamo tirare un sospiro di sollievo e conferire il bollino di “italiano vero” a verze e altri cavoli, mentre ci sorprenderà scoprire che il pedigree degli spinaci è relativamente giovane: convintissimo, me tapino, che gli spinaci fossero endemici delle nostre aree come il radicchio, scopro invece che sono arrivati intorno all’anno Mille prima in Spagna e solo in seguito in Italia. Indovinate chi li ha portati? Ma naturalmente i nostri amici arabi, probabilmente dalla Persia. Non guarderò più con gli stessi occhi, dunque, i tradizionalissimi spatzel o gli strozzapreti nella versione trentina.

Altrettanto ingenuamente, pensavo non ci fosse piatto più locale dei pizzoccheri della Valtellina, inconfondibile pasta a base di grano saraceno. Invece questa inconfondibile varietà di cereale, ahinoi, è stata instancabile viaggiatrice a partire dal Seicento, quando ha lasciato la sua patria in Asia (pare l’Himalaya), per arrivare dalle nostre parti attraverso Germania e Svizzera.

Andiamo al dolce e parliamo infine dello strudel, vero e proprio emblema della cucina trentina e altoatesina.
Purtroppo non si può fare il tipico piatto trentino senza una spezia originaria dello Sri Lanka, la cannella, coltivata poi in vari paesi, tra cui Indonesia e Madagascar. Arrivò nel medioevo e fu commerciata stabilmente a partire dal Seicento grazie ai mercanti olandesi.
Anche l’uvetta non cresce spontaneamente tra le valli trentine, ma è originaria della Turchia, della Grecia o dell’Iran. E’ la stessa uvetta che serve per preparare quell’altro “dolce tipico” della tradizione padana (per chi ci crede ancora): il panettone.

C’è per la verità un prodotto tipico delle Alpi, la cui origine risale senza dubbio alla notte dei tempi: il sale. Sorprendente, no? Estratto già settemila anni fa, fece fiorire per secoli l’economia di Hallstat e altri centri alpini (non è certo un caso se Salisburgo si chiama così). Ma a noi, naturalmente, le storielle su queste cittadine oltre confine non interessano affatto.

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