Fino al 3 novembre 2019, organizzata dal Polo museale del Veneto, è esposta al Museo Nazionale di Villa Pisani a Strà (Venezia) la mostra “Intramontabili eleganze, Dior a Venezia nell’Archivio Cameraphoto”, a cura di Vittorio Pavan e Luca Del Prete.

Il 1951 fu un anno magico per Venezia: gli scorci più intriganti della città sono coprotagonisti dalla campagna che in tutto il mondo diffondeva le proposte di Christian Dior, il sarto più popolare del momento.

Gli abiti qui rappresentati fanno parte della linea primavera-estate 1951 denominata “Naturelle”; la collezione è costruita sul tema dell’ovale o meglio dei tre ovali sovrapposti: quello del viso, quello del busto e quello dei fianchi, con il fine di esaltare le curve del corpo.

Per i tailleurs la regola è quella della gonna stretta, che invece diventa plissettata negli abiti da pomeriggio e da cocktail, le giacche sono corte senza collo o con colletto rialzato dietro ed aperto sul davanti; il cappello, che per Dior è un elemento essenziale dell’abbigliamento, richiama i copricapi cinesi.

Parte fondamentale di ogni collezione, e più in generale di ogni casa di moda, sono le modelle che indossano, o meglio che interpretano, gli abiti. Dior in particolare ha nutrito un grande affetto per le sue indossatrici di cui scriverà: “Sono la vita dei miei abiti, ed io voglio che i miei abiti abbiano una vita felice”.

Tra queste France è l’immagine perfetta della mannequin: così tipicamente “francese” ad ogni sfilata suscitava sempre grande ammirazione; Sylvie, dall’aria sveglia e maliziosa, rappresenta idealmente la giovinezza; Renee, la modella ideale per lo stilista in quanto in grado di “scomparire” nell’abito; Alla, con la più spiccata “presenza scenica” e Lucky, bretone ma di origini mongole, meglio di altre in grado di interpretare gli abiti che indossava.

Nello stesso anno, il 3 settembre si celebrava a Palazzo Labia il “Ballo del Secolo”, quel Bal Oriental voluto da Don Carlos de Beistegui y de Yturbe, che richiamò dai 5 continenti un migliaio di protagonisti del jet set. Un ballo in maschera che impegnò Dior, con Dalì, il giovanissimo Cardin, Nina Ricci e altri, in veste di creatore dei costumi per gli illustrissimi ospiti. Un evento che riverberò nel mondo i fasti del Settecento Veneziano.

Silenziosi testimoni di entrambi gli eventi furono i fotografi di Cameraphoto, l’agenzia fotografica veneziana fondata nel ’46 da Dino Jarach, che in quegli anni “copriva” e documentava tutto ciò che di speciale accadeva a Venezia e non solo.

Per volontà di Vittorio Pavan, attuale conservatore dell’imponente Archivio di Cameraphoto (la sola parte storica vanta oltre 300 mila negativi schedati) e di Daniele Ferrara, Direttore del Polo Museale Veneto, le immagini di quei due storici avvenimenti vengono esposte al pubblico. Per farle riemergere si è scelta una location straordinaria, il Museo Nazionale di Villa Nazionale Pisani a Stra, la “Regina” delle Ville Venete, che, e non è un caso, è impreziosita da meravigliosi affreschi di Giambattista Tiepolo.

Per questa mostra Pavan ha selezionato 40 immagini della collezione messa in scena a Venezia da Christian Dior, di cui purtroppo non sono menzionati i nomi degli autori, con fotografie in bianco e nero, con fotografie in bianco e nero 50 per 70 cm delle modelle con sfondi di vita veneziana sul Canal Grande o in piazza San Marco, il Lido, con la presenza dei gondolieri o di alcuni passanti.

In quegli anni, ogni sfilata presentava poco meno di 200 modelli, attentamente calibrati tra capi facilmente vestibili e altri più impegnativi. Dior era il nume tutelare della moda di quel dopoguerra e le sue collezioni erano attese e contese nel mondo.

