Vagando per Mazzorno Destro (ci si mettono 4 o 5 minuti massimo) come fai a non pensare che Amazon ha vinto e stravinto e che soluzioni non ce ne sono per far tornare la vita dove la vita è morta? Che poi è il primo pensiero che ti viene: ma a pensarci bene Amazon c’entra poco; al massimo Amazon è un simbolo, è l’emblema, è l’epigrafe: la morte qui è arrivata da un po’, da ben prima di Amazon: ora si manifesta, si vede nei cartelli “vendesi” appiccati ai cancelli di venti su venticinque delle case di questo borgo un tempo vivo e ora definitivamente defunto. Sono venuto qui lo stesso giorno in cui un inserto del Corriere della sera racconta di un borgo simile nell’appennino emiliano e del suo dinamico sindaco che fa di tutto per resistere allo spopolamento, all’abbandono, alla fine; idee ce ne sono tante, progetti anche, c’è pure un coordinamento tra piccoli comuni che cercano di condividere esperienze e sogni e scelte e richieste al governo. Ma è difficile. Tremendamente difficile. Che siano borghi, o frazioni (come Mazzorno Destro, o Mazzorno Sinistro o Fasana o altri cento qui in Polesine e altrove) la questione è sempre la stessa ed è molto semplice: i vecchi restano perché spesso non hanno scelta, i giovani se ne vanno perché il lavoro è altrove, perché i servizi sono altrove, perché il divertimento è meglio se ce l’hai vicino a casa. Eppure questi piccoli paesi hanno qualcosa da offrire: tranquillità, senso della comunità, un vivere lento, una scomodità che può diventare uno stile di vita diverso da quello esasperato a cui tutti ci siamo adeguati pagando spesso conti salati in termini di stress, di ritmi di vita forsennati, di rapporti interpersonali improntati alla velocità, spesso anche in termini di salute. Già: ma chi se ne frega di tutte queste belle cose quando per prendere un giornale devi fare cinque chilometri in macchina; per fare una spesa consistente anche di più; per spedire una raccomandata, per prendere le sigarette, per andare in banca, per andare dal pediatra, per portare il bambino all’asilo, alle scuole elementari, alle medie; per andare in farmacia, dal medico e via con un elenco infinito di bisogni che oggi ogni individuo ed ogni famiglia sente come primari. Ovviamente nemmeno parliamo di quelli che tutti definiscono secondari. Tutto è una sfida, tutto è scomodo, tutto è complicato. Forse bisogna girarli questi posti, bisogna assaggiarne almeno alcuni, entrare nei bar, parlare con la gente, fermarsi qui qualche ora, magari in ore diverse del giorno: al mattino, al pomeriggio, alla sera. Lo faremo domani. E vi racconteremo.

(1. Continua)

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