Tra nastri colorati, immagini di copertina dei social colonizzate con i colori di qualche bandiera e Giornate Mondiali di Qualcosa, ormai siamo subissati da una moralità ufficializzata quanto superficiale. Ma nonostante questo sforzo titanico il mondo non è certo migliorato, anzi per molti versi la situazione è peggiorata. Si tratta di iniziative apparentemente lodevoli, ma a mente fredda ci si rende conto che molto spesso sono velleitarie, ipocrite, talvolta fuorvianti. C’è, questo è solo un  esempio, la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Personalmente ritengo che la violenza sia odiosa e vada censurata, ma credo che  vada stigmatizzata anche quella sull’uomo come su gay e lesbiche. Considero  la parola “femminicidio” idiota e cacofonica: si tratta di un omicidio, la vittima è vittima ed il carnefice è comunque carnefice.  Un dato statistico, la maggiore frequenza di omicidi del partner commessi dagli uomini rispetto alle donne, non può autorizzare ad un razzismo alla rovescia, non può creare la presunzione che in una coppia sia il soggetto femminile a subire, sempre e comunque. Uccidere il partner è un reato gravissimo e come tale va punito indipendentemente dal sesso di chi l’ha commesso. Poi c’è anche la giornata dell’ambiente, altro esempio, e allora tutti a condividere la foto con la foresta pluviale o con le balene. Ma guai a rinunciare al climatizzatore o a scegliere di acquistare prodotti a km zero, basta la foto a mettere la coscienza a posto. Migliorare il mondo è possibile, la sola logica che la società attuale accetta è quella economica: se vogliamo che gli orsi sopravvivano dobbiamo accettare che mangino qualche pecora e che gli allevatori vengano risarciti. Dobbiamo accettare anche che un turista venga morso se è tanto stupido da infastidire un’orsa con i piccoli, oltretutto è un’episodio educativo. Non serve la giornata internazionale dell’orso, servono normative e fatti concreti. La recente sensibilizzazione dell’opinione pubblica rispetto ai problemi legati all’olio di palma e la conseguente diminuzione delle vendite di prodotti che lo utilizzano hanno fatto il miracolo: oggi almeno il 50% dei prodotti da forno presenti negli scaffali della grande distribuzione pubblicizza con orgoglio lo slogan “senza olio di palma”. E non c’è stata una giornata mondiale contro l’olio di palma, né una resipiscenza degli uffici acquisti dei supermercati (che continuano e ricercare il profitto) ma semplicemente un comportamento dei consumatori che ha costretto l’industria a comportamenti di cui l’ambiente beneficia. “Mandiamo gli occhiali da vista vecchi ai negri dell’Africa che non possono comprarseli…”  frase che un membro del Lions o del Rotary – ammetto che non ricordo – mi rivolse con soddisfazione mentre si affrettava alla cena sociale. Avrebbe trangugiato avidamente una quantità di proteine sufficiente per almeno dieci di quei “negri dell’africa”, discrete quantità di vegetali OGM, vini sudafricani (altro che km zero) e selvaggina assortita. Proporrò la giornata mondiale dei topinambur: da bambino ero convinto che si trattasse dei roditori di qualche paese esotico.

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