In questi giorni è tornata in auge la collezione egizia dell’Accademia dei Concordi, un piccolo tesoro ancora non fruibile. Tra queste, anche due mummie, di epoche diverse, e moltissimi cimeli, che meriterebbero di essere esposti.

Per la verità, alcuni anni fa la collezione egizia era stata esibita al pubblico al Museo dei Grandi Fiumi: centinaia di reperti, tra fregi, statuette, frammenti. E poi le mummie, davanti a cui molti miei coetanei hanno potuto rimanere incantati da bambini, quando i reperti erano visitabili nella soffitta dell’Accademia, e che ancora oggi colpiscono l’immaginazione dei rodigini, non è difficile capire perché.

Chi sono le due mummie egizie della collezione rodigina? La più famosa e fotografata è una ragazza, morta intorno ai 20-25 anni, e risalente a qualcosa come 2.500-3000 anni fa. E’ una mummia molto interessante, sostiene chi l’ha studiata. La posa delle braccia è inconsueta, almeno per una donna dell’epoca: le braccia sono incrociate sul petto, con la mano sinistra chiusa a pugno e la destra aperta. E’ un cimelio, meritevole di nuovi studi, anche per l’imbalsamazione, un mix di tecniche di epoche diverse.

L’altra mummia è un bambino, morto intorno ai 2 o 3 anni di età. Va precisato, non sono parenti: questa, infatti, è di epoca assai più recente. Delle due, purtroppo, è anche quella peggio imbalsamata e più fragile.

Da dove arrivano? Sono frutto di donazioni di privati, la più famosa e consistente è quella di Giuseppe Valsè Pantellini, che visse in Egitto negli anni Sessanta dell’Ottocento. Fu lui a mandare circa cinquecento reperti all’Accademia dei Concordi, tra il 1878 e il 1879.

Piccola curiosità: la mummia di bambino, invece, fu spedita da Pantellini al cavaliere rodigino Antonio Minelli. Come sia arrivata all’Accademia, non è chiaro: probabilmente donata dai familiari alla morte del cavaliere. Tra gli altri cimeli, infine, vanno ricordati quelli donati, seppure in numero più ridotto, da Lodovico Bassani, dall’ingegnere Eugenio Piva e infine dalla famiglia Silvestri.

Un tesoro che ha visto la luce cinque anni fa, quando è stato esposto al museo dei Grandi Fiumi, nell’ambito di un’iniziativa regionale (le mummie, tuttavia, non c’erano). Una piccolissima porzione della quantità di tesori, tra opere d’arte, cimeli e libri, che l’Accademia dei Concordi conserva con cura e che potrebbero tornare fruibili, almeno in parte, nei prossimi anni, con l’apertura di Palazzo Bosi.

Le foto e buona parte delle informazioni relative alle mummie e alla collezione sono tratte dal volume “La collezione Egizia dell’Accademia dei Concordi di Rovigo” di Simone Musso e Simone Petacchi.

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