Nei secoli la religione cattolica ha saputo adeguarsi, non è mai stata all’avanguardia e si è opposta con tenacia a molte trasformazioni della nostra società, ma alla fine ha sempre preferito il compromesso all’eclissi.

Il Dio vendicativo del Vecchio Testamento ha lasciato il posto alla Santissima Trinità, confessione, penitenza e giubileo permettono ai fedeli di mondare l’anima dal peccato e di aspirare, se non al paradiso, alla temporanea permanenza in purgatorio. Al pentimento corrisponde il perdono dei peccati, Dio li dimentica e chi per quei peccati ha sofferto dovrebbe fare altrettanto. Ci sarebbero anche quei peccati strani, quelli che non provocano dolore a nessuno, anzi danno piacere, ma che a Dio non vanno a genio. A censurare quelli in genere ci pensano Giovanardi e Adinolfi. In ogni caso il concetto è semplice: ti penti, chiedi scusa e ti puoi ripresentare al cospetto del creatore.

Alcuni questa lezione l’hanno imparata per bene e sfruttano il meccanismo. Dal sarcofago di Arcore rispunta Berlusconi, da qualche tempo De Mita scende dai monti di Nusco, si parla addirittura di una possibile candidatura di Prodi a guidare la coalizione di centrosinistra alle prossime politiche. Con il dovuto rispetto per i defunti, se Craxi fosse vivo qualcuno proporrebbe di pagargli il volo da Hammamet per rivederlo in Parlamento.

Si tratta di leader che hanno fatto male tanto al paese quanto alle correnti politiche che hanno rappresentato e pretendono di continuare a rappresentare.

Dietro il sorriso ecumenico di Romano Prodi ci sono le macerie della nostra economia basata sulle PMI, letteralmente massacrata dall’Unione Europea delle banche e delle multinazionali di cui lui è da sempre fautore interessato. Ci sono le disastrose politiche della globalizzazione e della dipendenza dai combustibili fossili che ben conosciamo.

Berlusconi, come una sorta di Artù un po’ suonato, richiama i cavalieri alla tavola rotonda e ripropone un centro destra populista e arruffone che promette ordine e progresso. Cosa abbia saputo fare in precedenza la banda di Camelot in tema di crescita economica e sicurezza l’abbiamo, purtroppo, sperimentato. Non so quale penitenziere abbia potuto riproporre due persone che in un paese normale avrebbero ultimato la loro parabola politica in pantofole, magari con i privilegi del vitalizio e della scorta, ma senza ruolo attivo.

Evidentemente una buona parte di elettori hanno indossato i paramenti viola ed hanno assolto questi politici da ogni responsabilità per la crisi morale e socioeconomica in cui hanno portato il paese. Attendiamo con fiducia il ritorno di Galan, gli troveranno un collegio elettorale sicuro e non è detto che Riina esali in cella l’ultimo respiro.

Come dice il proverbio le pecore temono i lupi, ma è il pastore che porta gli agnelli al macello.

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