Diario in tempo di pandemia /7

Il diario di Gabriella Imperatori prosegue con questo “Abbecedario dei mesi di coronavirus”, questa la prima parte.

(A) Animali –  Della nuova esultanza dei cani all’aria aperta abbiamo già detto. I gatti sono più  casalinghi: amano i divani che cospargono di peli, le coccole, i ron ron, i furtarelli in cucina. Ma nella natura liberata dagli umani, si son fiondati ora i cinghiali (perfino nelle città), i caprioli e i cervi, le nutrie, gli uccellacci e gli uccellini, per dirla come Pier Paolo Pasolini. Una natura zoo, insomma, in cui si cela ancora l’animale pensante (quando pensa).

(B) Bambini – Quando i genitori riprenderanno, si spera, a lavorare, e se le scuole saranno ancora chiuse (questo non si spera) chi si occuperrà di loro? Ma i nonni, naturalmente. W i nonni!

(C) Case di riposo –  Ci si va quando mancano le energie,  quando cala l’autosufficienza, quando non si riesce più a vivere in ambienti in cui ci si sente alieni. Ma lasciare le proprie cose, che sono anche ricordi, è sempre un dolore, a cui si aggiunge la paura . (“Sarò trattato bene? Soffrirò di solitudine e di malinconia? I miei dopo un po’ mi dimenticheranno?”). Eppure, con l’aumento della longevità, sono sempre più numerosi coloro che si decidono a entrare in una struttura sociosanitaria: ricca e costosa come un hotel cinque stelle, oppure più povera, simile a un ospizio d’antan. Troveranno aiuto, tenerezza e stimoli, oppure personale poco attrezzato a riconoscere la centralità di ogni persona? Riusciranno a non essere contagiati dal covid-19, a non morire lontano dai loro cari, com’è invece successo a troppi? Non sempre c’è risposta preventiva. Le case di riposo fan parte di un arcipelago di isole diverse, nel bene e nel male.

(D) Deserto – Le città deserte durante la quarantena sono bellissime e sconvolgenti. Ci fermiamo ad ammirarle riscoprendone angoli dimenticati, quando ci è possibile.  Ma sogniamo di ripopolarle al più presto.

(E) Eroi – Qualcuno sostiene che medici e infermieri sono professionisti (anche molti fra loro lo dicono): non eroi. Ma chi lavora per dodici ore senza interruzione, rischiando e anche perdendo la vita per  cercare di salvarla al prossimo, cos’è, se non un eroe?

(F) Funerali – In alcune regioni non si fanno più, i cimiteri sono  stracolmi, i “caduti” sono troppi,  si continua a  farli viaggiare su camion militari verso crematori lontani. E si possono piangere  soltanto in solitudine, come in solitudine  se ne sono andati. 

(G) Il coronavirus, lo si è detto e ripetuto, è una guerra. Infatti verso soldati e civili si adotta spesso l’etica di guerra. E le vittime, in città come la grande ammalata Milano, sono molto più numerose di quelle del secondo conflitto mondiale.

(H) Hotel – Ci si pensa già, alle possibili vacanze estive, dopo mesi di  casalinghitudine forzata che sembra infinita. Ma i soldi per farle chi ce li darà? Non certo l’Europa, in tutt’altre faccende affaccendata. Non certo gli evasori, che hanno, anche per far vacanza, i loro paradisi,  turistici e fiscali.

(… continua …)

L’idea è quella di un diario semi-quotidiano. Lei è Gabriella Imperatori, veneziana, da molti anni residente a Padova. Ha collaborato con quotidiani e riviste regionali e nazionali e con la Rai. Ha scritto per il Corriere del Veneto ed è direttrice responsabile del trimestrale Leggere donna. Tra i suoi romanzi Bionda era e bella (Rusconi, 1990), Questa è la terra, non ancora il cielo, con Gloria Spessotto (Tufani, 1998), Portami via con te (Marsilio, 2000), Trilogia dei baci (Marsilio, 2004), L’onda anomala (Marsilio, 2013). Con Apogeo ha pubblicato un racconto nell’antologia Io sono il Nordest (2016) e i racconti di Ballata per eroi senza nome (2017).

Un commento su “Diario in tempo di pandemia /7”

  1. Complimenti per il contenuto: semplice e umano, e per di più scritto in uno stile molto bello. Così si deve vedere o pensare, e così si dovrebbe scrivere, un esempio per troppi pseudoscrittori o pseudointellettuali che purtroppo, di questi tempi, pullulano in ogni dove.

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