Da qualche giorno, ma oggi in particolare, ci par d’intravedere una piccola luce in fondo al tunnel che sembrava senza uscita. Parlano i dati, o almeno alcuni di essi: i contagi che decrescono quasi ovunque in Italia, le guarigioni che invece aumentano significativamente. Anche se il numero dei decessi resta più o meno stazionario, riguarda persone contagiate già da un paio di settimane. Non negli ultimi giorni, insomma. A riprova  che lo scrupolo nell’attenersi alle regole ha cominciato  a dare i suoi frutti. Ci ripetono a ogni trasmissione televisiva, seria o anche faceta, di non abbassare la guardia. Di restare in casa uscendo solo per fare la spesa o andare in farmacia, raccomandandoci l’uso della mascherina, che dopo un mese di introvabilità ora sembra riversarsi in svariate fogge in ogni luogo. E i figli sorvegliano genitori e nonni perché non sgarrino, consigliandogli addirittura, in qualche caso, di indossarla assieme ai guanti anche per leggere il giornale, non si sa mai…
Intanto l’umore dei reclusi migliora, alimentato dalla speranza che, se non a Pasqua, almeno agli albori di maggio ci verrà restituita un po’ di libertà.
Però la morte di medici e infermieri che cadono al fronte, o che stanno, lo scriveva Ungaretti, “come d’autunno / sugli alberi / le foglie” ci fa capire che non è ancora prossimo il momento di festeggiare. Anche se il diminuito numero degli ingressi in rianimazione incoraggia una moderata fiducia. Fra l’altro, perché si renderà sempre più raro il ricorso all’atroce scelta su chi far vivere e chi lasciar morire.
I sanitari e i politici negano ancora che si praticasse l’alternativa, ma le testimonianze la riaffermano. Un giovane uomo, ricoverato insieme al padre in preda agli stessi sintomi, è stato portato in terapia intensiva da solo, e poco dopo gli è stata comunicata la morte del genitore per cui, evidentemente, era stata  giudicata sterile o inopportuna la cura. Il guidatore di un’autoambulanza in viaggio verso la casa da dov’era partita la chiamata,  chiedeva per prima cosa l’età del contagiato, come se fosse questa il discrimine fra i “sommersi e i salvati”, come recita il titolo di uno dei più intensi libri di Primo Levi.
Siamo stanchi, è vero, e nelle quotidiane telefonate di contatto e conforto con amici e parenti ce lo confessiamo spesso: stanchi e senza energie, mentre aumenta il nervosismo e s’incrementano previsioni poco allegre. Non unicamente sul piano economico, ma anche su quello delle relazioni sentimentali. Non è forse un caso che in Cina, finita l’emergenza,  aumentino e si accelerino le richieste di divorzio.
Ma cercando di scacciare i  brutti pensieri, ci limitiamo spesso a porci domande più “scientifiche” (si fa per dire), vuoi sui medicinali che possono tenerci in vita in attesa del sospirato vaccino, vuoi sul perché le donne  sono meno soggette all’infezione (in proporzione, pare, di 2 a 8). Già, perché? Per motivi genetici, ormonali che accrescono le difese immunitarie? Oppure per cause psico-sociali, e quali, in tal caso? È possibile, alcuni pensano, che le donne adottino stili di vita più sani; che siano più abituate al multitasking  fra occupazioni domestiche, curatele familiari e lavoro esterno. E che questa adattabilità procuri loro una maggior resilienza anche agli attacchi del male. Basti pensare, un po’ malignamente se vogliamo, alle reazioni che suscita, nell’uno e nell’altro genere, una banalissima influenza o una sopportabile sciatalgia, che una donna magari si porta in piedi, mentre un uomo, in tali casi, sembra sempre sull’orlo della fossa. Una mia amica, femminista storica, ha abbracciato subito con entusiasmo questa interpretazione… 

L’idea è quella di un diario semi-quotidiano. Lei è Gabriella Imperatori, veneziana, da molti anni residente a Padova. Ha collaborato con quotidiani e riviste regionali e nazionali e con la Rai. Ha scritto per il Corriere del Veneto ed è direttrice responsabile del trimestrale Leggere donna. Tra i suoi romanzi Bionda era e bella (Rusconi, 1990), Questa è la terra, non ancora il cielo, con Gloria Spessotto (Tufani, 1998), Portami via con te (Marsilio, 2000), Trilogia dei baci (Marsilio, 2004), L’onda anomala (Marsilio, 2013). Con Apogeo ha pubblicato un racconto nell’antologia Io sono il Nordest (2016) e i racconti di Ballata per eroi senza nome (2017).

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