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Diario da Sofia: le sorprese della città

Eccoci all’ottava puntata del Diario da Sofia della nostra inviata, Alessia Babetto.

Avete mai sbagliato strada senza sentirvi in colpa con il vostro mancato senso dell’orientamento? Io oserei dire che a volte è quasi un bene, perché così facendo, in questa nuova città, ho potuto scoprire tante cose delle quali avrei altrimenti ignorato totalmente la presenza, perché si sa, le cose belle per davvero non sono le prime ad essere viste, mantengono un certo riserbo che le rende eleganti e sembra quasi si vogliano far ammirare soltanto da coloro che ne possono davvero apprezzare il valore.

Così, passeggiando per le vie della città, ho potuto osservare che è molto comune vedere degli spazi aperti da sole vetrate, dalle quali si può ammirare la grande varietà di merendine, tutte vendute singolarmente nella propria carta d’imballaggio, sigarette e, talvolta, anche caffè servito in bicchierini di carta. Delle piccole aperture quadrate dalle quali spesso non si vede nemmeno il viso del venditore, servono per scambiare le merci con il denaro.

Ogni tanto attirano la mia attenzione per il loro tripudio di colori anche dei negozi che vendono la frutta secca e essiccata, perché si trovano un pochino più fuori rispetto all’asse in cui tutti gli altri negozi sono disposti, uno di seguito all’altro, e si presentano come dei piccoli cubi di vetro in cui anche qui la merce è esposta in maniera sublime per attirare i clienti. Molto spesso mi capita di osservare anche alcuni ristoranti italiani, giapponesi, fastfood, insomma direi che Sofia non si fa mancare proprio nulla.

Ad attirare di più la mia attenzione sono però quei negozi di artigianato, in cui i negozianti sono felici di condividere con i clienti la loro esperienza di vita, la loro passione, ma anche di ascoltare una storia nuova, di dare consigli e di apprenderne altri. Ricordo che un giorno, nel primo pomeriggio, sono entrata in una piccola bottega orientale e il signore al suo interno, quasi subito, ha iniziato a scambiare con me qualche parola in italiano. Per il tempo in cui sono rimasta lì dentro – mi è sembrato infinito o forse brevissimo, non saprei dirlo – i colori, i profumi, persino quell’uomo stesso, mi hanno riportata con la mente ad un clima che ho visto soltanto nei film, un po’ alla Mangia, prega, ama.

Quella figura alta, esile, dalla carnagione olivastra e dalla dentatura un po’ sgangherata aveva in sé una pace tale che mi è piaciuta così tanto da permettergli di raccontarmi la sua storia. Di tanto in tanto permetteva anche a me di fare qualche commento, ma non mi importava, quel giorno sono uscita con una frase la tenere stretta, formulata un po’ in italiano e un po’ in spagnolo, ma va bene così: “Quando te invida la vita, non puoi dire di no”. Era un invito ad andare avanti, a cogliere tutte le opportunità, a fare tesoro anche degli sbagli, oppure era solo una frase, come tante altre, questo lo lascio decidere a voi.

Vi aspetto insieme a me nella prossima puntata, per scoprire cosa si cela tutto intorno ad una città così grande e ricca di sorprese.

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