Si valuta che solo per vedere (e acquistare) le sue proposte sorvolassero l’Oceano, ogni anno, 25 mila persone. Ogni suo cambiamento di linea, ed ogni stagione ne imponeva uno, veniva accolto con entusiasmo o con critiche feroci, a seconda se si appartenesse al suo “clan” o ad intessi contrapposti.

In ogni caso, nessuna donna che volesse essere alla moda poteva ignorare i dettami del couturier parigino di Avenue Montaigne, una Maison che, nata da appena 5 anni, impegnava già oltre un migliaio di collaboratori. Il suo New look si evolveva stagione dopo stagione. Nel 1950 aveva imposto la Linea Verticale, nel ’51 – come documentano le immagini esposte in Villa Pisani – la donna non poteva che vestire in Ovale: spalle arrotondate e maniche a raglan, tessuti modellati sino a diventare una seconda pelle. Complemento indispensabile, il cappellino, per cui Dior si ispirò, quell’anno, ai copricapi dei coolies, alla cinese quindi.

Per l’autunno, creò invece la linea “Princesse” in cui la vita dava l’illusione di estendersi sino a sotto il seno.

Nelle immagini di Cameraphoto le bellissime modelle vestite da Dior duettano con Venezia. Canali, chiese, palazzi non sono mai un puro sfondo, ma protagonisti alla pari delle creazioni del grande sarto.

Il secondo nucleo di questa affascinate mostra è dedicato al Gran Ballo di Palazzo Labia, l’evento mondano del secolo.

Per quel mitico 3 settembre a Venezia giunse tutto il bel mondo. L’invito di don Carlos, popolarmente indicato come Il Conte di Montecristo, raggiunse mille persone. Dior, con una schiera di giovani sarti e con Dalì, venne impegnato a creare i più affascinanti abiti, tutti a richiamare il Settecento di Goldoni e Casanova. Costumi per persone, ma anche per i levrieri e altri cani che spesso accompagnavano i loro padroni.

Le torce quella mitica notte illuminarono i Duchi di Windsor, i Grandi di Spagna, l’Aga Khan III, il Re Faruq d’Egitto, Winston Churchill, molte teste coronate, principi e principesse, schiere di milionari, artisti come Fabrizio Clerici. Nelle immagini di Cameraphoto le bellissime modelle vestite da Dior duettano con Venezia. Canali, chiese, palazzi non sono mai un puro sfondo ma protagonisti alla pari delle creazioni del grande sarto. 

Ad accoglierli, in mezzo a nuvole di ballerine e Arlecchini, il padrone di casa che, camminando su piattaforme alte 40 centimetri, dominava abbigliato da Re Sole. Lui era l’erede di una immensa fortuna creata in Messico. Viveva tra   Parigi, dove possedeva una casa disegnata da Le Courbusier e decorata da Salvador Dalì, e un castello di campagna. Aveva acquistato e restaurato Palazzo Labia ed ora lo offriva ai suoi amici.

L’esposizione pertanto si prefigge l’obiettivo di contribuire alla valorizzazione dell’archivio fotografico Cameraphoto, dichiarato di eccezionale interesse culturale dal Ministero per i beni e le attività culturali, che rappresenta un inestimabile patrimonio quanto a ricchezza e varietà delle immagini che lo costituiscono.

La visita della Villa Pisani merita per la costruzione architettonica, gli affreschi e gli arredi, il parco con il labirinto e le scuderie; la mostra fotografica al suo interno, ci illustra invece uno momento di vita e costume di moda, interessanti come documentazione storica dell’epoca.

Sede: Museo Nazionale di Villa Pisani, Via Doge Pisani 7, Stra (VE)

Orari: dal 01 aprile al 30 settembre 2019, dalle ore 9.00 alle 20.00, dal 1 ottobre al 27 ottobre, dalle ore 9.00 alle 18.00, dal 28 ottobre al 4 novembre, dalle ore 9.00 alle 17.00.

Aperto dal martedì alla domenica, lunedì chiuso, eccetto i festivi.

Il costo del biglietto intero è di 10 euro, quello ridotto è di 4,50 euro.

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