Come vi immaginate la Bulgaria?

Eccovi la seconda puntata del Diario di Alessia Babetto da Sofia.

Ormai è semplice andare su Google e fare una ricerca, o chiedere a chi ci è già stato e ha potuto visitarne i luoghi e conoscerne le persone.
Nei mesi che hanno preceduto la mia partenza ho cercato più informazioni possibili, acquistando una guida aggiornata e ben fornita, interrogando chi, prima di me, ha potuto vivere un’esperienza simile, attraverso i social e i vari canali di comunicazione a me accessibili.

Ma sapete cosa ne ho potuto dedurre? Che ciascuno di noi, in base al proprio carattere, alle proprie esperienze e al proprio modo di relazionarsi di fronte ad una novità, avrà del medesimo oggetto impressioni molto differenti. Fin dall’inizio, tutte le persone alle quali ho parlato di questa esperienza non hanno fatto che spaventarmi.

Le novità, si sa, insieme alla “paura per il diverso” hanno sempre alimentato le conversazioni dei più allettanti banchetti, soprattutto per coloro i quali sono soliti trovare il proprio conforto nel veder delinearsi un sentimento di terrore e di ansia sul volto del proprio interlocutore, saziandosi di quel dinamico crescendo di emozioni che svilisce l’uno per far esaltare progressivamente l’altro.

Ho deciso quindi di ascoltare tutti, ma di non credere a nessuno. Il 28 ottobre mi sono imbarcata su un aereo da Treviso e in meno di due ore sono atterrata nell’aeroporto di Sofia.

La prima cosa che ho notato é stata il cambio dell’ora, poiché il fuso orario lì è un’ora più avanti rispetto all’Italia. L’idea di poter viaggiare, anche se di così poco, nel tempo, e di ingannare quindi la lancetta del mio orologio da polso ricordo mi ha fatto sorridere.
Guardavo il cielo, lo stesso che mi incantava durante le mie passeggiate lungo l’Adige; osservavo le svariate tonalità di giallo, arancio e rosso che dipingevano gli alberi e i fiori presenti nei parchi sparsi per la città.

Ho potuto formulare la mia prima impressione su quella città sporgendo la testa dal finestrino dell’auto che mi accompagnava nella nuova casa, e subito i sentimenti che mi hanno attraversata, come una ventata d’aria travolgente, sono stati l’euforia e la curiosità.
Tutto, dalle case con grandi davanzali e finestre disposte a trittico, le piccole botteghe aperte quel pomeriggio, il signore che mi ha risposto con un sorriso, mi fecero andare a letto, quella sera, senza paura.

Di come sono riuscita a far luce su questa nuova città e su quello che ho potuto conoscerne fino ad ora, se me lo permettete, ho deciso di raccontarvelo nella prossima puntata.

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