Ultimo incontro della rassegna “Viaggiando tra arte e cultura”, a Palazzo Roncale a Rovigo, con il giornalista e scrittore Emilio Casalini, intervistato da Wendy Munaro, con la promozione di Rovigo Convention Bureau e la Camera di Commercio Venezia Rovigo.

Emilio Casalini è nativo di Padova, ma la sua famiglia è originaria storicamente di Rovigo, per cui ha sentito il legame emozionale con terre a lui vicine che sono marginalmente conosciute e dovrebbero essere valorizzate di più.

Nel suo saggio “Fondata sulla Bellezza”, il giornalista presenta il racconto di un viaggio più un trattato sul turismo che non c’è in Italia, non è il gran Tour dei letterati e pittori ottocenteschi, è collegato ad una immagine che non esiste più, ma ne dà una forma più bassa, in quanto offriamo solo dei prodotti tipo crociere mordi e fuggi o visite a mostre in stanze stipate pensando solo ai selfie.

Oggi il mondo vuole emozionarsi, vuole scoprire storie, vuole condividere e la condivisione crea nuove bellezze, cercando una identità italiana che non sia mandolino, mafia, pizza e spaghetti rigorosamente surgelati e non arte, cultura musica, opera.

Il turismo di massa non è quello dell’elite, che già viaggiava 50 anni fa e che ora è alla ricerca di qualcosa di autentico; ci sono 100 milioni di cinesi su un miliardo di visitatori, di cui dieci milioni di straricchi che fuggono dalla scatola crociera per cercare un luogo autentico come una masseria in Puglia, che nella sua semplicità è stata trasformata in un albergo a cinque stelle.

Ed i cinesi sono anticiclici rispetto a noi, perchè il capodanno cinese è posteriore rispetto al nostro e, quindi, sono in vacanza. Noi cosa facciamo per accoglierli? Nulla: non c’è una scritta in cinese da nessuna parte, non si imparano le minime parole necessarie in un bar o ristorante, non offriamo il biglietto da visita con due mani come loro sono abituati a fare, abbiamo un sistema dell’accoglienza turistica vecchio di 20 anni e lo stesso vale per i programmi delle scuole alberghiere che sono fermi al 1980.

C’è una contaminazione di culture e la Cina, il Giappone e la Corea sono i paesi più interessati al nostro paese e questo potrebbe portare lavoro, occupazione, reddito e felicità unendo l’etico con l’utile.

Perchè continuiamo a non capire che questo sistema non funziona, che è deleterio chiedere un euro per un carrello all’aeroporto, tanto non se lo ruba nessuno e tra i 97 migliori aeroporti al mondo non esiste un solo aeroporto italiano, dove invece manca un cartello di benvenuto scritto in altre lingue!

Non c’è apertura verso l’esterno perchè manca il rispetto: ci sono 12 miliardi di mozziconi per terra, o gomme masticate e non succede nulla, mentre in America ti applicano una multa salatissima e se sei recidivo fai un servizio socialmente utile.

Non siamo capaci di offrire con orgoglio la nostra terra, non siamo capaci di raccontare la Cappella degli Scrovegni perchè non abbiamo più voglia di narrare, raccontare l’identità del luogo trasformandola in un brand.

emilio casalini palazzo roncale rovigo (2)

Quale è quindi l’identità di questo territorio? Il fiume Po, le bonifiche, il mare, il fiume Adige, le famiglie di allora come i Silvestri, i Casalini; bisogna trovare degli strumenti che risveglino l’identità.

Quindi non un piccolo cartello per segnalare la chiesa della Rotonda, gioiello architettonico e artistico della città ma una indicazione maggiormente visibile: i beni culturali ed il turismo devono operare qualitativamente e non con mediocrità.

Ecco allora l’esempio di Taranto, città nota per la disoccupazione causata dalla chiusura dell’acciaieria Ilva e nello stesso tempo per i tumori conseguenti con le quasi 4000 tonnellate di amianto, che riprende vita grazie ad un musicista che organizza la Spartan Race Europe proprio a Taranto l’unica città al mondo fondata dagli Spartani.

La corsa è stata fatta lungo il mare a settembre, con 4 milioni di visualizzazioni del sito, ed ha creato un percorso di consapevolezza perchè i cittadini responsabilizzati hanno pulito la città. Questo è un modo di vivere, di essere e dalla visione consapevole nasce un progretto che si traduce in un programma reale.

E’ quanto è successo a Favara, un paesino in provincia di Agrigento, nella regione più povera d’Italia, con cemento e piccole case abbandonate, che grazie alla lungimiranza di un notaio, ha creato “Favara cultural farm “, il primo parco turistico culturale costruito in Sicilia, una galleria d’arte per artisti indipendenti, che sta provando a costruire un mondo migliore ed ha esposto al Padiglione Italia alla 15° Biennale di Architettura a Venezia.

Il tutto è partito da 10 casette restaurate, poi l’invito agli artisti ed ora è pieno di street art, con contaminazione di bellezza e molteplicità di arte multietnica e anche di cucina perchè ha aperto lì un ristorante africano, poi negozi etnici il recuper del vecchio bar nella piazza del paese.

Arriva gente da New York per vedere l’arte contemporanea, perchè Favara è tra i primi sei luoghi al mondo di arte, esposizioni di design ed altro e questa rigenerazione urbana è avvenuta in soli cinque anni, con un aumento del reddito pro capite del paese.

La politica italiana si riempie la bocca di turismo e di cultura e poi non riesce a trasformarlo in realtà per il solito scarica barile italiano, dove ogni ente, associazione e altro è una monade isolata che non collabora con ciò che ha vicino.

E’ fondamentale che ci sia la presa di coscienza della responsabilità di ciascuno di noi che si trasforma in un viaggiatore migrante culturale e sociale, che si impegna a tenere il territorio pulito e ricerca le autenticità locali, e la palla passa ai politici, agli enti che si attivino per realizzare il nuovo presente della nostra città.

Certamente la chiusura della bella mostra “I Nabis” a Palazzo Roverella, con conseguente non accesso alla Pinacoteca del Seminario e dell’Accademia dei Concordi e della raccolta delle opere donate dall’avvocato Centanini alla fondazione Cariparo, nell’antistante Palazzo Roncale, di cui manca un piccolo catalogo, non permette cultura a chi verrà a visitare la città.

Inoltre gli stessi abitanti osservano il degrado documentato fotograficamente dalla stampa su segnalazione di privati cittadini o di associazioni ambientaliste, per l’incuria dei marciapiedi, del pattume abbandonato o i piccioni morti e l’addandono di luoghi che potrebbero essere convertiti in spazi per l’arte, la musica, in parchi giochi per bambini e di relax per gli anziani e ne potremmo parlare per ore, ma sarebbero i soliti sterili convegni e tutto si ferma lì.

Cristina Regazzo in chiusura ha portato un messaggo di speranza con “Meet in green”, il motto di Rovigo Convention e Visitors Bureau consegnando ai presenti i magneti raffiguranti le due torri ed il Parco del Delta ed i segnalibri con la chiesa della Rotonda o un uccello acquatico posato su un palo in laguna.

Impariamo ad amare la nostra terra!

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