Palazzo Roverella propone a Rovigo fino al 17 gennaio 2021 una importante esposizione monografica su Marc Chagall, “Anche la mia Russia mi amerà”, selezione esemplare di oltre settanta opere, comprendente i dipinti su tela e su carta, oltre ad icone provenienti da Palazzo Leone Montanari a Vicenza, abbinate ai quadri, litografie, le vignette popolari dei lubki ed i bozzetti  per le scenografie del Teatro ebraico di Stato Granovskij.

Le opere esposte a Palazzo Roverella provengono oltre che dagli eredi dell’artista, con un vasto e generoso prestito – la nipote Meret Meyer era presente alla vernice stampa – dalla Galleria Tretyakov di Mosca, dal Museo di Stato Russo di S. Pietroburgo, dal Pompidou di Parigi, dalla Thyssen Bornemisza di Madrid e dal Kunstmuseum di Zurigo e da importanti e storiche collezioni private, con alcuni dei più grandi capolavori dalla “Passeggiata”, a “Il Gallo”, all’ ”Ebreo in rosa”, a “Il matrimonio”, “ Il Guanto nero” e altri.

Una mostra importante, di preciso impianto museale, che non intende raccontare “di tutto un po’” ma sceglie un tema preciso e lo approfondisce attraverso una selezione dei suoi capolavori   in due sezioni, la prima in Russia, la seconda quando il pittore è costretto a lasciare la sua patria.

La Russia e Chagall

Il tema su cui la curatrice Claudia Zevi ha scelto di misurarsi è quello dell’influenza che la cultura popolare russa ha avuto su tutta l’opera di Chagall, con maggiore impatto realistico quando viveva nella Russia del primo ventennio del novecento, ma altrettanto prepotentemente, nelle figure di animali, case e villaggi, sempre presenti nei dipinti dei suoi lunghi anni successivi a Parigi, in America, nel sud della Francia.

Questa mostra intende analizzare in modo ampio e perfettamente documentato l’altro terreno di coltura della stessa iconografia dell’artista, ovvero la tradizione popolare, della Russia profonda, in cui si ritrovano echi dell’iconografia religiosa stratificatasi nelle icone e nelle vignette popolari dei lubki, i cui personaggi come il gallo, le capre e le vacche, che popolavano la quotidianità dei villaggi russi, ritroveremo anche nelle opere tarde di Chagall.

Questi elementi si metamorfizzano nell’opera di Chagall in una sorta di realismo poetico che attinge dalla tradizione della favola russa la propria sintassi espressiva, mentre deriva dal mondo ebraico e cristiano ortodosso la propria cifra intellettuale e spirituale.

La rielaborazione, attuata attraverso i fili della sua memoria, della cultura popolare russa con la sua ricchezza di immagini e di leggende, coniugata con il misticismo fantastico della tradizione chassidica, verranno a costituire l’armamentario specifico cui l’artista ricorrerà sempre, nel corso della sua lunga vita, per definire un linguaggio nuovo, che ancora oggi è in grado di comunicare come pochi, con la nostra sensibilità postmoderna.

Nelle sue opere i ricordi divengono “presenze”, popolano i suoi dipinti comparendo anche là dove non te li aspetti, sono elementi simbolici del gallo, della pendola,  le capre o le isbe inserite nella rappresentazione di un bouquet che è a sua volta composto da fiori e da visioni.

Voltando le spalle al futuro

Questa mostra intende porre in discussione anche il tema della posizione singolare che Chagall occupa nella storia dell’arte del XX secolo, perché la sua pittura rimane sempre aperta alle esigenze del modernismo, senza mai confondersi con il dibattito delle avanguardie o necessitare di alcuna rottura con il mondo della memoria e delle forme tradizionali. Nella sua opera straordinaria e originalissima non viene mai a mancare l’esigenza utopica propria dell’avanguardia, senza mai interferire con il mondo delle emozioni e dell’affettività, che divengono, nella sua opera, un elemento di arricchimento e di originalissima definizione formale.

E così, pur scegliendo di vivere, come lui stesso dice “voltando le spalle al futuro”, Chagall si trova ad avere codificato un linguaggio nuovo di una modernità straordinaria, con uno stile, apparentemente semplice, ed una sintassi espressiva che sopravvivranno, ben più delle avanguardie tradizionali del ‘900, al trascorrere del tempo e al modificarsi delle situazioni politiche e sociali del XX secolo.

E in tutto ciò la Russia rimane il luogo delle radici, della memoria di un amore che avverte deluso e che sogna potersi realizzare, in un mix di tre culture quella contemporanea, quella chassidica e quella russa, interpretate con gli occhi di chi ha subito il progrom con un bilanciamento tra l’odio razziale e l’amore per sua moglie Bella Rosenfeld, che nelle sue opere diventa il simbolo stesso dell’amore, un modo di affrontare la vita con grande dinamismo, che vince sulle forze del male.

“Anche la mia Russia mi amerà”, sono le parole con cui si conclude “Ma Vie”, l’autobiografia illustrata che Chagall pubblicò, appena trentaquattrenne, a Berlino all’inizio dell’esilio, consapevole che questa volta la separazione dalla Russia sarebbe stata definitiva.

La mostra si avvale della collaborazione della Fondazione Culture Musei e del Museo delle Culture di Lugano, dove in origine doveva essere esposta, ed è accompagnata da un ricco catalogo a cura di Claudia Zevi, pubblicato da Silvana Editoriale, con saggi di Maria Chiara Pesenti, Giulio Busi, Michel Draguet e Claudia Zevi.

La mostra è visitabile tutti i giorni dalle ore 9.00 alle 19.00 dal lunedì al venerdì, mentre il sabato ed i festivi dalle ore 9.00 alle 20.00, solo su prenotazione al numero 0425 460093 o a info@palazzoroverella.com

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