Liana Isipato recensisce “Elsa” di Angela Bubba, Ponte alle Grazie, 2022.

La scrittrice e critica letteraria Angela Bubba (Catanzaro, 1989) legge a sedici anni L’isola di Arturo di Elsa Morante, ed è un colpo di fulmine. Scriverà sull’autrice ben due tesi di laurea e nel 2016 il saggio, premiato, Elsa Morante madre e fanciullo.

Ora, nel suo Elsa (Ponte alle Grazie, 2022), ci offre un ritratto approfondito dell’amata Morante, e lo fa in modo inusuale, quasi con piglio psicoanalitico, scavando negli aspetti più personali della scrittrice, arrivando addirittura a impersonarla, come può permettere di farlo la creatività letteraria.

Elsa non è infatti la classica biografia, ma una vita romanzata, in cui si alternano parti più corpose e ‘oggettive’, scritte in terza persona, ad altre più brevi – presentate in corsivo – in cui Angela Bubba costruisce in forma diaristica dialoghi e lettere verosimili, cioè scritte da lei, ma nella finzione letteraria scritte dalla Morante, quasi a rendercela più vicina negli eventi maggiormente significativi e simbolici della sua esistenza.

Proprio con una lettera si apre e si chiude il romanzo, che parte dalla famiglia di origine scavando nel rapporto conflittuale con la madre Irma, il primo, e il più grave, dei miei amori infelici… Sarà lei a rivelare ad Elsa ancora ragazzina di non essere stata concepita da Augusto Morante, il padre di cui porta il cognome, incapace di avere figli, ma di essere venuta al mondo dopo un incontro carnale di Irma con un impiegato siciliano, Francesco Lo Monaco, usato, si può dire, come inseminatore…

La sete di indipendenza porta presto fuori casa Elsa, che va a vivere in tre stanze piccole e fredde, vicino a piazza Navona. A Elsa quel posto piace parecchio. Perché è imperfetto, perché le ricorda sé stessa.  A 19 anni, incinta da pochi mesi, sceglie di abortire e questo bambino mai nato sarà lo stesso Arturo dell’isola, l’Arturo con cui Elsa dialogherà intimamente tutta la vita… Arturo come il re dell’antichità. Arturo come la stella che si vede certe sere. Arturo come Arthur Rimbaud. Arturo come suo figlio, per sempre morto e per sempre vivo.

Conosceremo, durante la lettura, le amicizie e gli amori di Elsa, sempre tormentati perché tale era lei. L’incontro con Moravia, presentatole dal pittore Giuseppe Capogrossi, sarà per molti anni un’ancora contro l’inquietudine mai sopita, una convivenza che finirà per i tradimenti di lei, senza però scalfire l’affetto che Moravia le dimostrerà fino agli anni più difficili, segnati da un tentativo di suicidio e dalla malattia. Un lungo tratto di vita che si intreccia con il contesto storico del momento, il fascismo, il pericolo di rimanere in Italia dopo l’uscita dell’articolo Il Fascismo e i problemi della razza; la loro fuga dapprima a Fondi (un comune della provincia di Latina) e poi – con l’avvicinarsi dei tedeschi – a Sant’Agata, un paesino a nord di Fondi, dove vivono in una capanna col tetto di lamiera e dove ogni cosa è estrema, come la guerra.

Volubile e aggressiva, a volte feroce come una spada, tenera e appassionata…la conosciamo nel suo rapporto tempestoso con Luchino Visconti, nella dolcezza verso un altro dei suoi grandi amori, il pittore Bill Morrow, conosciuto nel 1959 a New York, nel corso di una cena. Elsa ama definirlo un anarchico. È un giovane uomo inquieto e irriverente. Ha il fisico snodato e il sorriso sbilenco. Sta spesso sull’attenti come una sentinella. La seguirà in Italia, conoscerà Moravia, che lo stima e presenta una sua mostra, come promette di fare ancora in futuro. Ma Bill, tornato a New York per salutare la famiglia, finirà la sua vita ‘cadendo’ da un grattacielo…

Anche l’amicizia con Pier Paolo Pasolini cesserà bruscamente, dopo anni di intimità e sodalizio artistico; forse per il giudizio fortemente critico, tagliente, da lui espresso sul romanzo La storia, che secondo molti consacra Elsa come la maggior scrittrice italiana. Ma sono belle le parole che leggiamo sul loro primo incontro, quando Moravia lo conduce nella casa in via dell’Oca a conoscere Elsa: “Sei un poeta” gli dice dopo un pezzo, “e lo sono anch’io. Quando persone come noi si conoscono per un attimo si ferma il mondo. Lo sapevi?”… “Sei un dono di Dio, Pier Paolo”.

Le 434 pagine di Angela Bubba ci sono offerte con un linguaggio pastoso, intenso e lieve, a volte un vero e proprio flusso di coscienza, che rende intima, vitale e amica la grande Elsa Morante, l’appassionata scrittrice amante dei gatti, delle tartarughe e dei girasoli.

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