Settima puntata del diario di Alessia Babetto, la nostra inviata da Sofia.

Anche voi siete ossessionati dal cibo e amate condividere con tutti i vostri amici i manicaretti che assaggiate o che vi preparate? A volte osservo queste nuove tendenze allontanandomi, per quanto mi sia possibile, dalla realtà in cui vivo, per cercare di darle un senso. Voi che mi state leggendo e che, forse, condividete con me le vostre origini, avrete di sicuro in famiglia una nonna e una mamma o un qualche altro parente o amico che hanno sempre cucinato per voi, come minimo due volte al giorno, eppure solo da qualche anno date gloria alle loro fatiche, alla loro destrezza e al tempo che queste spendono per scegliere con cura e amore i prodotti migliori con i quali confezionarvi dei piatti succulenti. Perché si sa, spesso quando viviamo in una condizione troppo agiata, diamo per scontato tutti gli sforzi che le persone che ci vogliono bene fanno per noi, poiché entrano a far parte della nostra routine.

Quindi, per fortuna esistono queste mode, così chi non se ne era accorto prima guarderà con più ammirazione i propri cari, chi non aveva idea di cosa volesse dire consumare un piatto preparato come la tradizione vuole imparerà ad apprezzare i sapori che la nostra terra ci offre, e chi non aveva mai potuto gustare qualcosa di diverso, ha ora modo di conoscere e poi ricercare ciò che più lo ispira.

A Sofia ho potuto constatare che la cucina è un misto tra quella greca e quella turca, si fa uso di spezie, molto presente sono la feta e le noci che vengono prodotte in grande abbondanza. Uno dei piatti tipici oltre alla zuppa tarator di cui vi parlavo nella puntata precedente è la shkembe chorba, una zuppa a base di trippa o in alcune varianti budello di agnello o maiale, che viene condito con purè di aglio, aceto e peperoncino rosso piccante. C’è poi una sorta di insalata, lo shopska, formata da cetrioli, pomodori, peperoni arrostiti e formaggio. Un piatto a base di carne e che assomiglia a delle polpette è la kebabcheta, che può essere di pollo, maiale o mucca. Uno dei piatti che ho apprezzato è il sarmi: si tratta di involtini di foglie di cavolo ripiene di carne di maiale o di riso, insieme a varie spezie. Simile alla nostra parmigiana esiste la moussaka, uno sformato di melanzane con l’aggiunta di patate, carne tritata e besciamella.

Ma veniamo ai dolci: al primo posto per la sua fama c’è il baklava, che si presenta come una millefoglie in cui i vari strati sono formati da frutta secca e miele e la pasta usata, sottilissima pastafillo imburrata e zuccherata, rende il tutto nel suo insieme delizioso ma forse un po’ pesante per lo stomaco di un italiano. Un altro dolce che nessun negozio si fa mancare è il banitza, che si presenta come un gigantesco rotolo di pasta, condito con gli ingredienti più svariati, sia dolci che salati, perché ho potuto constatare che le colazioni, qui a Sofia, sono molto apprezzate anche salate. Per concludere, anche se da pessima veneta quale mi ritrovo non li ho mai assaggiati, ci sono due liquori, il mastika, aromatizzato al mastic, una resina che si ottiene dal lentisco e il rakia, un distillato molto forte ricavato dall’uva o dalle prugne. 

Cari lettori, il mio spazio è terminato ma se volete continuare a leggere qualche curiosità sulla vita a Sofia non perdetevi la prossima puntata.

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