Periodicamente vengo criticato da persone di estrazione cattolica, perché a loro parere mi preoccupo troppo dell’ambiente e dei maltrattamenti degli animali e poco delle sofferenze dei miei simili. Come dire che mi occupo dei cani abbandonati o dei maiali degli allevamenti industriali e trascuro i “poveri”. Ho molto rispetto per le idee degli altri, soprattutto quando sono critiche, perché mi spingono a riflettere. E allora riflettiamo, insieme, su questo tema. I cristiani in genere ed i cattolici in particolare hanno un occhio di riguardo per i poveri. Questi malcapitati sono in qualche modo strumentali alla religione, sono i soggetti che suscitano la nostra compassione, che ci spingono all’elemosina, che ci consentono di essere buoni e di meritare il paradiso. Sono ineliminabili, un optional di serie della nostra società, ci permettono di meritarci il regno dei cieli in cambio di qualche spicciolo, di un sorriso o di un piatto di minestra. Il paradiso è eterno, se il salvacondotto costa così poco è un buon affare, come i titoli delle Generali. Già so che mi diranno che non ho capito lo spirito autentico della dottrina cristiana, che non ci si limita all’elemosina e che la rava e la fava…

Siamo cattolici da qualche millennio, i poveri sono rimasti poveri e i ricchi son diventati più ricchi: forse, almeno dal punto di vista dei poveri, ci serve un cattolicesimo 2.0, questo non cambia le cose, va perfezionato. I San Martino e i San Francesco scarseggiano. Cosa c’entrano i poveri con i cani bastonati? Molto e non solo perché condividono randello e randellate: nella cosmogonia biblica l’elemento fondamentale è la creazione, un processo che vede l’onnipotente plasmare l’universo secondo uno schema che pone l’uomo al vertice, l’ultima cosa creata prima del weekend. Ad essere onesti fino in fondo si tratterebbe della donna, l’uomo era stato creato prima, ma era pieno di costole e con un profondo senso di solitudine che poi venne sostituito con un certo grado di misoginia (senno di poi…). Non so se il risultato finale sia stato favorito dal fatto che Dio ci creò quando ormai aveva preso mano a creare o al contrario sia stato penalizzato dal fatto che era venerdì sera e l’ufficio chiudeva, ma nella concezione dei credenti l’uomo ha le chiavi dell’universo e il libero arbitrio, in altre parole è il padrone. Non è chiara la posizione della donna, il dibattito non è ancora sopito dopo più di qualche millennio, gli ebrei hanno saggiamente risolto il problema ricorrendo alla figura di Lilith.

Se si pensa che un essere vivente conti più degli altri si legittima una concezione che si basa su una sorta di gerarchia che rende in realtà impossibile ragionare in termini di vera uguaglianza. Si vede la natura come un supermarket a nostra disposizione, che noi possiamo sfruttare senza remore e piegare ai nostri desideri. Possiamo tranquillamente distruggere boschi e foreste se questo ci serve, siamo il gradino più alto della creazione. E se accettiamo l’idea di contare più degli altri mammiferi, per esempio, indirettamente accreditiamo la logica che teorizza che ci siano comunque i migliori e i peggiori all’interno di qualsiasi gruppo. L’ideale è essere caucasici e cristiani. Le altre fedi e gli altri colori di pelle sono ammessi, ma non è che siano il massimo. Ok, ma non eravamo partiti dai poveri? Avranno la giusta ricompensa nel regno dei cieli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *