Interessante e stimolante confronto al Fondaco dei Tedeschi a Venezia tra Berengo Gardin e Denis Curti per parlare della mostra fotografica di Willy Ronis ai Tre Oci, sempre a Venezia.

Berengo Gardin ha raccontato che la fotografia umanistica l’ha fatta da padrone, avendo una sua posizione politica ed una sua originalità nella stampa, parlando di fotografia analogica, mentre con il digitale le possibilità sono aumentate ma il livello di qualità è diminuito.

Il fotografo ha spiegato di quando era giovane a Parigi e litigava con Doisneau perché costruiva l’80 % delle sue fotografie, usando comparse come nella scena del bacio o in quella davanti alla vetrina perché erano tutti suoi amici; Berengo frequentava a Parigi un gruppo di fotoamatori in un circolo di 300 soci, che invitava una volta al mese un grande fotografo e lì lui ha potuto conoscere Salgado, Koudelka di cui è diventato amico, e conoscente di Scianna ed altri fotografi della Magnum.

“Per noi fotografi avere la stima di Cartier Bresson era importantissimo” e così è stato per lui; inoltre ha potuto frequentare Willy Ronis che accompagnava spessissimo ed a cui portava la borsa e lo spiava per imparare il mestiere, in quanto lui fotografava solo cose vere, perché la fotografia non doveva essere costruita.

Per entrare alla Magnum dovevi essere presentato da due fotografi dell’agenzia e Berengo avrebbe potuto esserlo con l’aiuto di Koudelka ed Erwitt, ma lui ha rinunciato per due motivi: uno commerciale, in quanto avrebbe dovuto dare una percentuale dei suoi lavori in Italia e poi avrebbe dovuto accettare solo gli incarichi che l’agenzia voleva.
Berengo Gardin ha scelto la sua libertà fotografando a colori per quindici anni per il Touring Club, anche se lui predilige il bianco e nero in analogico per immagini mai preparate, con soggetti mai messi in posa se non per un’unica fotografia.

La serata è continuata con la visione di fotografie di Ronis e Berengo Gardin, senza che si sapesse l’autore e Denis Curti chiedeva a spettatori scelti a caso, chi avesse scattato le foto.

Effettivamente in molti casi e contesti era davvero difficile dare la risposta giusta, anche se io ero avvantaggiata avendo già visto la mostra ai Tre Oci dopo la conferenza stampa e sapevo rispondere correttamente.
Willy Ronis è morto a 99 anni per una banale caduta dal letto e se non fosse stato così ora potremmo visitare la mostra che stava preparando per il suo centenario; invece uscirà in gennaio il nono libro di Berengo su Venezia, dopo averne pubblicato 289.

Il fotografo ha raccontato che non ama fare scatti ai bambini, che bisogna stare molto attenti alle leggi sulla privacy e agli argomenti trattati come le foto negli ospedali psichiatrici dopo la loro apertura nel 1978 per la legge Basaglia, perché bisogna avere grande rispetto delle persone e quindi lui ha fotografato e denunciato la condizione sociale, non i malati.
Carla Cerati gli aveva chiesto di accompagnarla per un servizio nelle strutture psichiatriche in cui lei non voleva entrare da sola e dalla loro collaborazione è nato in libro, ora introvabile, “Morire di classe”.
Insomma una importante lezione di vita di un grande vecchio che a quasi 87 anni ha tanto da insegnare come fotografo e come uomo, in un tempo di troppi selfie e fotografie inutili.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *