Centinaia di morti per inquinamento: come mai non ci spaventano?

L’inquinamento causa centinaia di morti in Polesine ogni anno. La civetta di un quotidiano locale, giusto ieri, lanciava l’allarme: 300 le morti premature per colpa dello smog, soprattutto in alto Polesine.

Da dove viene il dato? Da una pubblicazione della Fondazione Sviluppo Sostenibile, che disegna una mappa delle aree più inquinate del paese e delle cause più diffuse.

Innanzitutto, un dato arcinoto: l’Italia ha il triste record di morti a causa dell’inquinamento – 91.000 ogni anno – e la Pianura Padana è l’area più insalubre del continente. L’hinterland milanese è l’area più ampia tra quelle letali, assieme a Napoli e Taranto.

Ma anche Rovigo non scherza. Come detto, ci si aggira attorno ai 300 morti ogni anno nella nostra provincia, solo a causa dell’inquinamento.

Come mai questa ecatombe non ci allarma quanto le più trascurabili epidemie tirate in ballo nel dibattito sui vaccini? Difficile dire che non se ne percepisca la portata, quando tumori, infarti e ictus sono ormai tra le cause di morte più frequenti e vicine alla nostra esperienza personale.

Dati istruttivi: un terzo delle polveri sottili viene dal traffico, soprattutto nelle città, per quanto sembri ovvio ricordarlo. Il 90% del movimento di passeggeri e il 70% del trasporto di merci avvengono con trasporto privato. I mezzi di trasporto sono usati nel 46% dei casi per fare da 2 a 10 chilometri di strada.

C’è un dato ancora più folle: sono usati nel 18% dei casi per fare meno di due chilometri. Due chilometri è pressappoco il raggio di una cittadina come Rovigo, una cittadina facilmente percorribile a piedi o bicicletta, dove tuttavia non c’è un centimetro di area pedonale, il trasporto pubblico è ridotto all’osso, le piste ciclabili cadono a pezzi e manca una cultura della mobilità sostenibile.

Insomma, una parte della soluzione ce l’abbiamo letteralmente in mano – anzi, sotto il culo – ogni giorno. Forse rimuoviamo la questione per semplice pigrizia.

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