Il Tg1 ha dato come prima notizia il movimento dei balconi. La reazione degli italiani. I flashmob. Napoli, Siena, Torino. Dovunque, su e giù per l’Italia, si canta. Azzurro. All’alba vincerò. Tanto l’aria s’ha da cagnà. Il pescatore. Improvvisamente, un nuovo movimento di cui entusiasmarsi? Un quotidiano gli ha dedicato quattro pagine. Soprattutto si canta Fratelli d’Italia, che dà l’idea dell’orgoglio italiano. #Orgoglioitaliano è diventato anche un hashtag di Sky Sport per ritrasmettere le partite della Nazionale di calcio al mondiale 2006. Persino Trump ha twittato le Frecce tricolori. Grande simbolo italiano nel mondo. È così, nei momenti di difficoltà, riemerge. Riaffiora il senso di appartenenza a una comunità. Preferisco usare questa parola perché ormai popolo è un vocabolo stressato dalla politica. Sono sempre meno gli spazi che non lo sono. Tutto passa da lì. Facciamoci caso. Ogni sillaba detta in tv. Ogni interpretazione. Poco si salva dagli schieramenti. Anche i balconi. È un attimo. Per qualcuno cantare l’inno di Mameli è una cosa, per qualcun altro è riappropriarsi di un simbolo che altri avevano adottato. Infatti, c’è chi ha rinunciato a questa riappropriazione e ha cantato direttamente Bella ciao. A sua volta, storicamente adottata da una parte, dopo la nascita. Così, anche sui balconi, ci si divide un’altra volta.

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