Si è chiusa con grande successo “Bassano Fotografia 17 Oltre l’immagine”, quinta biennale di fotografia, a Bassano del Grappa, con 15 sedi espositive, 170 eventi tra mostre, esposizioni ed eventi.

Con oltre 100 fotografi nelle mostre del circuito off, ospitate nei negozi ed esercizi commerciali della città, ancora una volta la città è diventata capitale italiana della fotografia, con l’intento di andare oltre l’immagine proposta dalla visione della singola fotografia, e di percepirne tutti i messaggi in essa contenuti, a volte molto profondi, surreali, fantasy, veristi o metafisici, concettuali.

Un gran numero di palazzi storico-istituzionali hanno accolto le esposizioni di fotografi provenienti da 11 nazioni: un vero viaggio da percorrere con gli occhi e con l’anima, di cui 14 mostre a Palazzo Bonaguro, fulcro di Bassano Fotografia, con le esposizioni di Milko Marchetti (Ferrara), Circolo Fotografico l’Obiettivo (Dolo Venezia), Alejandro Sala e Luis Renè Morilla (Argentina), Marcio Pimenta (Brasile), Adam Wong e Libby Zhang (Cina), Daegi Hong, Hosaeeng Kang e Kwangseop Byeun (Corea del Sud), Nodens ed Eric Lombardi (Francia), Ryszard Tatomir (Polonia), Fotoclub Muhlacker (Germania), ed il Mongolian Landscape Photography a palazzo Agostinelli.

Queste ed altre esposizioni per l’impegno di Pierluigi Lucetto, fotografo ed organizzatore appassionato di Bassano Fotografia, insieme alla Associazione Pro Bassano (la Pro Loco locale), la Fiaf (Federazione italiana associazioni fotografiche), che per la quinta volta è riuscito a ricreare questa straordinaria opportunità di esposizione, confronto e condivisione per fotografi professionisti ed amatoriali, che diventa un arricchimento ed un insegnamento sia per giovani che per appassionati old dell’immagine.

Per la fotografia storica in bianco e nero il punto di partenza rimane lui, Robert Capa, il migliore fotoreporter di guerra nel mondo, pseudonimo di Endre Friedmann, che in realtà odiava la guerra, in una retrospettiva al Museo Civico di Bassano, in occasione dei 70 anni dalla fondazione di Magnum, creata dal fotografo nel 1947 con Henry Cartier Bresson, David Seymour, George Rodger e William Vandivert.

Capa nasce a Budapest nel 1913 da genitori ebrei ed è costretto ad emigrare per le leggi razziali e si stabilisce a Parigi, dove conosce la fotografa e sua futura compagna, l’ebrea tedesca di famiglia polacca Gerda Taro ed insieme creano lo pseudonimo americanizzato di Robert Capa.

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Nella esposizione troviamo 97 immagini in bianco e nero, curate da Denis Curtis, direttore della “Casa dei Tre Oci” a Venezia, che ripercorrono i maggiori conflitti del XX° secolo, dalla guerra civile spagnola (1936-1939), alla resistenza della Cina all’invasione giapponese (1938), dalla Seconda guerra mondiale (1941-1945) al primo conflitto arabo-israeliano (1948), fino alla guerra francese in Indocina (1954).

L’immagine di un soldato lealista dell’esercito repubblicano, da lui fotografato mentre viene ucciso sul fronte a Cordoba, foto a lungo contestata ed ora riconosciuta autentica, gli dà una fama internazionale e diviene un potente simbolo di guerra, anche dopo la morte a 26 anni di Gerda in Spagna, che lo convince ad emigrare in Cina nel 1938 ed un anno dopo a trasferirsi a New York.

Tra i suoi scatti ricordiamo le 11 immagini salvate delle 106 fatte per lo sbarco delle truppe americane in Normandia, ad Omaha Beach, la liberazione di Parigi e l’offensiva delle Ardenne; il 25 maggio 1954 mentre realizza per Life un reportage in Indocina, perde la vita a causa di una mina.

Dopo la sua morte l’esercito francese gli conferisce la croce di guerra ed un anno dopo viene istituito il Robert Capa Gold Medal Award che premia il miglior reportage fotografico per il quale siano state necessarie eccezionali doti di coraggio ed intraprendenza.

Sembra che praticamente tutti quelli che hanno bevuto un drink con Capa, o giocato a poker, o siano andati alle corse con lui, lo abbiano considerato solo dopo poche ore, un caro amico. Per la grande attrice Geraldine Fitzgerald, “Capa era estremamente amichevole, trasmetteva un senso di euforia inferiore, sembrava sempre che si stesse divertendo moltissimo e le persone volevano unirsi a lui, e condividere di quel divertimento”.

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Aveva un numero impressionante di amici, molti dei quali erano fotografi e giornalisti peripatetici tanto quanto lui; sembrava che Capa avesse amici ovunque e dove arrivava riusciva con poche telefonate a farsi invitare ad una festa.
A casa sua a Parigi Robert aveva una ristretta cerchia di amici composta principalmente da espatriati americani: Ernest Hemingway, John Steinbeck, Irwin Shaw, l’editorialista Art Buchwald, lo sceneggiatore Peter Viertel ed i registi John Huston ed Anatole Litvak, Pablo Picasso e Francoise Gilot erano suoi buoni amici.

Poi c’era la sua famiglia estesa, i fotografi della Magnum, anch’essi altrettanto benvenuti nello scintillante ed affascinante percorso di Capa, un mondo mitteleuropeo diventato in seguito americano, poi a Parigi e Berlino, dopo l’incontro amoroso nel 1945 con Ingrid Bergman, con la speranza di diventare fotografo cinematografico.
La mostra aperta fino al 22 gennaio si articola in 11 sezioni, delle quali molto interessante quella della fondazione dello stato di Israele nel 1948 e tra i ritratti è presente quello dello stesso fotografo, scattato a Parigi nel 1951 da Ruth Orkin.

Capa aveva uno sguardo accattivante, seduttivo, era un attore nato, però insofferente e questo lo portava a spostarsi sempre, ad essere in prima linea, a cercare il pericolo tanto da morire così tragicamente.
Le sue immagini insieme a quelle di Cartier Bresson hanno davvero fatto la storia della fotografia sia in guerra, e penso a Gabriele Basilico, che nel mondo dell’arte e del cinema, in seguito con Andy Warhol, mentore di David LaChapelle.

Aspettiamo Bassano Fotografia 2019! Partecipare come fotografa è stata una esperienza importante che ha fatto conoscere la nostra terra.

Orari dal lunedì alla domenica 10 – 19, chiuso il martedì. Info: info@museibassano.it

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