Sono convinta che se c’è un elemento che ci accomuna è il fatto di essere gente d’acqua, non solo per il dato universale che il 72,8 % del nostro corpo è acqua, ma per il dato locale che noi tra Adige, Po e Adriatico, forse, siamo gente più sensibile ai corsi dell’acqua potendola vivere con più prossimità.

Fino al 14 aprile 2017 è possibile immergersi nelle opere e installazioni di “quando l’acqua” presso il MAAD di Adria.

La mostra si inserisce nell’edizione 2017 del progetto “Una visione oltre – di mappe in mapping” , che grazie all’impegno e alla tenacia del suo autore, Tobia Donà, ci riporterà l’Adria contemporanea che mi stupisce ed emoziona. E’il secondo compleanno per il progetto della Proloco a cui ha ridato fiducia la fondazione Cariparo che ha deciso di rifinanziarlo.
I giovani artisti chiamati dalla curatrice Carlotta Concilio ad andare oltre l’acqua, sono Riccardo Bandiera, Federica Barbieri, Silvia Bigi, Alexandra Marinova, Annamaria Mazzei, Ginevra Mei, Agata Raggi, Virginia Sartori e Ramona Zordini.

La collettiva presente al MAAD in questi giorni, negli spazi raccolti di due stanze è densa dello scorrere dei significati che gli artisti hanno voluto evidenziare. E’ la potenzialità delle piccole cose ricche di sostanza, quella di poter essere digerite con la giusta attenzione, ed è questo che gli spazi del MAAD garantiscono.
Questa mostra ha un ritmo acquatico, come le onde dell’omonimo romanzo di Virginia Woolf, un artista cede il passo all’altro in un passaggio circolare che Virginia Sartori ben riproduce nella rotazione della sua video-installazione “Si mia dedos pudieran desojar a la luna” del 2012.
Lo sappiamo bene noi del Delta quello che invece ci ricorda Ginevra Mei, nelle sue piccole foto in bianco e nero: «Limen: soglia, limitare, dimora, sede, ingresso, barriera, confine, frontiera, soglia, principio, compimento. La superficie dell’acqua è una zona di osmosi fra ambienti variabili, un’area in cui le immagini percepite dall’occhio sono mediate dal fluido, miscelando così la visione del fondale con quella della realtà esterna riflessa”.

E’ mescolando imago mortis a fons vitae, che Silvia Bigi dimostra come “l’acqua assume le forme e i significati che le si vogliono dare”. In “On the awareness of water” progetto partito nel 2015 ancora in corso, il luogo di indagine della video-installazione presente al MAAD sono delle antiche terme in passato vissute attivamente e oggi visitabili al prezzo di un biglietto, dove l’immersione è assolutamente vietata. “Ho così creato una sovrapposizione fra l’elemento reale – il luogo in quanto tale – e un’azione che considero inevitabile. La somma delle due parti è per me non tanto rievocazione di un tempo antico, quanto il suggerimento di una possibililità. I corpi qui non sono semplici rappresentazioni: essi esistono, costretti in un interstizio spazio-temporale: sono anime fluttuanti perse in un limbo dimensionale, messaggeri di un sapere dimenticato quanto necessario”.

L’elemento umano nell’acqua viene rinchiuso e allo stesso tempo scoperchiato nella scatola d’acqua di Ramona Zordini, affascinante serie fotografica che ha ipnotizzato e attirato l’attenzione dei visitatori del vernissage. L’acqua si tranquillizza avvolge e riporta il silenzio dell’immersione, per uscire infine dai corpi e come l’onda infrangere il vapore di un respiro su uno specchietto di vetro. La performance di Federica Barbieri, per il suo progetto “Archivi di respiri”, non può che essere la conclusione del moto ondoso, catturando attraverso piccoli specchi i respiri del pubblico presente al vernissage; “Utilizzerò per ogni persona da catalogare un piccolo specchio che diventerà “personale”, per far si che il fiato si imprima su di esso. La condensa che si andrà a materializzare sarà il momento cruciale del mio gesto, la vera essenza dell’opera. L’opera risulterà effimera e subito dopo diverrà invisibile ma la traccia lasciata da ogni persona verrà conservata. Potenzialmente questo lavoro potrebbe divenire con il trascorrere del tempo un archivio infinito. L’impossibilità di vedere l’opera per più di un istante, fa diventare automaticamente quel piccolo “spazio temporale” importante e denso di significato. Catturare un momento intimo per mezzo della vicinanza fra artista e pubblico. La possibilità di percepire fisicamente ciò che è comune a tutti noi, il simbolo della vita”.

Come ogni onda del mare ha luci, movimenti e colori diversi, così come ogni respiro del nostro corpo acquatico ha un proprio unico DNA e un suo tempo, così ognuno di questi artisti ha la propria unica e fluida poetica dell’acqua.

L’ingresso alla mostra è libero e gratuito sino al 14 aprile con il seguente orario: dal martedì al venerdì, dalle 16.00 alle 19.00, il sabato e la domenica, dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.00

Cristiana Cobianco

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