Vi ricordate il racconto di Maria Elena Boschi, che descriveva il babbo Pierluigi, ancor fanciullo ma già emulo del Marco di “Dagli Appennini alle Ande” che tutte le mattine camminava chilometri e chilometri per andare a scuola, dalla maestrina dalla penna rossa?

Boschi Walker intendo dire, quello che dalla maestrina evidentemente non ha imparato solo l’alfabeto e la disfida tra Orazi e Curiazi, ha imparato anche come far carriera rapidamente, entrare nel CdA delle banche e gestirle con disinvoltura.

Molta disinvoltura. Anche senza voler riesumare l’oscenità dell’enorme conflitto di interessi che la figlia, membro del governo, ha gestito con altrettanta disinvoltura (dev’essere un dono di famiglia), torno sull’argomento perché oggi sappiamo ufficialmente che il liquidatore della  malversata Banca Etruria, fatti i conti, ha chiamato in giudizio amministratori e sindaci che dal 2010 si sono avvicendati al comando dell’istituto.

Dovrebbero risarcire 465 milioni, una somma che, è lecito dedurlo, presuppone che questi personaggi dabbene siano i diretti responsabili del dissesto. Tra costoro vi è anche  Boschi Walker e la cosa dovrebbe farci riflettere. Ma forse, purtroppo, siamo nel paese del Marchese del Grillo che una volta tanto non è Beppe, ma piuttosto quello che diceva “io so io e voi non siete un cazzo”. Chissà se Pierluigi Boschi tornerà a camminare, magari di buon passo per sfuggire alle sue responsabilità.

 

 

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