Palazzo Roverella a Rovigo ospita la mostra “Arte e Magia. Il fascino de dell’esoterismo in Europa” a cura di Francesco Parisi, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, con il patrocinio del Comune di Rovigo e dell’ l’Accademia dei   Concordi.

L’esposizione, visitabile sino al 27 gennaio 2019, indaga i rapporti tra le correnti esoteriche in voga tra il 1860 e gli anni immediatamente successivi al primo conflitto mondiale, in particolare tra il pensiero magico-irrazionalista e la sua influenza sulle arti figurative europee, fino alla nascita  delle avanguardie storiche.

Il movimento simbolista trovò nell’occultismo fin de siècle un terreno poetico attraverso cui dispiegare un enorme bagaglio di figurazioni, miti, emblemi e filosofie eterodosse. Grazie a questo connubio tra occultismo e simbolismo l’artista era in grado di perdersi tra creature fantastiche, bellezze perverse e altrettante oscure demonolatrie. I maggiori centri in cui fu rilevante l’influenza della cultura esoterica sulle arti figurative si situarono tra la Francia ed il Belgio dove la corrente simbolista si intrecciò spesso con la letteratura.

La moda esoterica fu talmente popolare tra gli artisti che il volume di Alfred Schuré I grandi iniziati, divenne in breve un bestseller mondiale e fonte di ispirazione per pittori e scultori, così come pochi decenni prima lo era stato uno dei principali romanzi della decadenza, Là-bas di Joris-Karl Huysmans, mentre nella musica trovò cultori in Erik Satie e Jules Massenet.

Con l’avvento del modernismo e nel corso dei primi decenni del novecento l’esoterismo occidentale acquisì invece il titolo di “controcultura”, che le restituì un ruolo comprimario nello sviluppo dell’avanguardia artistica europea cooptando al suo interno, grazie al suo innegabile fascino, alcune delle menti più affascinanti della società contemporanea.

Il clima spirituale dell’Europa fin de siècle favorì anche l’interesse per le religioni orientali, in primis il Buddismo, che creò una sorta di moda alternativa coinvolgendo viaggiatori, scrittori e giornalisti. Le dottrine teosofiche di Elena Petrovna Blavatsky e, più tardi, le teorie antroposofiche di Rudolf Steiner si diffusero rapidamente anche in Italia complice la forte presenza della comunità inglese a Firenze e tedesca a Roma.

Il ricco percorso espositivo parte nel segno di Arpocrate, il gesto della mano o del dito posto davanti alla bocca, a simboleggiare l’invito a mantenere il cosiddetto “segreto iniziatico“, qui illustrato da opere di Louis Welden Hawkins, Boleslas Biegas, Pierre Fix-Masseau, Fernand Khnopff, Odilon Redon, Jean Delville, Giorgio Kienerk, Leonardo Bistolfi.

Si indaga quindi l’architettura esoterica, con i suoi templi ed i suoi altari, ricorrendo ad allusioni simboliche e messaggi iniziatici espressi dalle  opere di Ferdinand Hodler, Léonard Sarluis, Hermann Obrist, Hugo Höppener (Fidus), Hendrik P. Berlage, Jahannes Mathieu Leuweriks, Ernesto Basile.  
Nella sezione Psyche, Cosmo, Aura sono descritti fenomeni come le apparizioni spiritiche, la telepatia, la materializzazione di energie psichiche, o l’esistenza di mondi non visibili e le cosiddette Aure. Temi illustrati da opere di Piet Mondrian, Romolo Romani, Arnaldo Ginna, Jozef Peeters, Franz Marc.

Superate le visioni e i temi simbolisti con l’avvento delle nuove ricerche sulla forma, gli artisti avevano conquistato una libertà interiore attraverso la riscoperta di misteriose forme ancestrali ed avevano iniziato ad utilizzare forme archetipiche dell’inconscio collettivo e di temi come quello ascensionalistico con monti, torri, triangoli, o cosmico con cerchi, sfere, prospettive o di pura speculazione mistica. come testimoniato  dalle opere di Johannes Itten, Hilma af Klint, Giacomo Balla, Wassily Kandinsky, Marcel Duchamp, Julius Evola.

I Diavoli, le  streghe e maghi, e con loro Lucifero, angelo androgino decaduto, li ritroviamo in romanzi e  dipinti di George Frederic Watts, Albert Welty, Luis Ricardo Falero, Armand Rassenfosse, Alberto Martini, Rudolf Jettmar, Fritz Roeber, Alfred Kubin, Georges Frampton, Austin Osman Spare.

