Al Jolson, protagonista nel 1927 del film “Il cantante di jazz”

Siamo immersi in una società-BLOB che fagocita, trasforma e banalizza qualsiasi elemento anche solo potenzialmente critico nei confronti dell’ordine costituito, di questo orrendo nouveau regime che altro non è che capitalismo ridipinto. L’anamorfosi è così profonda che anche i ruoli tradizionalmente critici, quelli da “sentinella” della democrazia e dei diritti, sono ricoperti da personaggi che hanno abdicato a questa funzione per trasformarsi in guitti da avanspettacolo, attorucoli da quattro soldi ignoranti e vendicativi (guai a mettere in dubbio ciò che fanno!).

Ormai le notizie che trovano ampia eco sui media e tengono impegnata l’intellighenzia sono tragiche e comiche insieme. Mi spiego: la TV di stato annuncia in tono trionfalistico che il “blackface” è ufficialmente bandito dalle trasmissioni. Per chi ha ragionevolmente cose più importanti di cui occuparsi, preciso che questo ennesimo termine inglese indica la rappresentazione di uomini di colore effettuata da bianchi con la faccia dipinta. E’ un fenomeno che ha radici antiche e che spesso è stato uno strumento di denigrazione, di spregio razzista e senza dubbio in questo senso va censurato.

Ma trovo idiota impedire che in uno spettacolo di intrattenimento qualcuno interpreti fedelmente un artista di colore dipingendosi il viso. Se voglio imitare Ray Charles di cui rispetto l’enorme talento e ricorro agli occhiali e alla pelle scura non sto mancandogli di rispetto e nemmeno lo sto denigrando: cerco di riproporre fedelmente l’aspetto di un artista e non mi limito alla voce, ma ne ripropongo l’aspetto e il modo di muoversi. Altrimenti dobbiamo bandire “Via col vento” o “il ponte sul fiume Kwai” per apologia razzista. I Pisani potrebbero a buon titolo chiedere la messa al bando della “Divina Commedia” e gli italiani di ascendenza iberica dovrebbero chiedere la damnatio marmoriae del Manzoni. Se accettiamo le tesi censorie di stampo boldriniano, allora dobbiamo vietare, per esempio, le imitazioni di Vespa con le verruche o di Pippo Baudo con i piedi enormi: è body shaming (altro termine inglese – non è casuale). Invece di preoccuparci della discriminazione vera, delle sperequazioni nei diritti, nelle opportunità, preferiamo pulirci la coscienza con atteggiamenti superficiali, inutili quanto stupidi, guardandoci bene dall’affrontare i problemi alla radice. Ma c’è di peggio: alla stupidità non c’è limite.

È recente la notizia che il comune di Castelfranco Emilia, in alcune pagine del proprio sito istituzionale, ha adottato la “Scwah” come vocale alla fine dei termini che possono essere riferiti a soggetti di genere diverso. Vi risparmio la esegesi di questo simbolo fonetico che sostanzialmente deriva dall’ebraico e che suona come una sorta di “e” molto stretta, simile alla pronuncia della finale di “bello” o “bella” nei dialetti del centro Italia, che non distinguono tra “a” e “o”. Renzo Arbore diceva che per parlare pugliese basta sostituire le vocali a fine parola con un fonema che suona a metà tra la “e” stretta e la “u”: il suo intento era dichiaratamente ironico… qualcuno deve averlo frainteso. Così dovremo andare alla ricerca di questo nuovo simbolo con la funzione “inserisci – simbolo” di Word, uno sforzo che ci renderà consapevoli delle inique discriminazioni di genere e ci trasformerà in cittadini migliori.

Non sarebbe più utile, per esempio, inserire nei programmi scolastici lo studio della schiavitù come istituto, la sua evoluzione, le sue motivazioni culturali, politiche ed economiche? O approfondire il razzismo come fenomeno sottoculturale spiegandone i riflessi sotto il profilo criminologico?
La cultura ebraica è uno scrigno di straordinaria ricchezza e tutto quello che i nostri amministratori sanno attingere da essa è l’uso farisaico di un fonema. In ogni caso è ufficiale: imitare Michael Jackson con la faccia scura è vietato, candidare alla presidenza della repubblica un pluripregiudicato, colluso con la mafia, favoreggiatore della prostituzione minorile, grande evasore fiscale, invece è legittimo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *