Elisa Chiorboli propone un racconto ricco di suggestioni, che illustra l’esperienza di chi vive un luogo lasciandosi catturare dal fascino dei ritmi della natura, cercando di dimenticare la frenesia della nostra vita quotidiana. Il luogo è il delta del Po ed Elisa dedica il suo lavoro ai pescatori della Sacca degli Scardovari, pesantemente colpiti in un tempo recente dalla violenza della natura. Il suo è un viaggio oltre i confini della quotidianità, alla ricerca del ritmo del cuore e delle pure sensazioni, fatto di parole e immagini. Elisa, fotografa, ha realizzato alcuni scatti con la tecnica della doppia esposizione, mentre altre immagini che accompagnano il suo testo propongono il gioco dei colori in tre luoghi diversi: Caleri, la via delle Valli, la Sacca degli Scardovari.

Il mio viaggio in questa terra è cominciato quasi per caso, alla ricerca di scatti di paesaggio. Affascinata dalla natura predominante di quest’ambiente, è iniziata l’avventura del Delta del Po, dove i ritmi sono quelli delle stagioni, che si susseguono in armonia alla corrente del Grande Fiume, imponente e leggiadro nella storia di secoli. Percorrendo gli argini dispersi fra valli e barene, nell’arsura estiva, s’ode il fruscio delle canne, rifugio di qualche airone impaurito dalla presenza inconsueta dell’uomo.
La brezza proveniente dal mare alleggerisce l’aria calda, impregnandola dell’odore d’acqua salmastra e d’erba secca. Tutt’intorno, il silenzio lascia spazio alla meraviglia dei colori che si specchiano sulla laguna e si fondono in luccicanti bagliori, come fossero una cornice alla vegetazione fluttuante sull’acqua, in leggero abbandono.
Immersi nell’azzurro ci si lascia prendere dal ritmo della natura che presto diventa ritmo del cuore e tranquillità dell’anima. Come per incanto, svaniscono la fretta quotidiana, l’ansia del vivere moderno, il respiro affannoso della corsa contro il tempo per arrivare a fine giornata. I pensieri si rilassano e si lasciano sedurre dalle onde spumeggianti che arrivano a riva come un invito ad immergersi nella magica ebbrezza di questo luogo, dalle forme indistinte, diverse in ogni stagione. I sentieri si fanno spazio tra la vegetazione selvatica, a volte impenetrabile nei suoi grovigli lussureggianti. A passo lento sulla sabbia rovente, si cammina tra qualche tronco d’albero sbiancato dall’acqua del mare, portato a riva per rimanervi, o forse per riprendere un’altra via.
Da lontano si scorge uno scanno, una striscia  dispersa di terra, modellata dall’acqua del mare e dal vento. Nelle mappe non compare e così si cede al fascino di mettervi piede.

Nella piccola imbarcazione, cullati dalle onde che si infrangono, gli schizzi bagnano piacevolmente la pelle bruciata dal sole e il vento gonfia i capelli, come a voler diventare parte di quell’angolo di natura, mentre la si sfida cercando di raggiungere l’ultimo lembo vivibile.
Dispersi, lo sguardo solitario si perde in mezzo all’acqua, che prepotente  si riprende i suoi spazi spingendosi al largo, volgendo al mare con le sue onde in cerca di libertà. Il respiro di una poesia, lontana dal nostro tempo. Uno spazio in cui la natura decide i ritmi di ciascun elemento. Acqua e terra avvolti dalla brezza azzurra, che talvolta insidiosa sferza con raffiche di vento oppure nutre ogni cosa  disperdendosi nelle sue forme umide.
Il fascino di una terra che ha vissuto nei secoli e con lei si porta la storia di gente che ha lottato strenuamente  quando le forze della natura sono state avverse. Un luogo che nelle sue trame è intriso di sacrificio e di lavoro pesante. Una sfida che si ripete ogni giorno in ciascuna  stagione e deve necessariamente rispettare la legge del Grande Fiume, portatore di vita e forza imponente.

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