Penso spesso all’equivoco di fondo in cui viviamo. C’è una classe dirigente, nella quale militano orgogliosamente politici, amministratori pubblici, dirigenti di grandi aziende, banchieri &C., che ci propone soluzioni del tutto inadeguate per i problemi che stiamo fronteggiando. Un esempio per tutti e quello dei i fenomeni migratori: indubbiamente sono dovuti alle inaccettabili disparità che caratterizzano la società capitalista, che ha bisogno di risorse e materie prime a basso costo, manodopera sfruttabile e senza tutele e infine un congruo numero di consumatori ricchi che costituiscono il mercato.

Gli schiavi congolesi estraggono coltan per 20 dollari al mese, il minerale insanguinato finisce alle multinazionali dell’elettronica, quelle che ci seducono con i loro spot eleganti in TV. Le fabbriche cinesi assemblano nuovi smartphone e tablet oggetto dei nostri desideri e senza i quali, apparentemente, la vita non avrebbe significato. Infine una schiera di occidentali che si comporta come il cane di Pavlov chiude il cerchio dell’economia “di mercato” e si porta a casa il gioiello tecnologico. E’ il capitalismo, baby.

Oltre un miliardo di persone vive in condizioni disperate, è logico che qualche milione di loro veda nell’emigrazione l’unica soluzione per il futuro. E’ stupido, oltre che ipocrita, pensare di risolvere il problema mettendo gli sgherri del “governo” libico a bloccare l’esodo: non servirà e soprattutto mettere migliaia di disperati nei lager o costringerli a morire di fame nei paesi d’origine è contrario a tutti quei principi di solidarietà e umanità sbandierati con enfasi dal partito trasversale dei buonisti.

Non c’è alcuna differenza tra il cinismo becero dei leghisti e la realpolitik incravattata di Gentiloni e Minniti: in buona sostanza entrambi lasciano i migranti al loro destino e si guardano bene dal prendere seriamente in considerazione la necessità di cambiare modello di sviluppo.

Affermare con soddisfazione che sono diminuiti gli sbarchi perché il lavoro sporco lo fanno i libici, dietro lauto compenso sotto forma di “aiuti”, è osceno.

Trovo particolarmente odioso che questa posizione di totale asservimento alle logiche del capitalismo senza regole sia condivisa anche da quella che parte politica che si autodefinisce “sinistra” ma gestisce banche, circuito coop e, purtroppo, persino il business dell’immigrazione senza alcuno scrupolo etico o morale. Salvo poi stracciarsi le vesti di fronte a chi esprime qualche perplessità sul progetto di legge relativo allo ius soli.

Ancora una volta, ma temo sia inutile, suggerisco a questi paladini del diritto enunciato (ma non realizzato) di valutare come il meccanismo dello ius soli non abbia mai facilitato l’integrazione nel paese che lo applica da sempre: gli USA. Dovremmo aver capito che siamo in ostaggio di una classe dirigente arruffona, che ci propone soluzioni di etichetta ai problemi profondi e suggerisce “nuove scuole”, “cambiamenti di verso”, “meritocrazia nella pubblica amministrazione”, slogan vuoti ed inconsistenti mentre contemporaneamente distrugge lo statuto dei lavoratori a colpi di piccone.

Il capitalismo è insostenibile sotto il profilo etico, ambientale e demografico, questa dovrebbe essere la principale preoccupazione di chi ci governa, a qualsiasi livello. Chiediamoci quanto questi temi siano condivisi da Brunetta, da Alfano, dalla Boschi o dalla Madia e rammentiamolo quando andremo a votare.

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