La vague spiritistica, tema della sesta sezione, portò alla scoperta di nuovi linguaggi artistici come il disegno automatico  con cui l’illustratore inglese Austin Osman Spare raggiunse uno dei vertici della sua produzione artistica e la fotografia futurista con Anton Giulio Bragaglia. In mostra abbiamo opere di Albert Von Keller, Edvard Munch, Gabriel von Max, Anton Giulio Bragaglia, Josef Váchal, Hans Baluschek.

Il focus si sposta quindi su La notte e i suoi invitati, demoni e animali, vampiri, pipistrelli ma anche conigli, abituali compagni, questi ultimi, delle streghe, dipintida  gli artisti Eugene Grasset, Sidney Sime, Panuska Jaroslav, Raoul Dal Molin Ferenzona, Auguste Rodin.

Nella seconda metà dell’Ottocento in Europa esplode la fascinazione, destinata a durare a lungo, dell’India e dell’Oriente, qui espressa nella sezione In Ex Oriente Lux dove sono esposte opere di Leon Frederic, Sascha Schneider, Karl Wilhelm Dieffenbach, Raoul du Gardier, Fernand Khnopff, Jean Delville, Odilon Redon.Dall’Indiasi passa a Monte Verità e alla “Cooperativa individualistica vegetabiliana” (1901-1920) che vi attrasse artisti, intellettuali, rifugiati politici, anarchici, comunisti, teosofi, massoni, rosacrociani in  un eterogeneo movimento che praticava una sorta di rifiuto del mondo e che in mostra è ricordato con opere di Fidus, Alexej von Jawlensky, Walter Helbig, Anna Iduna Zehnder, Marianne Werefkin, Arthur Segal.Nella sezione Sâr Mérodack e il Salon de la Rose Croix viene rievocato il cosiddetto Rinascimento Occultista che si sviluppò principalmente a Parigi e riunì una galassia di scrittori, giornalisti, maghi ed artisti; tra loro Joséphin Péladan, fondatore del Salon de la Rose Croix e poi le  opere di Carlos Schwabe, Alexandre Séon, Alphonse Osbert, Fernand Khnopff, Jean Delville, Jan Toorop, Gaetano Previati ben diverso dalle esposizioni precedenti, ed Emile Fabry.

Infine Il segno magico. Esoterismo e occultismo nella grafica e nell’illustrazione sezione riservata al libro illustrato con testi ed incisioni di Manuel Orazi, Eugene Grasset, Romolo Quaglino, Alberto Martini, Ludwig Fahrenkrog, Romolo Romani, Raoul dal Molin Ferenzona, Henry De Groux, Marcel Roux, Richard Teschner, Carl Schmidt-Helmbrechts, James Ensor.
Una mostra di grande effetto che ti affascina se sei un appassionato di esoterismo o di massoneria ed incuriosisce per il tavolo per le sedute spiritiche di legno pregiato, localizzazione delle energie psichiche ben raffigurate nelle 12 mani intarsiate della famiglia Thayaht ed altri segni dell’occultismo, mentre il visitatore pragmatico che dà un giusto peso alla scienza e predilige un confronto artistico e razionale, sarà invece  colpito dalle bellissime cornici in legno  liberty e ricche di simbolismo, dalle interessanti sculture in  gesso, o dal  candelabro scolpito in stagno  di Masseau, e dalle litografie di autori ignoti, o un Gaetano Previati irriconoscibile per l’argomento trattato, se non fosse per la tecnica divisionista, o la semidea Circe di Louis Chalon illustratore e gioielliere e lo si capisce dalla raffinatezza del tratto.

Le donne escono perdenti in questa mostra, perché la bellezza femminile è perversa e portatrice di tenebra e morte e non esiste un messaggio di speranza. Il tutto è terribilmente cupo, compreso il decadentismo del Golem.

Una mostra per certi aspetti morbosa e senza togliere nulla alla ricchezza degli argomenti proposti, che genera confusione, non ti appassiona e quando esci non hai un ricordo pregnante di un’opera che ti abbia colpito o che ti abbia creato una forte tensione emozionale, quanto piuttosto una ricerca leziosa, documentativa di un mondo evanescente etereo, poco realista, carico di decadenza, per ricchi annoiati che bevevano assenzio e fumavano droghe.

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